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#408 – Sull’onestà, decretata dai fatti e non dalla verità (che non esiste).

Oggi è mercoledì e questo significa cena coi bro. Partiamo dal menù.

Antipasto misto semplice.
Paccheri con sugo di polpo.
Polenta fritta con baccalà mantecato, olive taggiasche e salsa agrodolce cinese agli agrumi
Tiramisù SpugnaEvolution

Menzione di onore al baccalà e a un vino bianco del Garda molto molto buono. Forse per colpa dell’uno o dell’altro, le anime si sono sciolte dando il via a una discussione animata, ancora in corso tra i bro, sulla verità.

(#314) Credo che come GenZ abbiamo un concetto di verità tutto nostro e su cui m’interrogo tutti i giorni.

Un bambino che si comporta bene ha bisogno di ripeterlo in continuazione?

Le parole sono piume nella bilancia della vita, soprattutto se sono ben cesellate. Si sollevano sotto l’enorme peso dei fatti, che definiscono per certo l’onestà delle persone.

Un rapinatore potrà sempre avere un buon dialogo con i genitori e tutti noi GenZ lo considereremo un bravo ragazzo, fino a che non lo scopriranno. Cosa potremmo dire di Caravaggio. Idolatrato per il suo realismo, per la sua capacità di rappresentare il vero, omicida e morto in condizioni misteriose.

Troppi esempi cospargono la storia per credere che dire la verità sia un atto dovuto all’onestà. La vita è mutevole, articolata, piena di intrecci che ricordano una vite del Canadà appollaiata s’un pergolato. La verità va calibrata sull’omissione per riempire il tutto.

Solo gli stolti credono che possa esistere un cappello che serva bene tutte le teste. Così la verità. L’omissione è la qualità del saggio e non il reato del disonesto.

Più le persone ci vogliono bene e più tardi devono essere informate. Più dobbiamo emanciparci e più l’omissione è necessaria. Un adolescente non deve mai dire alla madre cosa farà veramente la sera quando esce. Mai.

Ma tutto ciò non fa di lui un disonesto, se i fatti non lo decreteranno.

E allora questo fantomatico dialogo coi genitori?

È il male del nostro decennio. I genitori sono genitori, mentre noi siamo i figli. Non siamo amici e non c’è dialogo. Solo l’educazione. Loro hanno la loro vita e noi la nostra. Forse saremo i bastoni della loro vecchiaia ma non ora, quando saranno vecchi. Se sono divorziati che si arrangino a trovarsi qualcuno. Se non lo sono, che vadano un po’ in giro a scopare.

Nel frattempo noi dobbiamo fare il nostro. A modo nostro. Come riusciamo.

L’onestà è l’unica cosa utile che potrebbero insegnarci i nostri genitori, ma non con il dialogo, con le cinghiate. Forse così riusciremmo a farci passare l’ansia e la smetteremmo di rifuggire ogni attrito.

Ma a quel punto si venderebbero ancora antidepressivi, ansiolitici e skin care. E gli abbonamenti in palestra?

“Tell me lies, tell me sweet little lies,
tell me lies,
tell me, tell me lies,
oh no-no, you can’t disguise,
you can’t disguise,
no, you can’t disguise,
tell me lies, tell me sweet little lies.”

Ma quindi, le bugie sono giuste?

Correva l’anno 1987

Fleetwood Mac – Little Lies

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