#424 – Scegliere di giocare per perdere, per non perdere o per vincere.
Per la serie “Saturday night dance”.
Di solito non nuoto mai nei fiumi.
Ho avuto la fortuna di potermi sedere sulle rive del Mississippi dov’è più largo. Lo vedi sereno, immobile, mentre rallenta il tempo della vita degli stati centrali, come in certi film. Un’emozione bellissima sempre uguale a se stessa, che i locali raccontano come una noiosa abitudine
L’opposto è quando ti levi le scarpe e ti addentri. Senti l’acqua che scorre, il movimento. Percepisci la forza del fiume, disordinata e selvaggia. Quando inizia a nuotare sei sballottato da destra a sinistra e, per quanto abile nuotatore e fisicamente forte, devi fare i conti con le correnti che ti trascinano dove vogliono. Col passare del tempo la tua attenzione si sposta dal punto che avresti dovuto raggiungere, alla nuova corrente, ai detriti, alle navi. Perdi lucidità ma ti senti vivo.
Spostarsi dall’ordinarietà del lavoro impiegatizio, a qualcosa di diverso, è camminare la strada per immergersi nel fiume.
Il motivo che ci porta a immergerci deve essere stampato nella nostra mente, dobbiamo vederlo anche quando sarà difficile farlo, come d’altronde la destinazione che ci siamo imposti di raggiungere.
Cosa succede quando nel mezzo della nuotata le correnti si fanno più forti e siamo in difficoltà?
La natura delle persone emerge.
Si può “giocare per vincere”. Quando si scende in campo convinti dei propri mezzi rispetto a quelli dell’avversario.
Si può “giocare per non perdere”. Le persone più prudenti possono decidere che un pareggio potrebbe essere un buon risultato. Non raggiungerò il risultato ma non sarò nemmeno spazzato via.
Si può “giocare per perdere”. Quando la forza dell’avversario è palesemente superiore alla nostra ma lo scontro è inevitabile.
(#363, #296) È la percezione di noi e dell’avversario che ci consiglierà quale dei tre approcci tenere. Ma la razionalità e l’emotività convivono in noi come due bambini che giocano in cameretta, migliori amici fino a che non scorre il sangue.
Ma l’approccio che scegliamo è per certo parte del risultato finale. Questo rende la decisione ancora più complessa, riproponendo il loop dell’uovo e della gallina. Decisione che diventa ancora più difficile se presa, non dalla comoda sponda, ma nel mezzo delle correnti impetuose.
Se la scelta di entrare nel fiume è generalmente ponderata quella di uscire no. Non si può ponderare quello che non si conosce, il fiume dalla riva. Entrambe le scelte non sono quindi ponderabili, né percorribili.
Entrare richiede di saper nuotare, di avere il fisico e di aver mangiato. Uscire richiede di avere la forza di raggiungere la riva, di non essere controcorrente e di non avere ostacoli sulla via. Capacità e condizioni a contorno.
Decidere di non giocare è un’opzione più costosa di decidere di giocare.
Seduto sulla riva del Mississippi, mi domando se sia meglio vivere nella noia di un tempo della vita scandito dall’abitudine o tuffarsi nelle emozioni della vita vera e selvaggia. Ne sarei capace?
Una persona ordinaria dovrebbe guardare il tramonto dalla riva. Non c’è niente di più umiliante e pericoloso che “giocare per perdere”.
Le poche persone straordinarie possono scegliere. La noia è troppo spesso sottovalutata.
Ma di una cosa sono certo. È sabato sera ed è venuto il tempo di immergersi insieme a tutti quelli che ballano.
Let’s dance.
Correva l’anno 2025
Kasabian (sky 25 mix) – G.O.A.T