#421 – Il successo di Harry Potter: illudere l’uomo mediocre di essere speciale.
Oggi è mercoledì e sono tornate le cene coi bro.
Oggi serata a tema soufflé. Partiamo dal menù:
Antipasti misti con salumi toscani.
Soufflé con Castelmagno, senape, alici e salsa di fichi.
Pulled pork con home-made buns e coleslaw di sedano rapa.
Soufflé ai lamponi con ganache al cioccolato e coulis di lamponi.
Il soufflé è uno dei piatti più sottovalutati della cucina europea.
Complice un tempo davvero scuro e tenebroso, con scariche di acqua a oscurare l’orizzonte, uno dei temi più dibattuti della serata è stato Harry Potter.
Perché Harry Potter ha avuto, e mantiene tuttora, un successo enorme?
(#420) L’argomento potrebbe sembrare di puro gossip mondano, ma in realtà si collega profondamente alla nota di ieri.
Potremmo dire che la saga ha avuto un enorme successo perché sfrutta lo schema di Campbell. Forse perché ha introdotto il mondo fantastico in un mondo babbano realistico, o forse perché i lettori sono cresciuti con lei, in un momento in cui internet non aveva ancora rubato la vita alle persone.
(#404) Sicuramente è anche così, ma il vero segreto del successo di Harry sta nella rappresentanza.
Harry rappresenta gli invisibili. Persone che non hanno le capacità e che non hanno i mezzi. Persone destinate a una vita miserabile, che grazie a un destino paragonabile alla vincita di una lotteria riescono a diventare qualcuno.
(#419) È chiaro fin dalla prima riga che il mago vero è Silente e che Harry è uno sfigato, ma la Rowling, come un moderno Virgilio, riesce a creare il mito. Basato sulle “cose semplici”, che sono quelle che hanno tutti, diventa speranza.
Il colpo di genio della J.K. è quello di rendere il racconto credibile. Adducendo giustificazioni ragionevoli, manipolando il fato e “Romanticizzando” i valori delle cose semplici senza mai farle sembrare finte o forzate.
Mai un lettore penserà che la Rowling abbia fatto vincere Harry. Tutti penseranno che ce l’abbia fatta da solo, senza aiuti e che anche loro ce la possano fare.
La realtà ovviamente è diversa. Le persone che vincono sono quelle che hanno i mezzi o le capacità.
La narrativa serve a giustificare l’essere umano medio.
Le persone sono motivate da dentro, sempre. Da un lato ci sono le macchine da guerra, forti di una motivazione incrollabile. Dall’altra ci sono i demotivati cronici, impossibili da rialzare. Nel mezzo c’è la maggioranza che, a seconda dei momenti storici si sposta da una parte o dall’altra.
Oggi è più conveniente per chi detiene il potere che questa si sposti dal lato dei demotivati cronici, è meno pericolosa e più manipolabile. Una persona motivata potrebbe diventare un grande nemico.
E allora giustificare le persone a non impegnarsi per diventare qualcosa o qualcuno, spiegando loro che anche con le “cose semplici” come l’amore, gli amici, l’aiuto e la carità, si vince, diventa un’occasione d’oro per annichilirli.
Le false illusioni sono come la Naspi.
Il mondo è comunque portato avanti da pochi. Lasciamo la presidenza di Hogwarts a Silente. Con lui, forse, anche l’Harry Potter di turno collaborerà invece di remare contro.
Correva l’anno 1997
John Williams – Hedwig’s theme