#423 – Alberto Sordi sull’ingratitudine, la incapacità di astrazione e l’ipocrisia.
Finché c’è guerra c’è speranza.
Un tema d’attualità. Nei recenti pomeriggi in montagna, chiuso in casa per il caldo, mi sono imbattuto in mia nonna che intratteneva tutti i bambini con questo vecchio film di Alberto Sordi. A loro piaceva molto perché, nonostante l’età, aveva delle trovate molto divertenti.
Mi sono fermato nonostante io odi i film italiani, specialmente vecchi.
la trama è piuttosto semplice. Sordi lavora come venditore di armi per un’azienda italiana un po’ scalcagnata, però è bravo e vende tanto a tutti i leader impegnati nella guerra. Per questo viene pagato molto, ma lavora anche molto. Dopo una prima ora ricca di episodi divertenti, che descrivono la sua vita e la sua famiglia oltremodo spendacciona e viziata, si arriva alla morale del film.
La moglie, i tre figli adolescenti, la suocera e suo fratello lo aspettano nella grande sala per tendergli un agguato dopo che i principali quotidiani italiani hanno riportato la notizia che lui, “il cobra”, era un venditore di armi senza scrupoli, guerrafondaio e causa di molti morti.
L’attacco è frontale. La famiglia ritiene che il suo lavoro non sia socialmente accettabile ed è indignata. Vuole un cambiamento.
Sordi mantiene la calma e fornisce alla famiglia un’alternativa socialmente più accettabile, tornare a vendere pompe idrauliche. Lavoro ben retribuito ma molto più modesto di quello attuale.
Dovendo ripartire a breve per un viaggio di lavoro lascia a loro la scelta. Lasciarlo dormire nel caso in cui decidano di ridimensionare le loro pretese economiche e rispettare di più la società, oppure svegliarlo nel caso se ne freghino della società e vogliano continuare con la loro ricca vita.
Viene fatto svegliare dalla domestica addirittura un quarto d’ora prima dell’orario stabilito.
Il film si chiude con i quotidiani che bruciano nel camino mentre la famiglia, impegnata a tenere un party nella dependance della villa, non si degna nemmeno di salutarlo.
Oggi camminavo per Milano e osservavo. Mi sembra che l’Italia sia spaccata in due. Una piccola maggioranza della popolazione, intorno al cinque percento ricopre il ruolo di Sordi, mentre la restante parte della popolazione quello della famiglia spendacciona e ingrata.
Mi domando come queste persone possano ignorare che la nostra bella vita di italiani si regga solo sulle spalle di milioni di persone che muoiono di fame.
Ricordo a tutti quelli che sono contro la guerra che il piatto in tavola tutti i giorni glielo sta mettendo chi fa la guerra per loro.
Ricordo a tutti quelli che vogliono salvare l’ambiente che oltre agli slogan di Greta Thunberg, a spegnere l’acqua quando ci si lava i denti e a compensare la CO2 bisognerebbe fare qualcosa di concreto.
Ricordo a tutti quelli che decidono di non lavorare, che qualcuno sta pagando loro un sussidio. Che si chiami reddito di cittadinanza, naspi, assegno unico, pensione poco cambia.
Non ne faccio una questione morale, mi limito alla descrizione della realtà, di cui ho fatto solo qualche esempio.
Quando ho iniziato a fare lo sportivo di alto livello mi sono ripromesso di essere sempre grato con chi mi aiuta.
Decidere tra sangue e sudore, oppure agiatezza e lusso non è una scelta, ma una selezione dell’essenza delle persone.
Indipendentemente da cosa siamo, non dimentichiamoci di ringraziare sempre coloro che ci aiutano e di trattarli con il massimo affetto e calore. Oppure vuoi essere anche tu un nano ingrato?
“Once upon a time you dressed so fine,
you threw the bums a dime in your prime, didn’t you?
People call, say ‘beware doll, you’re bound to fall,’
you thought they were all kidding you,
How does it feel,
to be without a home,
like a complete unknown,
like a rolling stone?”
Correva l’anno 1965
Bob Dylan – Like a rolling stone