#398 – Sulle scelte, specialmente in una relazione di coppia e in società.
La giornata è stata super impegnativa e ora sono svaccato nel salottino della musica. Il caldo a Milano non è ancora realmente tornato, ma le zanzare non sono mai partite. Dopo essere andati a cena abbiamo fatto un giretto tra le vie di Brera, per poi finire seduti su una panchina davanti al Castello.
Le discussioni hanno spaziato molto, come sempre succede quando parli con persone di un certo livello, ma un argomento mi ha colpito molto. Riguarda un fenomeno che si sta diffondendo largamente e per questo attira molto la mia attenzione.
Parliamo dei fine settimana!
(#343, #359) Uno dei miei amici mi ha chiesto consiglio, proprio a me, riguardo alle pressanti richieste della sua Girl di fare dei week end in giro.
Pur avendo viaggiato moltissimo, non amo farlo, e se proprio proprio mi devo spostare, lo faccio per non meno di due settimane. Non per questo gli altri devono pensarla come me, quindi il mio consiglio non si è basato su quello che penso o su quello che farei io.
Prima di tutto volevo capire la posizione del bro. Non ne fa né una questione di soldi, né di principio. Entrambi hanno un lavoro e guadagnano discretamente bene, arrivano da famiglie che li hanno abituati a stare al mondo, che hanno già visto diverse volte in passato. Semplicemente il bro si stanca e sia stufa ad andare in giro ogni santo fine settimana.
Messa in chiara la sua posizione gli ho chiesto quale fosse quella della sua bro.
A questo punto la discussione ha perso linearità, come succede spesso quando si parla delle bro. Sono andato avanti dieci minuti buoni cercando di riformulare la domanda o di farne qualche altra per capire meglio. Il bro non è stato in grado di rispondere, se non dicendo che per lei è una questione “essenziale”.
Pur pensando tra me e me come possa essere un week end una questione essenziale, ho sfoderato la mia migliore poker face e ho cercato di capire se fosse il bro scarso nel comprendere o la bro scarsa nello spiegarsi. Al netto che sono parzialmente vere entrambe, la verità è emersa chiaramente alla fine. La bro non vuole essere da meno delle sue due bestie, le quali passano tutti i santi week end dell’anno in giro. Voilà.
Dopo aver messo a fuoco il problema, cosa che il bro non si era mai preoccupato di fare, non restava che cercare una soluzione.
Alla fine di una breve discussione, ho cercato di dargli la notizia nella maniera più veloce chiara e diretta possibile. È fottuto.
Per qualunque tipo di motivazione razionale o emotiva lui possa addurre, non potrà mai far cambiare idea alla bro. Ma non solo. Se la bro decidesse di abbassare le armi di fronte a queste motivazioni, sarebbe solo un fatto di facciata. Dentro continuerebbe a ribollire come una pentola di fagioli, che un bel giorno esploderebbe, probabilmente trovandosi un altro che la porta a fare i week end tutte le settimane.
(#129, #247, #388, #391, #354, #374, #382) Questo spunto mi ha portato a fare una riflessione più ampia, che riguarda le scelte che facciamo, che pensiamo essere libere e che invece sono figlie di una manipolazione subita da noi stessi o dalle persone che ci circondano. Ho parlato di manipolazione diverse volte, ma mai da questo particolare punto di vista. Una delle caratteristiche della manipolazione è che questa funziona meglio su un certo tipo di persone che non sempre sono i leader o i decisori.
Negli anni ’20 del secolo scorso il tabacco era un prodotto maschile. Qualunque donna trovata a fumare in pubblico veniva stigmatizzata con gran dispiacere dell’industria del tabacco, che in questo modo vedeva andare in fumo metà del proprio mercato.
Negli Stati Uniti del primo dopoguerra, il movimento femminista stava ottenendo importanti vittorie, come il diritto di voto nel 1920. Si parlava di emancipazione, di parità, di libertà. E fu proprio in questo clima che Edward Bernays, considerato il padre delle moderne pubbliche relazioni, fu ingaggiato dall’American Tobacco Company (proprietaria delle sigarette Lucky Strike).
Bernays, nipote di Sigmund Freud, non era solo un pubblicitario, ma un esperto di psicologia di massa. La sua idea fu quella di trasformare il gesto di fumare da atto riprovevole in atto di ribellione femminile.
Durante la parata di Pasqua del 1929 a New York convinse un gruppo di giovani donne, tra cui attiviste e modelle, a camminare lungo la Fifth Avenue fumando delle sigarette. I giornalisti, pre-allertati da Bernays, immortalarono la scena.
Ma non fu solo una passeggiata: le donne dichiararono pubblicamente che quelle sigarette erano le “torce della libertà” Il gesto fu presentato come simbolo di indipendenza, affermazione personale e sfida all’oppressione patriarcale.
L’effetto mediatico fu clamoroso. Giornali e riviste parlarono dell’evento, le immagini fecero il giro del paese, e fumare divenne improvvisamente “moderno”, “liberatorio”, “femminile”. Le vendite di sigarette tra le donne salirono alle stelle negli anni successivi.
Le bro che prima non fumavano per timore di essere allontanate, si sono trovate improvvisamente nella situazione opposta. Tutte le donne che non avessero fumato sarebbero state tacciate di tradimento e di essersi piegate al patriarcato. In entrambi i casi fumare non è una scelta libera.
Per ottenere il risultato non serve nemmeno manipolare il leader, che è molto più difficile. Ognuno di noi è circondato da persone che possono renderci la vita più che spiacevole se lo ritengono. Un figlio, una moglie, un marito, dei genitori, una compagnia di amici, dei colleghi di lavoro hanno un forte impatto sulla nostra vita. Tra questi c’è sicuramente l’anello debole della catena. Basta riuscire a manipolare a sufficienza uno di questi per rendere la vita del leader un inferno, come nel caso del bro che stavo consigliando.
Come se ne potrebbe uscire? Purtroppo non se ne esce e questo è uno dei motivi per cui non penso che avrò mai dei figli. La maggior parte delle persone sono facilmente manipolabili, e poi a cascata obbligano le persone che hanno intorno a seguirle. Pensate ai genitori di tutti i ragazzini e di tutte le ragazzine di 12 anni che vanno agli eventi degli influenze “per teen” nei centri commerciali.
L’unico modo che ha il bro di far cambiare idea alla sua bro è quello di andare dalle sue bestie e pagarle per stare a casa nei week end, o convincerle in altro modo.
“Fever, fever, fever, fever
I’m a believer
Fever, fever, fever, fever
I’m a believer
I told you once, now tell me twice
Are you the one with all the dice?”
Correva l’anno 2012
Black keys – fever