#414 – La teoria della Palla di Neve.
Per la serie “Saturday night dance”
Sono in montagna. Una montagna desolata e lontana dalla moda che i turisti inseguono. La valle è aperta e l’altezza, né alta né bassa, permette un’ottima visuale da determinati punti strategici. La linea dei boschi si staglia a mezza via tra la cima e il fondo valle, con alcuni rilievi la cui forma insolita fa eccezione. Proprio su uno di questi sono salito a riflettere oggi pomeriggio. Il mio mood è un po’ insolito per me, sono apatico.
Stavo riflettendo su alcuni fatti piuttosto complessi, cercando di dar loro una spiegazione che avesse un minimo di senso, quando mi sono messo a guardare giù. Il pendio è molto ripido e improvvisamente un pensiero si è fatto strada. Il mio sguardo è caduto sulla pianta di ghiande di fianco a me, con un colpo deciso ne ho fatte cadere qualcuna lungo il pendio e le ho osservate fino a che sono giunte a valle.
Mentre le guardavo rotolare sempre più velocemente, mi sono immaginato il pendio innevato e Scrat che su una palla di neve insegue la sua ghianda.
Ed è così che una nuova teoria s’è fatta e si aggiunge alle precedenti. La teoria della Palla di Neve, che può spiegare il comportamento dell’essere umano in certe situazioni.
Di tanto in tanto le persone fanno cose che a prima vista ci sembrano inspiegabili, scavando un po’ più in profondità se ne capisce la logica, ma raramente il senso. È qui che la teoria della palla di neve diventa utile, come nel caso dei fatti su cui mi stavo interrogando.
Immaginati di fare una piccola cavolata, ma piccola davvero, come rubare un pacchetto di caramelle al supermercato. La ghianda inizia a rotolare, si forma la palla di neve e tu ci sei sopra. Il tuo peggior nemico ti ha visto, purtroppo il caso non ci aiuta mai (#411). Allora sei ricattabile e ti chiede di fare una cosa peggiore del furtarello delle caramelle, così che nessuno venga a sapere del tuo piccolo segreto. Per paura di essere punito accetti e in quel momento la palla diventa più grande. Le azioni diventano vincolate, la palla cresce ogni volta e scendere è sempre più difficile. Nel momento in cui ti rendi conto di quanto è grossa, non puoi più fermarti e finisci con lo schiantarti.
Ma questa non riguarda solo le cavolate, riguarda anche le decisioni importanti che prendi nella vita come individuo e dove ti conducono.
Dubito che il povero ragazzo che si è suicidato ieri, dopo aver inventato di doversi laureare, avesse in mente l’epilogo il giorno in cui si è iscritto all’università e nemmeno alla prima bugia sull’esito di un esame.
Questa teoria spiega non solo i destini del singolo individuo, ma anche quelli dell’umanità, per quanto tragici e dolorosi possano essere.
Non penso che J. R. Oppenheimer, il giorno in cui nel ’22 si è immatricolato a Harvard per seguire la grande onda della fisica del primo ‘900, immaginasse che vent’anni dopo sarebbe diventato il padre della bomba atomica.
La teoria della Palla di Neve spiega la logica, ma non il senso. Traspare il contrasto tra la capacità di scendere dalla palla e la volontà di farlo.
Nel caso di Oppenheimer, grazie alle sue enormi capacità intellettuali e personali, sarebbe naturale pensare che alla fine lui abbia voluto diventare il padre della bomba atomica, ma è anche vero che declinare, in quel periodo storico, sarebbe stato praticamente impossibile per chiunque nella sua posizione. E allora resta il dubbio che da ottant’anni alimenta i dibattiti di tutto il mondo.
Ho finalmente una spiegazione semplice per i fatti complessi su cui riflettevo. Torno a sedermi sulla montagna a contemplare l’orizzonte e l’atmosfera, che fortunatamente non è ancora esplosa. E niente, non riesco a levarmi dalla testa l’immagine di Scrat sulla palla di neve che, invece di urlare, canta e balla Huntrix mentre rotola nel burrone.
Correva l’anno 2025
Huntrix – Golden