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#433 – Un eclissi di luna nasconde una Milano che riparte dopo le vacanze.

Risalgo lentamente, senza camminare, mentre penso che, se dovesse cadere una bomba atomica, questo sarebbe il posto dove mi riparerei.

Una luce bianca, forte, penetrante si attenua piano piano, non me ne rendo conto. I miei occhi sono fissi sul volantino che ho in mano, realizzo di essere uscito quando diventa di difficile lettura. Ma come faranno le scale mobili scoperte quando piove?

Alzo gli occhi, è buio. Troppo buio. Manca la Luna.

Proseguiamo verso casa, un vialetto breve ma completamente nascosto. Chissà quanti ignari passanti sgozzati hanno visto la loro fine tra questi alberelli…

La gente è tornata. Rimbombano delle voci, ci sovrastano senza esserci, la magia dell’acustica. Sbuchiamo davanti all’università, dove un corposo gruppo di ragazzi festeggia in piedi, con lo Spritz in mano.

Attraversiamo a fatica. Notte e giorno rispetto al ricercatissimo cocktail bar che abbiamo appena lasciato. La “Cacio e pepe” e la “Sacher” trasformate in drink sono state un’esperienza notevole. Qui solo Spritz.

Ma le esperienze sono esperienze; non diventano più belle se costano di più.

Sto bene. Nonostante qualche discussione inutile è stata una bella giornata. Ho comprato un’orchidea di Lego, ma alla fine non è per me. Domani la monterà.

Milano crocevia di anime appartiene a pochi, ma in questa stagione torna ad essere di tutti.

Studenti che si affrettano a copiare i compiti, prima di recarsi a piangere per l’ultima volta sulle spoglie delle vacanze. Il primo giorno di scuola arriva a baciarli come il bel principe, per risvegliarli e trascinarli fuori dal telefono, in cui si erano rifugiati per sopravvivere ai tre mesi a casa.

Lavoratori che dopo le due settimane di vita “vera” sono stressati dalle colleghe e vogliono tornare in ferie. D’altronde mancano solo cinquanta settimane di oblio per ritornare vivi.

Mamme alienate dalla loro vita, diventano tassiste dei figli per nove mesi che saranno più faticosi di quelli necessari a metterli al mondo.

Si ritrovano tutti sui viali dello shopping, in una domenica pomeriggio in cui il caldo asfissiante ha lasciato ormai spazio a una temperatura più mite.

Finalmente le femmine possono ricominciare a indossare vestiti non necessari. A sfoggiare i capi alla cui ricerca hanno lavorato duramente negli ultimi mesi e per il cui acquisto gli ultimi anni. Patiranno il caldo, ma ne sarà valsa la pena.

I figli accettano di uscire con i genitori in cambio della promessa di un acquisto.

Prima di arrivare al negozio della Lego ci fermano allo stand di Miss Dior. Ci regalano una cartolina intrisa di profumo. La Rinascente ci aveva preparato, ma non abbastanza. Il profumo è di una dolcezza impegnativa.

L’anno solare non scandisce la vita della città come quello scolastico. Giovedì sera sarà l’ultimo dell’anno. Tutti si stanno preparando a ricominciare.

Le giornate si accorciano e le adorate lucine tornano a brillare, anche all’ora dell’aperitivo, sulle terrazze del centro come sulle pergole dei locali di strada. Ci inoltriamo proprio in uno di quest’ultimi. È il ricercato drink bar. Scendiamo in un sotterraneo e attraversiamo uno specchio segreto. Beviamo. Mangiamo.

La giornata finisce. Sono a casa. Solo. Guardo giù e vedo il capannello di persone ormai diradato, lo Spritz è finito.

Accendo la tele e vado in terrazza. Alzo gli occhi, è tardi, ma la sera sta schiarendo. La Luna è ricomparsa, esce piano piano dall’ombra della terra che la eclissava. Luna di sangue.

Mi siedo e guardo un po’ di tele.

Dove sei? Come stai? Mi manchi.

“And I wish you joy and happiness,
but above all this, I wish you love,
and I will always love you,
I will always love you”

Dalla collezione di vinili di mia zia, un classico senza tempo.

Correva l’anno 1992

Whitney Houston – I Will Always Love You

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