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#420 – Il valore di fama e potere nelle moderne democrazie rappresentative.

(#348) Tutte le volte che penso di avere di fronte qualcosa di nuovo, è il momento di cercare meglio tra tutto quello che è stato scritto in passato.

Così facendo si è palesato “l’enorme inganno” a cui mi trovo di fronte.

Lo sviluppo fattivo dei moderni stati occidentali prende il via il 17 settembre del 1787, giorno della firma della costituzione americana. Ad oggi sono tutti organizzati similarmente, al netto di tecnicismi che, se si guarda al quadro generale, assomigliano ai dettagli.

Nessuno di questi stati prevede un governo “popolare”. Nessuno.

“L’enorme inganno” consiste nel far credere alle persone di avere un peso nelle decisioni dello Stato.

Stando alle attuali regole del gioco, le persone possono soltanto far valere il proprio diritto di voto. Finché non saranno modificate le costituzioni, pensare di avere un ingerenza diretta nelle decisioni di un paese è una mera follia.

Serve un esempio chiarificatore. Greta Thunberg.

Non è vero che unendosi i cittadini e mantenendo il comportamento “più” virtuoso che lei suggerisce, l’ambiente se ne gioverà. O meglio, se ne gioverà in una maniera talmente marginale da rendere quasi del tutto vano l’enorme sforzo richiesto.

Il cambiamento non può partire dal basso, dal basso partono solo le rivolte.

Solo un vero e proprio intervento, deciso, dell’etica vigente può portare a un reale cambiamento. Nel caso specifico dell’ambiente, dovrebbe essere addirittura coordinato tra i vari paesi interessati.

A cavalcare “l’inganno” fu anche il movimento cinque stelle, trasformato in partito tradizionale una volta smascherato. Uno vale uno soltanto mentre si vota il proprio rappresentante alle elezioni. Dopodiché il potere di decidere è unicamente suo.

Si torna quindi al vecchio dilemma: meglio il potere o la fama?

In questo momento storico, ai creduloni è stato spacciato che sia la fama da ricercare e non il potere. Per far capire quanto questa sia un’idiozia basti chiedere ad Alessandro Magno cosa ne pensa dei Tokio Hotel. Per non parlare del fatto che il potere si preserva per tempi enormemente più lunghi della fama, che per definizione è quanto di più effimero esista.

E allora torno a rileggere La Politica di Aristotele. Una sua rapida lettura dei primi capitoli mi ha palesato “l’enorme inganno”, cerco risposte nel seguito.

La qualità che ammiro di Aristotele, quella che l’ha reso il padre fondatore della nostra civiltà, è la comprensione della natura umana e dei fenomeni naturali, che culmina nella saggezza di non negare mai l’evidenza.

Ma se la fama non porta cambiamento, bensì il potere, come faranno i GenZ?

Semplicemente non faranno, almeno fino a quanto i posti di potere non diventeranno vacanti per morte sopraggiunta delle precedenti generazioni. Ammesso che queste non si siano preoccupate per tempo di garantirsi il potere futuro.

Non c’è sconto all’impegno politico e un’intera generazione non può abdicare. I social non fanno le leggi, le subiscono. Seguiamo l’esempio di Aristotele, evitiamo di negare l’evidenza.

(#419) Lui coniò la cui celebre definizione per cui la differenza di natura tra un padrone e uno schiavo sta nell’intelligenza previdente. Chi la possiede può governare ed è quindi padrone, gli altri sono schiavi.

Può quindi un’intera generazione ridursi in schiavitù senza nemmeno aver provato a combattere?

La risposta è sì, almeno temporaneamente. I social, che sono un mezzo, hanno permesso all’etica vigente di convincere il mondo che sia la fama la cosa più importante. E in questo modo lo conservano.

Ma per essere ben sicuri di non farselo portare via, si sono ulteriormente cautelati.

Hanno convinto l’uomo comune, a volte con la forza, che l’incapacità sia una virtù superiore alla capacità. Cosicché se un domani il potere tornasse di moda, nessuno sarebbe capace di riprenderselo.

Hanno convinto i più giovani che stare a casa sia meglio che andare a lavorare. Li hanno convinti sostenendo un principio contrario alla costituzione, negando così l’evidenza scritta più importante di uno Stato. La partita è vinta. Oltre a non avere la capacità di un’eventuale ripresa del potere, non ne avranno nemmeno i mezzi.

Ma la storia è fatta così. Alla fine Platone sosteneva la comunione delle donne e della proprietà, come Marx e Engels nel manifesto del partito comunista. All’epoca vinse Aristotele, che grazie al suo buon senso evitò di negare l’evidenza della natura dell’uomo. Nel ventesimo secolo vinse Marx. E poi perse di nuovo. Se ne faranno una ragione anche i GenZ.

Essendo parte in causa, però, lancio un monito. Magari non vinceremo, ma cerchiamo almeno di combattere.

“Can’t see nothing in front of me,
can’t see nothing coming up behind,
make my way through this darkness,
come on up for the rising,
come on up, lay your hands in mine,
come on up for the rising,
come on up for the rising tonight.”

Correva l’anno 2002

Bruce Springsteen – The Rising

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