#406 – Dove si trova la tua anima quando chiudi la porta della cameretta.
(#29, #319, #325) Cosa rispondiamo quando qualcuno ci chiede: “dove sei?”
Generalmente il luogo dove si trova il nostro corpo.
Ma colui che domanda vuole veramente sapere dov’è il nostro corpo?
“Sì, perché per interagire con noi deve sapere dov’è.”
Negli ultimi trecento milioni di anni, questa risposta avrebbe saziato ogni ulteriore voglia di approfondimento.
Oggi Fedone, al contrario del passato, racconterebbe che anima e corpo, oltre a essere due entità diverse, possono finalmente giacere allo stesso tempo in due luoghi distinti. Guardando il corpo di un essere umano come se guardassimo la scatola contenente il gatto di Schrödinger, non potremo mai sapere con certezza se in quel momento la sua anima è contenuta, oppure se è alienata.
Negli ultimi dieci anni la porta della tua cameretta si è trasformata in un Avatar link, che si attiva alla sua chiusura, catapultandoti altrove. Un altrove ricco di lucine e paillettes che ti attirano senza che tu possa in alcun modo resistere.
Alla luce delle innovazioni tecnologiche disponibili, la risposta alla domanda “dove sei?” cambia drasticamente se è fatta da un amico in attesa che ti colleghi per una partita a Fortnite. Non gl’interessa più sapere dov’è il tuo corpo, ma dov’è la tua anima.
Ancora più interessante si fa la domanda se viene rivolta direttamente a te, che sei dentro la “scatola”.
Il dualismo corpo-anima crea un cortocircuito che ti impedisce di conoscere la risposta, portandoti a uno stato confusionale. Questo si complica ulteriormente se aggiungi il fatto che la tua anima può vagare libera anche nella linea del tempo: tra passato, presente e futuro.
Così si staglia di fronte a te un piano sconfinato, composto da spazio e tempo, su cui puoi camminare come un pellegrino in cerca di un’oasi nel deserto. Ma, cosa cerchi tu?
Non lo sai. Allora inizierai a camminare senza meta. Ma a ogni passo i tuoi livelli di gioco si ridurranno, inesorabilmente, fino che tutte le tue capacità cognitive saranno compromesse e chiunque potrà mandarti fuori strada in cambio di un temporaneo sollievo.
Non so cosa stiamo cercando. Ma so che l’unico luogo in cui si può trovare è “qui-adesso”. Qualunque altra combinazione spazio-temporale distruggerà le tue capacità cognitive, esponendoti ai predatori, che prima ti porteranno fuori strada, poi ti deruberanno, per abbandonarti, infine, da solo nel deserto.
Ma riuscirai a resistere al miraggio del mare? Riuscirai a evitare di attivare il tuo Avatar?
Non vorrei mai essere nei panni di tua mamma, che passando in corridoio e guardando la tua porta si crogiola sicura nell’ideale imperfetto che tu sia protetto e al sicuro.
“Ground Control to Major Tom,
your circuit’s dead, there’s something wrong,
can you hear me, Major Tom?”
Puoi sentirmi prima che sia troppo tardi?
Correva l’anno 1972
David Bowie – Space Oddity