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#396 – L’eterno conflitto tra talento e applicazione.

La settimana è iniziata in maniera estremamente faticosa e probabilmente andrà avanti in questo modo fino a venerdì. Sono di passaggio qualche giorno a milano prima di tornare al mare e ho trovato una temperatura del tutto inaspettata, con un venticello fresco a rendere il clima ancora più gradevole.

Per due volte e con persone diverse mi sono ritrovato oggi a fare la stessa riflessione e quindi ve la ripropongo anche qui perché secondo me è interessante.

Per essere un fuoriclasse conta di più il talento o la pratica costante e assidua?

La mia esperienza da sportivo di alto livello ha contribuito in maniera decisiva a formare il mio pensiero in merito. Condivido le opinioni dei due tra gli allenatori più famosi e vincenti degli ultimi 30 anni, anche se in discipline diverse: Carlo Ancelotti e Julio Velasco.

Un fuoriclasse nasce per esserlo e il talento è dato dalla genetica.

(#390) Questa mia presa di posizione ha totalmente sconvolto i due ragazzi alla boa, per cui credo di doverla spiegare un po’ meglio anche a tutti voi, soprattutto se non vi è mai capitato di avere a che fare quotidianamente con un fuoriclasse in una qualunque attività della vita.

Io non sono un fuoriclasse nel mio sport, ma ho la fortuna di giocare ad altissimo livello e di conoscerne diversi. Per questo motivo ho potuto osservarli per cercare, fra le altre cose, di rubare qualcuno dei loro segreti.

Vi condivido qualche osservazione.

Prima di tutto non hanno segreti da rubare. I loro segreti sono attività comuni che possono fare tutti e che non vi faranno diventare come loro.

Inoltre, è inutile copiare i loro allenamenti, perché sono personalizzati e nella maggior parte dei casi una persona non fenomenale non riuscirebbe nemmeno a farli.

È inutile che vi alleniate di più. Questo funziona solo quando ci sono due fenomeni in campo che si sfidano, come Sinner e Alcaraz. Se uno dei due riuscisse ad allenarsi notevolmente di più sarebbe in netto vantaggio. Ma ovviamente entrambi si allenano per tutte le ore disponibili, annullandolo.

Se un tennista scarso si allenasse sempre, fin da piccolo, svolgendo il programma di allenamenti di Alcaraz, e conoscendo i suoi segreti, rimarrebbe comunque un somaro.
L’allenamento e la costanza servono a un fenomeno per essere il numero uno e mantenere il suo vantaggio sugli altri fenomeni. Se non possiedi nel DNA il gene del fenomeno in qualche attività, allenandoti smodatamente diventerai solo il migliore tra i mediocri.

Chiarito il mio pensiero, è necessaria una piccola digressione sulle attività.

Tanto più l’attività da svolgere diventa complessa, tanto più la differenza tra i fenomeni e tutti gli altri s’ingrandisce.

Prendendo attività semplici come fare la cassiera o lavorare in catena di montaggio. Qualsiasi persona in poco tempo sarà in grado di svolgere il lavoro. Se prendiamo un decoratore di interni, non solo ci vorrà molto più tempo ad imparare, ma ci saranno fenomeni che disegneranno e pittureranno molto meglio degli altri, senza che questi ultimi possano mai pensare di raggiungerli nel disegno o nella pittura. Se poi prendiamo attività ancora più complesse come la fisica teorica o, per rimanere nell’esempio iniziale, lo sport di altissimo livello, allora le differenze tra i fenomeni e le persone normali saranno abissali.

Arrivo quindi all’ultima domanda: “Possiamo vivere la vita sapendo di non essere dei fenomeni, almeno in qualcosa?”

Visto l’enorme numero di bias umani è difficile. Serve una grande disciplina unita a un grande equilibrio psicologico, per evitare i tranelli della vita, e questo è uno. Non essere un fenomeno e sapere di non poterlo diventare non ti rende inutile su questo pianeta. Si può cercare la propria strada in modi diversi.

“I’m a loser baby, so why don’t you kill me?”

Bisogna decidere se passare la propria esistenza frustrandosi del fatto di non poter essere dei fenomeni, senza poter vincere, o se invece chiedersi cosa potrebbe portarci alla felicità nonostante non siamo dei fenomeni e diventare dei vincenti.

Correva l’anno 1993

Beck – Loser

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