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#402 – L’intervento tampone come cura alla procrastinazione e ai demoni.

Settimana stramba.

La cena coi bro è stata di martedì, quindi ieri, e già questo è inusuale. Non sono riuscito a scrivere la song perché eravamo tantissimi e quelli che se ne sono andati, se ne sono andati alle 4 passate. Io mi sono trascinato a letto, cosa già di per sé faticosa perché ho dovuto fare 50 metri e la giornata si è chiusa così. Quelli che sono rimasti hanno riempito la mia giornata odierna fino al tardo pomeriggio.

In tutto ciò siamo andati a fare la puntata della radio di questa settimana in condizioni pietose, ma tant’è che nonostante tutto ce l’abbiamo fatta.

Ma non è mercoledì senza il menu della cena coi bro. Anche sta settimana abbiamo mangiato bene.

Eccovi il menù:

Antipasto misto con salumi toscani e in particolare un ottimo salame di cinghiale.
Risotto con carne, pere, brodo misto fatto in casa, scamorza affumicata e riduzione di frutti rossi all’aceto balsamico.
Carré di vitello al barolo, con peperoni grigliati e conditi, patate arrosto e riduzione di peperoni.
Bonet.

Vino:

Nota di merito a uno champagne francese di un produttore piccolo ma davvero buonissimo. Il premio sorpresa del mese va a un chianti biologico che ci ha portato un bro dalla Toscana. Non aveva nulla a che invidiare al nostro d’ordinanza, che è gallo nero, con cui abbiamo potuto fare il confronto.

Un consiglio se volete provare una prelibatezza. Quando fate un fondo di manzo partendo dalle ossa vestite, se dopo aver filtrato il brodo “pullate” la carne delle ossa ripulendola dal grasso, frullate i vegetali depurati dalle spezie e mescolate cuocendo con un po’ di grasso e un po’ di acqua di cottura della pasta, tirate fuori uno dei migliori ragù mai visti. In questo caso ho fatto un risotto così gli stessi ingredienti del ragù che sono stati però aggiunti al risotto separatamente, ma col medesimo eccellente risultato. Nota di merito e premio maglietta lercia della settimana al bro che ha mescolato 3 chili tra riso e carne per 20 minuti.

Ma c’è stata una riflessione che ha fatto da fil rouge di questi due giorni. Ci sono parecchi bro umanisti nel gruppo, ma io sono di gran lunga quello più filosofico. Tra l’altro combino il romanticismo con un esistenzialismo analitico che genera un mostro a mille teste, che compaiono a turno a seconda dei momenti e del mood della giornata. La teoria che ho esposto ieri sera tra lo champagne e il chianti ha le sue radici proprio in questo mostro. In particolare in un video di youtube di un prete.

Cosa fareste se foste un prete e la vostra chiesa si svuotasse sempre di più di domenica in domenica? Come potreste riportare all’ovile le vostre pecorelle smarrite?

La reazione più comune sarebbe quella di bloccarsi. Di affacciarsi alla porta della sagrestia e di disapprovare da dietro le tende tutte le pecorelle che non presenziano alla funzione del giorno. Non fare nulla è sempre un’ottima soluzione. Lamentarsi ancora di più. Le paure e in particolare quella di non farcela guidano le nostre scelte.

Se il problema è importante le persone iniziano a creare soluzioni complesse che richiedono interventi massicci e prolungati nel tempo. Nel caso del nostro prete la revisione della riforma della liturgia in direzione di un ammodernamento o del ritorno alle tradizioni passate, magari al latino. Nel caso del bro di oggi, la pianificazione di un cambio di lavoro e di una ricostruzione della vita professionale a seguito di diverse situazioni di attrito con alcuni colleghi.

Le soluzioni drastiche sono raccomandabili solo in rarissimi casi, ma anche in quelli, devono essere affiancate da quello che io definisco un “intervento tampone”. Nonostante la scelta del nome che fa pensare a una condizione temporanea, la maggior parte delle volte l’intervento tampone diventa quello definitivo.

In cosa consiste un intervento tampone?

In una serie di azioni che si possono fare subito, a un basso costo di denaro speso, di tempo impiegato e di energie consumate. Mi sono reso conto che nella maggior parte dei casi l’intervento tampone risolve il problema, anche se questo è grosso e importante.

Nel caso del prete, in attesa di riforme dai tempi letteralmente biblici, propone 15 consigli pratici ai preti per prendere le pecorelle smarrite col retino. Interventi semplici che vanno dalla cura della chiesa e del vestiario alla variazione della liturgia, dalla riduzione del numero di messe al potenziamento della parte musicale per concludere con un’omelia tenuta da un sacerdote che ha l’urgenza di dire qualcosa di interessante.

Nel caso degli attriti con i colleghi dell’esempio di prima, sarebbe sufficiente che la persona con questo problema provasse ad essere meno permalosa e passivo aggressiva. Potrebbe provare a mostrare almeno un minimo di personalità, a partire dalla scelta delle cipolle sulla pizza del pranzo in ufficio del venerdì. Sarebbe sufficiente questo per migliorare sostanzialmente la propria condizione professionale, senza dover cambiare lavoro.

(#343) Quest’ultima soluzione non risolverebbe infatti il problema, perché la dinamica si ripeterebbe altrove come ricorda in maniera elegantissima Orazio: “è il cielo che mutano quelli che corrono per i mari sonanti, non lo spirito loro”. Si tratterebbe solo di una scorciatoia che non risolverà il problema, un vano tentativo di evitare il confronto con sé stessi a cui l’intervento tampone ci obbliga. In questo caso l’affrontare i colleghi.

Rinviare il problema nell’illusione di una risoluzione futura non fa che portarci allo sfinimento. Se evitiamo di correre per i mari sonanti e scappare, ma affrontiamo i nostri demoni, la nostra vita migliorerà immediatamente e inizieremo a vivere i nostri sogni di giorno invece che di notte.

“When your dreams all fail and the ones we hail,
are the worst of all, and the blood’s run stale,
I wanna hide the truth, I wanna shelter you,
but with the beast inside, there’s nowhere we can hide,
no matter what we breed, we still are made of greed,
this is my kingdom come, this is my kingdom come,
when you feel my heat, look into my eyes,
it’s where my demons hide, it’s where my demons hide,
don’t get too close, it’s dark inside,
it’s where my demons hide, it’s where my demons hide”.

Anche arrivare a preparare una cena come quella di ieri ha richiesto di affrontare in questo modo molti problemi. Molti bro non sapevano cucinare, molti altri ritenevano che farlo comportasse di svilirsi. Lavorare in otto in una cucina in poco tempo senza litigare richiede disciplina e limatura dei propri spigoli caratteriali. Non c’è spazio per la permalosità, non è ammesso offendersi né di perdersi nella prolissità dell’esistenza.

Infine per superare i propri demoni e i propri limiti, oltre a volerlo fare, bisogna fidarsi e lasciarsi aiutare dalle persone che possono e vogliono farlo.

“I can’t escape this now, unless you show me how”

La canzone di sta sera è un classico di quando ero un ragazzino e nonostante il testo non abbia minimamente la classe di Orazio tratta lo stesso tema con la forza di un accompagnamento musicale da antologia.

Se seguirete anche voi il consiglio di questa riflessione potrete mangiare uno dei ragù più buoni della vostra vita, alla faccia dei vostri demoni.

Correva l’anno 2013

Imagine Dragons – Demons

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