4 min. lettura

#418 – Sul delicato equilibrio tra abitudini e novità.

(#391) Oggi è Ferragosto, un’abitudine che viene festeggiata.

È molto tardi, il caldo non molla. Dopo la serata decido di fare una passeggiata serale, dove la luna piena e il silenzio della natura sostituiscono la luce, la musica e i balli appena terminati. La strada s’inerpica sopra casa per qualche centinaio di metri, circondata da un bosco, per sbucare su un altopiano da cui si gode la vista aperta della valle. Mi siedo sul mio sasso e rifletto, mentre qualche stella cadente continua a incorniciare una stellata illuminata solo dal nostro satellite.

M’immagino il prossimo autunno.

Mi cade l’occhio su un angolo, è stato fatto un orto, nuovo. La conformazione del luogo mi riporta a Eco e al suo monastero. Il passo a San Benedetto è breve, colui che con il suo: “ora et labora” ha santificato il rat race della vita. Colui che ha trasformato l’intera vita in abitudini.

Sarebbe meglio vivere all’interno di un agreste monastero Benedettino o in un loculo che costeggia un grande viale milanese con una paga dell’AMSA?

L’esistenzialismo ci dice che tutte le funzioni umane sono ripetitive, inutile dissociarsi. Una vita sregolata di certo non le aiuta. Ma la forza delle abitudini è che costano solo il tempo di essere imparate. Una volta che sai andare in bicicletta, per fortuna, non lo scordi mai.

E allora si scopre che il Rat Race non ha solo svantaggi, sfruttiamoli.

“Sii regolare nella tua vita e ordinario come un borghese, per poter essere violento e originale nelle tue opere.” (G. Flaubert)

Non è importante quali sono le nostre abitudini, sono note di un’armonia memorabile, dove ognuna è perfetta esattamente dov’è. Non esistono note sbagliate in assoluto, ma in un’armonia lo diventano, stonando. Allo stesso modo succede alla nostra armonia quotidiana, che è nostra e solo nostra.

(#361, #411) Allora la progettazione della vita si trasforma nell’usuale lavoro sartoriale, in cui si taglia la stoffa per cucire un vestito né troppo lungo né troppo corto, per dare spazio alle abitudini e alla creatività senza che si consumino a vicenda.

L’eliminazione delle attività abitudinarie porta alla pazzia. La mente non può sempre vagare libera come un aquilone, perché delle volte il vento si alza e si fa forte il rischio che voli via per sempre. Le abitudini lo riportano regolarmente a terra, cosicché non sia in perenne balia dei venti e in particolare del vento Catabatico che porta con sé la paura della morte.

L’abitudine come vedi ha molte facce, tra queste l’utilitarismo. Ci permette di liberare il nostro tempo per ricercare il fine. L’importante è non riempire la vita di altre attività abitudinarie.

La cura dei figli, la maggior parte dei lavori, la cura della casa, la cura dei nostri oggetti sono attività abitudinarie. Rendere più efficiente l’una per riempiere il tempo guadagnato con l’altra sottintende un pessimo lavoro sartoriale, che si mostrerà il giorno in cui indosseremo l’abito buono, appena prima della fine.

La civiltà più importante della storia dell’umanità ha saputo mediare tra la disciplina militare e l’otium, costruendo le fondamenta per lo sviluppo del pensiero umano. Il fine si cerca con l’otium ed è il lavoro di una vita.

L’abitudine quindi è il mezzo e la vita intera non è altro che la somma di abitudini biologiche, ma non solo.

(#417) Perché l’esistenzialismo esiste solo quando viene misurato. Non possiamo quindi accettare di credere che il fine biologico, la riproduzione, possa essere il fine reale.

Stesso discorso vale per la felicità, che è allo stesso modo mezzo e non fine.

Ma se l’unico fine che sembra soddisfare la logica è la morte, è giunto il momento di cambiare il punto di vista e cercare quello che manca. Ma ci vuole tempo e, se non lo abbiamo, serve un’idea Romantica, subito.

Prima di volare via l’aquilone torna a terra, richiamato da abitudini urgenti che terminano la mia scrittura di oggi. Cerco un alberello vicino all’orto e poi mi dirigo verso casa, la luna inizia a tramontare, è tempo.

“It’s just another manic Monday”

Correva l’anno 1986

The Bangles – Manic Monday

non ci sono ancora commenti per questa riflessione

Scrivi un commento

Your email address will not be published. I campi obbligatori sono contrassegnati *