4 min. lettura

#434 – Ars Amandi: l’equilibrio nelle relazioni.

(#411) Un equilibrio rotto è soltanto la ricerca di un nuovo equilibrio.

Ma qual è l’equilibrio che conta in una relazione tra due esseri umani?

(#182) Generalmente quello che riguarda le cose che non esistono o quelle che non si possono avere.

(#361) La scelta giusta sarebbe fare quello che va fatto, invece di quello che si vuole. Ma senza perizia ci trasformeremmo in un moderno Re Lear e faremmo la stessa fine.

(#239) Basterebbe il dialogo a tornare in equilibrio, se il partner dicesse la verità, ma bisognerebbe che si mettesse a nudo e Oscar Wilde ha ragione. Come potrebbe mai dire la verità senza una maschera?

E allora sembrerebbe che Pavese abbia ragione:

“L’unico modo per conservarti una donna — se ci tieni — è metterla in una situazione tale che il mondo, il rispetto umano, l’interesse, ecc. le impediscano di andarsene. Chi cerca di conservarsela per pura forza di dedizione e di sincerità è un ingenuo. Avere la legittimità dalla propria: è il modo con cui si stabilizzano le rivoluzioni e si tengono le donne.”

Probabilmente questo tipo di equilibrio funziona, soprattutto nel lungo periodo. Ma vogliamo davvero un rapporto di questo tipo? L’esistenzialismo e il romanticismo si sovrappongono quantisticamente. Non possiamo cedere senza combattere all’esistenzialismo. È solo una questione di numero di tentativi.

È meglio vivere un mese innamorati o una vita ingabbiati?

Questa è la domanda che si fanno i dementi.

Bisogna vivere quello che c’è e quando c’è, o Tyché, ma bisogna farlo con perizia. Virtù dianoetiche. Perché qualunque relazione con un altro essere umano è un’opera intellettuale.

Se sciogliamo le briglie della nostra volontà, in un mondo privo di etica che ci permette di fare tutto quello che vogliamo, questa si trasformerà in uno Slurp che ci mangerà il cervello.

Allora una domanda più intelligente potrebbe essere: “Perché dovrei farlo?”

Perché dovrei misurare il romanticismo? Perché dovrei relazionarmi con una morale diversa dalla mia, che di fatto diventa l’etica di riferimento domestica?

Sta tutto nel movente, la cui intensità è proporzionale all’equilibrio.

Perché anche la persona più ottusa, con un po’ di perizia, può essere illuminata; a condizione che il movente sia forte a sufficienza.

Do ut des. Non neghiamo l’evidenza delle relazioni umane. (#363) Questo non è un male, se le persone stimano correttamente il valore del proprio Do e quello del Des altrui. (#432) Ma spesso, in buona fede, confondono l’intenzione di dare con quello che realmente danno. Così non si trova l’equilibrio.

La maggiore perizia va messa nella valutazione. (#384) Quella dell’altro è oggettivamente più semplice della propria, purché si riesca a contenere il proprio ES.

Cosa fare allora?

Chiarendo cosa è realmente importante per noi e accettando cosa è veramente importante per l’altra persona, allora potremo fare quello che va fatto. Sempre a condizione che le manipolazioni subite non ci inducano a credere che sia contro il nostro interesse. Perché di fatto lo è, se l’obiettivo è farci mangiare il cervello da Slurp.

La reiterazione di questo processo è una serie di punti di equilibrio successivi. Questo è il romanticismo. Questa è un amore da film. Se l’equilibrio fosse un punto solo, Pavese docet, probabilmente sarebbe meglio fare la sua fine che avere quella relazione.

All’acme della tragedia Chiara mi ha detto che un amore come il nostro non l’aveva mai visto, neanche in un film. Ne sono fiero, ma è stato tutto movente e perizia. Tyché Alfieriana.

Ora si ricomincia.

Riusciremo a trovare il nostro primo punto di equilibrio?

Riusciremo a elencare cosa è veramente importante?

Riusciremo a fare quello che va fatto?

Vorremo davvero farlo?

(#339) Io ci spero tanto, ma la paura è un nemico difficile da combattere in noi stessi, quasi impossibile negli altri.

“The unknown troubles on your mind
Maybe your mind is playing tricks
You sense, and suddenly eyes fix
On dancing shadows from behind
Fear of the dark, fear of the dark”

Eccovi il classico monumentale del convivere con la paura. Perché sono le paure più semplici che impediscono all’uomo di essere felice.

Dalla collezione di vinili di mia zia.

Correva l’anno 1992

Iron Maiden – Fear of the dark

non ci sono ancora commenti per questa riflessione

Scrivi un commento

Your email address will not be published. I campi obbligatori sono contrassegnati *