#436 – La leggerezza dei fiocchi di neve e la pesantezza quando si accumulano.
Per la serie “Saturday night dance”.
È qualche giorno che mi scontro sulla leggerezza.
“La mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso; ho cercato di togliere peso ora alle figure umane, ora ai corpi celesti, ora alle città; soprattutto ho cercato di togliere peso alla struttura del racconto e al linguaggio.” (Calvino)
Forse questo è il punto di vista autoreferenziale di un letterato. Forse il peso non andrebbe tolto alle cose, alle persone o alle parole, ma alla vita stessa.
Non sarebbe tutto più bello se la vita fosse più leggera?
Il primo peso da eliminare sarebbe quello delle responsabilità. Affligge tutti gli adulti e genera quel senso di eterno rimpianto verso l’infanzia che porta, “by design”, all’infelicità.
“Proprio su questo si fonda quella felicità del primo quarto della nostra vita, in seguito alla quale esso ci appare poi come un paradiso perduto.” (Schopenhauer)
Segue poi la repressione. Macigno che ci opprime. Distruttrice del desiderio sessuale. Annichilatrice dei geni. Demiurgo della noia.
“Abbiamo appreso dalla psicoanalisi che l’essenza del processo di repressione non sta nel porre fine, nell’annientare, l’idea che rappresenta un istinto, ma nel prevenirne il divenire cosciente.” (Freud)
Chiude il dolore. “All pervading” (Pavese-Calvino). Intimamente connesso ai meccanismi evolutivi. Crescente come gli anni della vita. Bestia nera dell’umanità.
“Il dolore ha un elemento di vuoto: non ricorda quando cominciò, né se ha mai avuto fine.” (Dickinson)
Improvvisamente una magia li elimina dall’umanità. La vita diventa più leggera. Ma la vita è composta da miliardi di azioni successive. Sono diventate anch’esse più leggere, come fiocchi di neve che cadono come piume dal cielo.
Ma quanti tetti sono crollati sotto il peso di questi minuscoli e leggerissimi fiocchi di neve?
Incalcolabili.
Allora è come al gioco. Solo una giocata singola può essere veramente vincente, come un solo fiocco di neve può essere leggero.
Ma la vita non è fatta di un istante, ma di un enorme somma d’istanti. La vita non potrà mai essere leggera, nemmeno eliminando la pesantezza, perché la leggerezza non resiste all’accumulo.
(#417) Questa è la misurazione dell’esistenzialismo. Resta da misurare il romanticismo.
Un aperitivo è una leggerezza, una giornata al lavoro è una pesantezza. Una somma di aperitivi diventa una pesantezza. Una somma di giorni di vacanza anch’essa lo diventa.
Spostiamo l’attenzione sul fine.
Il più vecchio fra tutti. Viviamo per diventare genitori.
Cosa porta più responsabilità, repressione e dolore dell’essere genitori: parto, astinenza sessuale, vigilanza continua, fine della vita sociale. Non c’è niente di più pesante nella vita che mettere al mondo un figlio. Eppure la maggioranza delle persone diventano genitori.
Essere genitori ha delle leggerezze, la prima delle quali è quella di aver raggiunto il proprio scopo nella vita. È la prima e la più importante tra tutte e bilancia qualunque pesantezza.
È l’equilibrio tra leggerezza e pesantezza che fa il peso totale.
Decidi lo scopo, se lo raggiungerai la vita diventerà più leggera.
A quel punto leggere, studiare, annoiarsi, ignorare il telefono e vivere una vita normale diventeranno delle leggerezze, o forse resteranno pesanti ma saranno equilibrati dalla leggerezza del raggiungimento dello scopo.
E poi, forse, anche le cose pesanti, in una certa misura, diventano leggere. Ecco i miracoli dei meccanismi evolutivi. Ci affezioniamo a quello che abbiamo sempre fatto.
La cosa più pesante, e su questo concordo con Pascal, è non fare niente: “Tutta l’infelicità degli uomini deriva da una sola cosa: dal non saper restare in riposo, in una stanza.”
Ma l’amore in tutto ciò? Ne parleremo.
È sabato sera. È tempo di uscire, dimenticare le responsabilità, i dolori e la repressione. Scatenate i vostri istinti e ballate. Let’s dance
“Lady, runnin’ down to the riptide,
taken away to the dark side,
I wanna be your left-hand man”
Correva l’anno 2013
Vance Joy – Riptide