3 min. lettura

#296 – Sulla dissociazione al nostro tempo.

A volte commetto il grande errore di guardare il sito web di qualche giornale. Questa volta la mia attenzione è stata rapita da una notizia, da un certo punto di vista sensazionale, che certifica una delle peculiarità del nostro tempo; ma per capirla e analizzarla meglio devo fare un salto nel passato.

Da quando ho studiato per la prima volta Kant al liceo, sono rimasto colpito dall’intuizione che ha avuto nel distinguere la realtà che esiste (noumeno), dalla stessa realtà che l’essere umano filtra attraverso i suoi sensi e rappresenta nel suo cervello (fenomeno). Non vi tedio con il concetto di “realtà oggettiva”, che andrebbe aggiunto a questo ragionamento per aggiornarlo alle attuali conoscenze dell’uomo.

Questa è una distinzione prettamente teorica, un solco tra realtà e immaginazione che io chiamo dissociazione, che nella mia mente diventa pratica nel momento in cui si trasforma in un dato oggettivo e misurabile.

La parola dissociazione assume un significato diverso a seconda di chi la usa, per quanto mi riguarda si tratta della distanza tra il fenomeno e il noumeno, intesa come dato di fatto privo di qualsivoglia accezione. Un numero puro.

Tanto più la realtà che c’è nel cervello (fenomeno) si allontana dalla realtà fisica (noumeno), tanto più quella persona si sta dissociando. Per esempio, se stiamo guardando una margherita “bianca” e la vediamo “verde”, allora parliamo di una media dissociazione, se invece vediamo al posto della margherita una Salamandra, allora la dissociazione è alta. Per ognuno di noi il mondo è soltanto una rappresentazione di fenomeni, diversa da quella di chiunque altro.

La dissociazione si manifesta nei tempi moderni come la necessità di evitare qualunque forma di attrito, di discussione e di competizione, che sono però intrinsechi nella natura dell’uomo e quindi riflessi in ogni organizzazione sociale con cui ogni uomo deve necessariamente confrontarsi.

Ora possiamo tornare alla notizia di oggi. I giornali hanno comunicato l’esito della perizia psichiatrica sul bro che ha ammazzato la famiglia a Paderno Dugnano. L’argomento non mi lascia indifferente, perché conosco persone che frequentano la sua stessa scuola.

Riferendosi all’assassino: “Il perito ha accertato che nel momento della strage la sua capacità era parzialmente scemata, perché viveva pensando di rifugiarsi in un mondo fantastico e per farlo doveva liberarsi della realtà, compresa la sua famiglia.”

La relazione prosegue: “Nelle relazioni degli psicologi che si sono occupati di lui, allegate agli atti delle indagini, si era messo in luce che il ragazzo aveva parlato di un «clima competitivo» che c’era in famiglia, ma anche nello sport e più in generale in tutta la società. Un «clima relazionale – si legge – percepito come critico e competitivo». Le ultime sue vacanze estive, con familiari ed amici, le ha descritte come «serene», o almeno così aveva raccontato. In famiglia, ha spiegato ancora nei colloqui, «se c’era il pretesto di litigare, io cercavo di non farlo».

Il perito descrive la necessità di dissociarsi del ragazzo, che in questo caso è trascesa nella peggiore delle espressioni umane, l’omicidio plurimo, che si mostra quotidianamente con intensità minore ma non sufficientemente da considerarsi trascurabile.

È chiaro che questo bro aveva qualcosa che non andava più degli altri, ma la dissociazione è il male della nostra generazione. Auguriamo buona fortuna a questo bro, ne avrà bisogno, e anche noi.

“Good luck, babe (well, good luck), well, good luck, babe (well, good luck),
you’d have to stop the world just to stop the feeling”

Correva l’anno 2024

Chapel Roan – Good Luck, Babe!

non ci sono ancora commenti per questa riflessione

Scrivi un commento

Your email address will not be published. I campi obbligatori sono contrassegnati *