#384 – IO, ES, Super-io e l’interazione con morale e etica.
Cosa ci meritiamo?
La chiamata di stasera con XXX mi ha fortemente destabilizzato, in un momento dove le cose stabili sono poche. La colpa è mia e non sua, ci tengo a precisarlo.
Sono tornato nel mio salotto e ho messo una playlist “alternative 10’s” come contraltare alla malinconia che piano piano mi avvolgerà. Nei momenti in cui sono stanco e la mente non è più completamente lucida, i filtri si allentano e scrivo cose di cui il giorno dopo non riconosco neanche la provenienza. Di solito ne escono i miei pensieri migliori, come questo.
Tra i libri con cui ho trovato maggiore affinità di vedute c’è “Il disagio nella civiltà” di Freud. Il suo pensiero mi permette di raccordare la mia personale visione filosofica dell’etica e della morale (#361), con la natura dell’uomo che risulta “tripartita” tra ES, Io e Super-Io.
Ma qual è la genesi della morale dal punto di vista psicologico?
Quando un bambino nasce sappiamo che l’etica deve fare come la gazzella, deve iniziare a correre, perché parte in svantaggio di 20 anni. Il motivo è insito nella natura dell’uomo, che trae le sue origini direttamente nel DNA e si concretizza sotto forma di pensiero nel ES freudiano, che raccoglie minuziosamente tutti gli istinti umani. Alla nascita la morale dell’uomo, che risiede nell’io, coincide con l’ES.
Col passare del tempo l’etica fonda e rafforza il suo potere. Lo fa sfruttando le sue armi migliori: la manipolazione e la coercizione. La manipolazione è il braccio destro, delicato e preciso, armato di un flauto argentato la cui miglior partitura è intitolata educazione, la più raffinata tra le sue rappresentazioni. Il braccio sinistro e meno preciso, ma potente e instancabile. Con il bastone mantiene il controllo, punendo verbalmente o fisicamente e privando della libertà tutti coloro che non intendono uniformare la loro morale all’etica. Si crea così il Super-Io, il poliziotto interiore spesso inconscio di cui ognuno di noi vorrebbe sbarazzarsi.
Il super-Io ed ES iniziano a divergere creando un conflitto che l’IO dovrebbe risolvere. Il risultato è che la morale viene continuamente sovrascritta a seconda del potere momentaneo dell’uno o dell’altro.
L’effetto collaterale è che l’Io giudice, come ogni buon genitore di fronte a due figli che litigano, faticherà a prendere posizione per paura di ferire l’uno o l’altro. Questo genererà il senso di colpa.
“I never thought I’d die alone,
another six months, I’ll be unknown,
give all my things to all my friends,
you’ll never step foot in my room again,
you’ll close it off, board it up,
remember the time that I spilled the cup,
of apple juice in the hall,
please tell Mom this is not her fault”.
Da un lato concedersi cose che l’ES desidera oltremodo dispiacendo il Super-Io, dall’altro accontentarlo reprimendo ES, e quindi ogni forma di felicità. Non c’è una strategia vincente, soprattutto vivendo in una società dove l’etica diventa ogni giorno più corposa, arricchendosi di regole e regolette dettate più dall’inefficienza che da una volontà concreta del gruppo di potere.
Anche in questo caso eccellere nell’arte dell’equilibrio è la chiave per il successo. Tornando alla domanda di partenza, il merito o il demerito non possono essere riservati solo al narcisista o al suicida, esiste una via di mezzo.
Non possiamo meritare ciò che non vogliamo, quindi movente e giudizio della nostra morale devono esistere ed essere allineati. Possiamo meritare quello che gli altri ci lasciano fare, e allora la volontà diventa nuovamente un fattore determinante, chi ne possiede di più vince. Ma a parità, contano l’abilità e quella deriva dal talento e il fato.
Quindi cosa mi merito?
Quello che voglio, quello che sono e quello che gli dei vorranno per me.
“I never conquered, rarely came,
tomorrow holds such better days,
days when I can still feel alive,
when I can’t wait to get outside,
the world is wide, the time goes by,
the tour is over, I’ll survive,
and I can’t wait ‘til I get home,
to pass the time in my room alone”.
Intanto ringrazio per tutto quello che ho, XXX inclus*.
Correva l’anno 1999
Blink 182 – Adam song