#439 – Il Grande Gatsby e le cose vecchie impacchettate come nuove.
È notte fonda, sono abituato al buio, forse perché le giornate si sono molto accorciate.
Ho finito di leggere “Il Grande Gatsby”, uno squarcio di luce.
Tutto intorno il passato cala come una coltre di nebbia a nascondere le distanze, così il 1925 e il 425 a.c. sembrano allo stesso modo lontanissimi. Allora l’Etica Nicomachea e il grande Gatsby si perdono in un continuum di libri antiquati che nessuno ha mai letto.
Il passato sostiene l’inganno che il presente perpetra a miliardi di persone: l’usato venduto come nuovo.
Come possono le persone distinguere il nuovo dal vecchio, quando quest’ultimo è stato acchitato?
L’unico modo è quello di navigare nella nebbia del passato avvicinandosi alle cose, fino a vederle con chiarezza, per poi conoscerle.
(#348) Ma soltanto una risicata minoranza avrà modo di farlo.
Per i più bisognerebbe chiedersi se la distinzione ha veramente senso.
Come può una persona ignara del passato non provare stupore per una cosa che non conosce, quindi nuova?
Questo succede solo se l’inganno gli viene svelato.
Ma il problema è più profondo se dipendiamo dal nuovo, dallo stupore, che diventa motivazione profonda delle nostre azioni. Se dipendiamo dalla dopamina che questo genera o, ancora peggio, se dipendiamo da uno stupefacente per generarlo. (#296) È il grado di dissociazione la cartina al tornasole del tipo di dipendenza.
Sono un musicista perché, bambino, mi sono trovato in una sala con un pianoforte e un contrabbasso. Per la prima volta ho sentito la musica entrare dentro di me senza passare dalle orecchie. Le vibrazioni delle note hanno generato in me una meraviglia che è stata superata soltanto quando ho potuto produrle io, lo stesso giorno, aiutato. È stata estasi. Non ho mai più smesso. Ogni volta la serotonina mi riporta a quell’esperienza rendendomi felice.
Se l’usato venduto come nuovo genera meraviglia perché lamentarsi?
Questo mi è successo, perché nel grande Gatsby non c’è nulla di nuovo. Nulla che non sia già stato scritto da Eschilo, Euripide e Shakespeare. Non c’è stupore. La meraviglia però c’è. Nella lingua e nella storia.
L’idea romantica di Daisy tratteggiata da Gatsby coesiste con quella di libertina e opportunistica che emerge dal suo passato. Lo stesso Gatsby è eroe romantico e gangster.
La meraviglia è nel tempismo con cui ci vengono mostrati il romanticismo e l’esistenzialismo. (#417) Nel tempismo con cui ci viene mostrata la sovrapposizione, ben chiara a chi scrive, che ci porta a spasso a piacimento, senza che ci si riesca a opporre, portandoci dal faro verde alla valle delle ceneri. Nella lingua, che supporta il tempismo, senza una parola di troppo, senza autocompiacimento, preferendo le immagini alle spiegazioni.
E la meraviglia resterà nel tempo e si manifesterà tutte le volte che andrò a rileggerne una pagina.
E allora cerchiamo la meraviglia. Perché anche Aristotele loda il piacere del nuovo, ma non come bene supremo, mentre eleva la meraviglia a impulso imprescindibile alla ricerca della felicità:
“Gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come al principio, a causa della meraviglia.” (Aristotele)
Quando la storia dei popoli lascia spazio alle dipendenze, la meraviglia scompare. Dalla notte dei tempi si sono susseguiti archetipi di Lin Zexu, senza ricordare che fu sconfitto in tre guerre. La dissociazione impera.
(#406) In questo caso la strada per la ricerca dello scopo della vita va percorsa controsenso, verso l’esistenzialismo, crudo e tremendamente reale. Qui e adesso.
“Someday you will find me,
caught beneath the landslide,
in a champagne supernova,
a champagne supernova,
‘cause people believe,
that they’re gonna get away for the summer,
but you and I, we live and die,
the world’s still spinnin’ ‘round, we don’t know why,
why, why, why, why?”
Ma, invece, tutto sembra scorrere verso una romantica, dissociata, supernova di champagne.
Correva l’anno 1995
Oasis – Champagne supernova