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#431 – Sulla scomparsa degli intellettuali e l’ascesa degli influencer.

Rieccomi.

La settimana è stata parecchio impegnativa. Sta ricominciando tutto ed entro oggi dovevo finire di fare una cosa. L’ho fatta e si ritorna a scrivere le song.

Visto che l’argomento di stasera è saltato fuori a cena, sia ieri che oggi, ho deciso di farci un pensierino sopra.

Ma prima il menu della cena di ieri:

1. Aperitivo misto con tagliere di salumi toscani
2. Risotto di Finferli freschi (con brodo di porcini)
3. Polpettone imperiale con patate arrosto
4. Bundt al cioccolato con frutti rossi elevati, framboises pépins, panna al cointreau e ganache fondente all’arancia

Menu “sicuro” ma con delle innovazioni. I Finferli freschi danno un tocco completamente diverso al risotto, la variazione “imperiale” al polpettone è un classico sempre gradito, ma la vera sorpresa è stata un dolce straordinario.

Dopo una serie di bianchi ci siamo dati al Montepulciano, lì è uscito il meglio.

“Cosa fa di una persona un intellettuale?”

Questa era la domanda a cui dare risposta.

“Intellettuale: Riferito a persona, colto, amante degli studi e del sapere, che ha il gusto del bello e dell’arte, o che si dedica attivamente alla produzione letteraria e artistica”. (cit. Treccani)

Al netto dei radical chic che si sono appropriati della definizione di intellettuali, diventando, nel grosso, ancora più dementi di quello che sembrano, nessun altro oggi sembra essere interessato all’argomento.

Ritengo però che l’argomento, invece, sia rilevante.

(#347, #348, #349) La produzione letteraria recente dovrebbe essere volta ad aggiungere qualcosa a quello che è già stato prodotto in passato. Diventa palese che conoscere cosa è già stato prodotto diventa il lavoro di una vita. Altrettanto palese è che se il lettore non conosce, quello che legge gli sembrerà comunque nuovo, anche se magari è vecchio di duemila anni.

Guardando le cose da questo punto di vista il ruolo di un intellettuale diventa improvvisamente importante, perché è colui che conosce. Nel passato era chiamato in causa quando serviva un pensiero di spessore: a livello politico, a livello sociale, a livello mediatico.

Nell’immaginario collettivo il pensiero di Zola non era considerato alla stregua di quello di un impiegato di qualche bureau, e sto ben attento a non paragonarlo a quello di contadini e operai notoriamente poco istruiti.

Oggi il pensiero di un contadino su Facebook ha la stessa considerazione di quello di chiunque altro. Inoltre c’è un’intera categoria che ha sostituito gli intellettuali: gli influencer.

Facendo una semplice ricerca emerge chiaramente che la maggior parte degli influencer ha cercato una rivincita sociale nei soldi generati dalla fama. Il risultato è che milioni di persone pendono dalle labbra di persone che, in seconda media, faticavano a leggere una frase ad alta voce senza interrompersi.

Ma le masse sono fatte per seguire i loro idoli, quindi tra un intellettuale e un influencer, in fondo, non c’è nessuna differenza. E in effetti non c’è. Ma solo dal punto di vista mediatico. Perché da quello sostanziale invece c’è un abisso.

Abisso che non è misurabile in metri, ma in qualità e numero di parole prodotte; perché la produzione personale conta, perché il rango di intellettuale si conquista solo sul campo e non auto-dichiarandosi famosi.

Ma se gli influencer sono il punto di riferimento, come possiamo immaginare che diventare degli intellettuali possa essere ancora un punto di arrivo?

Se la scuola viene ridotta a un disvalore per giustificare il proprio fallimento, si alimenta il pensiero che sia meglio diventare influencer che studiare. La realtà è che fare gli influencer, forse, è meglio di fare un lavoro ripetitivo e poco pagato, ma nulla più. (#239) Il resto è fake authenticity costruita per sostenere la propria narrativa.

Ma se quelli che si arrogano il titolo di intellettuali, sono poco più che degli ipocriti, che possibilità abbiamo di dare risposta alle domande irrisolte, come quella della (#417)?

Nessuna, se non quella di trovare un altro intellettuale con cui confrontarsi, che oggi però è più complicato di trovare un jedi dopo l’ordine 66.

Ma come i jedi, gli intellettuali non si estingueranno perché le domande irrisolte restano e rimbombano nella mente di ogni essere umano. Prima o poi qualcuno si deciderà a smettere di scrollare TikTok e cercherà le risposte.

È la ricerca delle risposte a quelle domande che fa di una persona un intellettuale perché senza risposte saremo soltanto polvere nel vento.

“Now don’t hang on
Nothin’ lasts forever but the earth and sky
It slips away
And all your money won’t another minute buy
Dust in the wind
All we are is dust in the wind”

Correva l’anno 1977

Kansas – Dust in the wind

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