#440 – Gita in una bella Chinatown: ecco perché il lavoro paga sempre.
Per la serie “Saturday night dance” on sunday.
Oggi è stata una bellissima giornata di agosto, prestata alla fine di settembre.
Milano è stracolma di gente, così, mentre in centro le code ininterrotte agli stand del beauty si snodano prendendo la forma delle vie, io scappo in periferia.
Alla fermata dello spostapoveri mi affido al caso. Il primo che arriverà deciderà la destinazione. La mia vita quando non ho un programma. Mentre il tram sferraglia lentamente tra lavori e muri di gente, decido che è giunto il tempo di fare un giro in Paolo Sarpi.
Scendo dallo spostapoveri, mi guardo intorno. Non ci vengo mai. Mi sembra diversa da come la ricordavo.
Il covid ha trasformato anche lei. Facciate rifatte a nuovo, fiumi di gente e nemmeno una cartaccia per terra. Persino i locali sembrano essere diventati fancy. Certo la giornata ha aiutato, probabilmente il giorno migliore dell’anno per vederla.
Imbocco la via dal lato del Monumentale, in cerca di un negozietto dove prendere del Kimchi, ne trovo subito uno sulla destra. In un angolo si mangia, il resto mi ricorda un vecchio “alimentari” della montagna, piccolo, scaffali appiccicati, l’unica differenza sta nella quantità di gente. Quello della montagna era sempre vuoto, mentre questo è strapieno.
Non mi oriento. Le poche scritte in inglese non sono particolarmente d’aiuto. Trovo il mio Kimchi in frigo, mi servirà per una salsa che sto sviluppando e da proporre alla cena di mercoledì.
Mi metto in coda e osservo. Metà della clientela è cinese e parla cinese. L’altra metà è composta da abitanti di Milano che passeggiano la domenica pomeriggio. Tante famiglie giovani, che mi lasciano una strana sensazione quando diventano un terzetto affiatato con figlio (o figlia) adolescente.
La coda scorre. Mi cade l’occhio sui cracker di gambero. Non resisto e li prendo.
Arrivato il mio turno si presenta il proprietario. Un cinese di una certa età, non tanto alto, non tanto curato, indossa una camicia di moda prima che nascessi. Ispira subito tranquillità, una brava persona che trasuda i vecchi valori della vita. Sono contento di avergli dato dei soldi. Tutto il negozio, proprietari compresi, era pulito.
Esco e m’incammino. Si alternano ristoranti, vetrine di street food, negozi di riparazioni “tech” e i classici market di cianfrusaglie. A un angolo compare, finalmente, un negozio diverso. Entro.
Profumo d’incenso, di buon gusto e di qualità, m’accoglie, inatteso. Porcellane cinesi risplendono, lucide, nelle librerie ai muri. Si alternano sevizi da tea, vasi e suppellettili. Salgo le scale, il soffitto si abbassa, fatico a muovermi. Ancora porcellane, ma il livello si alza. Pur non essendo un esperto realizzo che si potrebbe trovare qualche pezzo strategico da piazzare, anche in una casa moderna. Annoto e me ne vado.
Pur essendo contornata da negozi di street food, l’odore è neutro, è quello dei profumi delle persone che incroci.
Sbatto contro una coda inattesa. Mi giro per capire quale prelibatezza raccolga tanti avventori disposti a così lunga attesa, almeno 45 minuti. Si tratta ovviamente della tiktokata che non poteva risparmiare nemmeno Chinatown. Mochi colorati, in una confezione super fancy, dolci e super instagrammabili. Raccolgo l’idea per la prossima cena e passo oltre.
I cinesi sono gentili, organizzati e, soprattutto, lavorano. Sarà quest’ultima qualità che li distingue radicalmente dai nord africani? Perché Corvetto non è come Chinatown?
Mentre mi perdo nelle mie riflessioni arrivo alla fine della strada. Sulla sinistra i negozi hanno lasciato spazio a una zona più residenziale, hanno fatto proprio un bel lavoro. Giro un po’ nelle viette adiacenti, compro qualche altro attrezzo per la cucina e mi avvio al tram.
Sono a casa, arriva XXX, ha un desiderata. Scendiamo per un giro veloce all’Apple store, è uscito il nuovo iPhone. Vuole vederlo. Molta gente, ma senza complicazioni. Il telefono è bello. Mi ha colpito molto l’entusiasmo delle persone per la versione air, inattesa.
Risaliamo e cucino. Farinata di ceci, salmone alla mia maniera e cracker di gambero con salsa in agrodolce.
Infine rimango solo. L’ultimo album di Ed Sheeran gira, come d’altronde ha fatto in questi giorni disegnato su un tram rosa. Mood.
(#439) La vita è questa. Semplice. La meraviglia è come le perle, non può apparire in tutte le ostriche. Ma le ostriche le amiamo comunque, come la normalità.
Sono sul terrazzo. La temperatura è straordinaria. Stanno facendo una festa qui vicino. Dal silenzio suona una canzone, è perfetta. Perfetta per una “saturday night dance” song on sunday.
“So say Geronimo!”. Let’s dance.
Correva l’anno 2014
Sheppard – Geronimo