#393 – La coerenza e il conformismo bloccano i pensieri acuti.
“Non so se tutti abbiano la mia stessa esperienza. Quando sento gli architetti pieni di parole grosse tipiche del loro gergo, come pilastri, architravi, cornici, fattura corinzia e dorica, e cose del genere, non posso evitare di immaginare immediatamente il palazzo di Apolidon. Ma poi capisco che si tratta di semplici pezzi della porta della mia cucina. Si sente parlare di metonimia, metafora, allegoria e simili, e pare che ci si riferisca a una qualche forma di linguaggio raro e poco usato. Ma sono termini che riguardano le ciance della vostra cameriera.” (Michel de Montaigne, 1580)
Mentre me ne stavo seduto sotto l’ombrellone cercando di non farmi rubare l’ombra nelle ore più calde, leggevo un libro interessante oltre ogni aspettativa. Comprato usato al libraccio per la modica cifra di due euro e cinquanta regala perle pagina dopo pagina, e quella con cui inizio questa nota è giusto una delle tante che ho trovato.
Questa mi ha colpito perché pur essendo vecchia di 446 anni mi sembra perfetta per rappresentare la situazione odierna. Se Montaigne fosse vissuto ai tempi nostri avrebbe scritto qualcosa del tipo:
“Tutte le volte che guardo Instagram mi sembra di vedere il palazzo di Apolidon. Ma poi capisco che si tratta di semplici pezzi della porta della mia cucina.”
Come sapete Milano è il paese degli Influencer. Come avrete sentito dire anche da loro, per favorire la loro carriera, indipendentemente da dove vengono si devono trasferire qui. Vivendo in una delle zone che bazzicano di più, li vedo quasi tutti i giorni. Una volta uno e una volta l’altro.
Non avete idea di quanto la maggior parte di essi sia brutta e trasandata, in una lotta continua contro il disfacimento. Vederli in palestra poi è il massimo del divertimento. Incapaci di muoversi, inadatti allo sport combattono per non essere tartassati dai loro follower. Escludiamo quelli che “influenzano” nel fit, ma anche loro, rispetto agli atleti professionisti mediamente non possono competere.
Eppure, nonostante siano pezzi della porta della mia cucina, su Instagram assomigliano tutti al palazzo di Apolidon. Luci, trucco, parrucco, inquadrature strategiche, post-produzioni estreme e altri artifizi riproducono la vanità delle parole di cui parla Montaigne anche nell’audio e nel video.
Inoltre, trovo l’intelligenza di Montaigne di un livello superiore e ben al di là di quello che il nostro tempo riesce a partorire o quanto meno a valorizzare.
Nel solo 2024 è stato pubblicato dalle case editrici circa 1 milione di libri. Nel 1580 circa un migliaio. Pur tenendo conto dell’aumento demografico si parla di una differenza gigantesca.
La democratizzazione delle pubblicazioni ne ha distrutto la qualità media. Non sono d’accordo con chi sostiene che tutti dovrebbero poter dire la loro opinione ed esporre il loro pensiero, a meno che non sia intelligente. Ma c’è anche un altro problema. Trascurando per un secondo la media, anche i libri d’eccellenza hanno subito un tracollo sia numerico che qualitativo.
Com’è possibile scrivere anche solo un romanzo originale quando è stato già scritto praticamente tutto?
È, di fatto, quasi impossibile. Soltanto una grande capacità di scrittura, unita a un enorme lavoro di creazione dello spessore dei personaggi, e una storia potente potrebbero portare alla creazione di qualcosa che si avvicina a essere originale. Ammesso poi che lo scrittore abbia personalità e che questa emerga in maniera decisa.
Ma come siamo arrivati a questo punto? Come mai non abbiamo più dei Montaigne o dei Montesquieu, mi accontenterei perfino di “banali” romanzieri come “Dostoevskij” o “Stendhal” o “Dickens”.
Mi azzardo a proporre una delle cause, secondo me la più rilevante, che spiegherebbe questo tracollo.
(#358) Visto che la censura è sempre esistita non credo che incida molto. Al contrario è il conformismo pervasivo del nostro tempo, che a volte chiamo anche coerenza, che è la causa prima di questo impoverimento del pensiero dell’élite culturale mondiale. Quando Montaigne scriveva dalla sua casa di campagna, a parte la sua cameriera, era completamente distaccato dal mondo, al netto della sua libreria che lo collegava, ma solo ai grandi pensatori del passato. La sua educazione era stata finalizzata a creare in lui un pensiero critico personalissimo, come d’altronde si è sempre usato fare nella formazione delle élite culturali.
Oggi tutto è conformato, standard. Dai programmi scolastici all’informazione che ci colpisce in ogni momento, grazie alle decine di migliaia di collegamenti che apriamo ogni giorno, inutilmente, con il mondo esterno.
Il risultato è che siamo tutti uguali e pensiamo tutti allo stesso modo. Avere una personalità è offensivo, una coscienza critica è pericoloso e una voce fuori dal coro del politically correct è un reato.
Rassegnato a questo ci godiamo i libri del passato, apprezzando quanto fini e attuali siano i ragionamenti dei grandi pensatori. Forse addirittura sufficienti benché datati, fino a quando le poche copie dei loro libri rimasti svaniranno definitivamente, lasciando spazio solo alla dicitura: “fuori catalogo”.
“Times are gone for honest men
Black hole sun
Won’t you come
And wash away the rain?”
Speriamo che prima o poi arrivi anche qui un “Black Hole Sun” a sciogliere le maschere del conformismo e dell’ipocrisia che ci rendono tutti uguali, restaurando quell’unicità che rende tutto più interessante e a volte intelligente. Per riavere un altro Montaigne.
Correva l’anno 1994
Soundgarden – Black hole sun