#419 – Sulla convenienza e sulla possibilità di essere unici (e non conformati).
Cinque bambini seduti su un divano giocano insieme sospesi nel tempo. L’egocentrismo è l’unica discriminazione. Le differenze son sciolte dall’inesperienza. Siamo unici o soltanto una copia più o meno sbiadita dell’originale?
Cinque ragazzi seduti in macchina in cerca di connessioni. Ansia e speranza. Copie conformi del capo branco, cercano di alienarsi in una connessione sessuale. La loro sicurezza dipende dal successo. La solitudine è davvero una sventura? Il successo senza essere il capo branco porta davvero dei vantaggi?
Un ragazzo e una ragazza seduti al tavolo di un ristorante, cenano. Comunicano ma non si capiscono. Sono contenti. Qual è lo scopo di una vita? Un figlio? Rinchiudersi in una sola profonda connessione soddisfa davvero il bisogno di connessione?
Una famiglia passeggia sul lungomare, un incontro li attende. Il papà ha degli amici che vuole rivedere. Cinque uomini seduti sotto l’ombrellone guardano i bambini scorrazzare, mentre chiamano le madri intente a conoscersi. Dopo la giornata le strade si dividono, non si incontreranno di nuovo per molto tempo. L’esperienza ha costituito le differenze.
È venerdì, un uomo è seduto in macchina, posteggiato di fronte a casa sua. I ragazzi scendono controvoglia, salgono in macchina senza spiaccicare una parola. Chattano silenziosi, hanno bisogno di connessione, ma solo nel loro gruppo di pari. Solo i loro amici possono capirli. Nessuno può capire l’uomo. Aprono la porta dell’altra casa e si isolano.
Tinder date di cinquantenni. Cringe. Bisogni complementari. Stare soli è una sventura. Le connessioni sono svanite. Chrétien de Troyes lascia il posto a John Stuart Mill. La pensione è croce e delizia. Come sopportarla quando apri la porta di casa e l’unica cosa in attesa del tuo arrivo è la biancheria sporca?
Un anziano seduto su una panchina al parco osserva una scolaresca di bambini che pranza al sacco. Realizza di assomigliare a quei bambini; non ha sviluppato differenze, non gli restano che le cose semplici, come l’amore e la cura. Ma queste le possiedono tutti, valgono quindi qualcosa?
Resta quindi la domanda iniziale irrisolta?
Dipende.
Tutte le volte che analizziamo noi stessi ci troviamo certamente unici, ma i dettagli e le sfumature ci rendono veramente tali? Le persone amano i dettagli più del quadro generale.
Mi chiedo se l’unicità sia davvero una caratteristica positiva. Lo è, ma a una condizione. L’unicità diventa virtù se usata come mezzo per sviluppare il progresso dell’umanità.
Ma l’unicità è figlia dell’esperienza e gioca contro la necessità di connessione e la volontà profonda di stare con i propri simili.
Si aggiunge il fatto che la gioventù è cieca di fronte ai propri limiti e accetta ogni condizione pur di appartenere a un gruppo di simili. Unicità e sviluppo della propria personalità culturale, ideale e delle opere straziano l’impellenza di appartenere a un branco e non sono accettabili.
Ma il passaggio dalla gioventù alla drammaticità dei trenta è rapido e non consente di sostituire il senso di appartenenza con l’unicità della personalità, caricando la connessione profonda che sostituirà il branco dell’unico valore rimasto, quello delle cose semplici. Sarà presto crisi.
Nella maggior parte dei casi ai vecchi che hanno perso la battaglia dei venti (n.d.r. anni), non resta niente, né l’appartenenza, né l’unicità, né la personalità, soltanto l’esperienza di sapere che l’utilitarismo potrebbe rendere la loro vita meno miserabile.
(#417) Ma non essendo io un Esistenzialista non posso chiuderla così.
Spieghiamo a un ragazzo che solo i bambini sono tutti uguali. L’esperienza è una pietra che li dividerà, è vero ma, come quella che troneggia il bastone di Gandalf, darà loro grandi poteri per superare le avversità dello sviluppo della propria personalità, alla ricerca di un fine oltre i trenta.
Sarà sufficiente sostenerlo fino a che non avrà capito le regole essenziali del gioco, a quel punto sarà in grado di sgattaiolare le età della vita, eludendo i moderni Bravi e curvando le convenzioni sociali a piacimento.
(#357) Le cose vanno fatte non appena si possono fare.
L’inerzia non lo concederà, ma il nostro compito è mostrare i propri limiti ai ragazzi il prima possibile, per convincerli che la soluzione non è assimilarsi, ma alienarsi per superarli, e una volta resi ingordi, spiegare loro le regole per farlo con successo.
“People help the people
Nothing will drag you down”
Io ci credo. Definito quanti sono in grado di farlo, resta da domandarsi perché dovremmo. Ma quale sarebbe il nostro fine altrimenti?
Correva l’anno 2011
Birdy – People help the people