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#403 – Milano e provincia: due mondi che non si capiscono ma si amano.

Sono al mare.

Questa volta in un mare diverso, meno familiare. Le differenze sono notevoli.

Prima di tutto il sole tramonta sulla terraferma e non sull’acqua, questa è una differenza non da poco per chi come me ama il mood della sera molto più di quello della mattina. Visto che non amo il vento, passare dal solito maestralino di ponente a uno scirocco tagliato è un’altra cosa che non mi lascia indifferente. Passare infine da una casa ben conosciuta a una casa in un camping, per quanto possa dire che sia confortevole, non è proprio la stessa cosa.

Ma arriviamo infine all’ultimo punto, di gran lunga il più importante, le persone.

Io sono un milanese vero, nato a Milano, cresciuto a Milano, che ha fatto un certo tipo di scuole e sono del tutto consapevole che Milano non rappresenti, nemmeno lontanamente l’Italia. È un mondo a parte da tutti i punti di vista. Questo, però, non implica minimamente che sia meglio di tutto il resto del paese, è solamente diversa.

Oggi ho percepito nettamente questa differenza e mentre facevo di tutto per cercare di razionalizzarla e analizzarla, come purtroppo il mio pessimo carattere mi porta a fare, ho iniziato una riflessione più ampia.

La prima cosa che appare è che la vita in provincia è molto più facile e lenta. Qualunque cosa, rispetto a Milano costa quattro volte di meno. Anche la cena in un ristorante buono. Questo è un grandissimo vantaggio. Va tutto più piano, dal traffico alle code al supermercato e nessuno ha una particolare fretta. Mi domando però cosa possa fare un bro di 16 anni una volta uscito da scuola, quando intorno a lui non c’è nulla se non qualche casa qua e là.

Le persone sono molto più pazienti. Ho cercato di pagare un parcheggio e ci ho messo quindici minuti. Avevo la coda dietro. Visto che dovevo pagare tre euro con la carta, la macchinetta mi ha fatto selezionare l’importo come somma di cinque centesimi e per ogni cinque centesimi dovevo schiacciare il tasto “più”. Da buon milanese quando ho capito che ci avrei messo una settimana, mi sono innervosito e ho deciso di tenere premuto il “più” sperando che andasse più veloce. In realtà la macchinetta era talmente vecchia e lenta che quando il display ha indicato la cifra richiesta, avevo tenuto schiacciato il bottone talmente tanto che per i 10 minuti successivi è andato avanti ad aggiungere cinque centesimi alla volta, prenotando il parcheggio fino a mercoledì. A quel punto ho dovuto annullare e ricominciare. La persona dietro di me ha fatto due chiacchiere mentre scomodavo Ge-sU e non mi ha preso a calci perché gli stavo facendo perdere tempo. Lo ringrazio per la tolleranza, io al suo posto mi avrei ucciso.

I milanesi sono menosissimi, per tutto, tanto da diventare insopportabili. Non si rendono conto che avere un capello fuori posto, non aver fatto la skin care, non aver abbinato scarpe, cappellino e borsello, non sono crimini contro l’umanità. Non si rendono nemmeno conto che ogni persona che si incontra per strada è un’opportunità, ma la superiorità e la chiusura dei milanesi che li porta a isolarsi non aiuta nessuno, nemmeno loro. In provincia tutti sono meno solo. È anche vero però che non avere un attimo di pace e avere sempre gli occhi di tutti puntati addosso può portare a quell’oppressione tipica dei paesi.

(#381) Gli standard della provincia sono molto più bassi. Questo permette di rendere le cose meno complicate. La maggior parte delle persone fatica a migliorarsi e odia studiare per farlo. Poiché richiede meno, anche le persone più semplici possono vivere più che dignitosamente. Questo approccio però rende la vita più monotona, sempre uguale a se stessa. Manca completamente l’eccitazione delle novità di qualcosa di diverso dal solito.

Le persone si aspettano meno dagli altri. Per definizione nessuno si accontenta mai, ma se non ci si aspetta nulla di più, avere quello che si ha non vuol dire accontentarsi, ma avere tutto. Da questo punto di vista Milano offre molto di più, bisogna domandarsi se tutte le persone danno il giusto valore a questo “di più”, o se a molte semplicemente non serve.

“Well, I woke up Sunday mornin’,
with no way to hold my head that didn’t hurt,
and the beer I had for breakfast wasn’t bad,
so I had one more for dessert,
then I fumbled in my closet through my clothes,
and found my cleanest dirty shirt,
then I washed my face and combed my hair,
and stumbled down the stairs to meet the day”.

Sia Milano che la provincia hanno i loro profondi problemi e i loro indubbi pregi. Cosa sia meglio nessuno lo sa, ognuno di noi sa solo quello che ha vissuto. Ma io sono milanese e non posso immaginare niente di più bello di Milano in Italia, continuando ad amare visceralmente la provincia più profonda.

P.S. ieri sono tornato tardi e mi sono addormentato ma non mi sono dimenticato di fare gli auguri ad Alex per il suo compleanno. Per questo motivo mi fa piacere condividerli qui, oggi, con tutti voi. Anche lui apprezzerà la canzone e la nota di oggi. Facciamogli tutti gli auguri.

Correva l’anno 1972

Johnny Cash – Sunday Morning Coming Down

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