#443 – Serate nostalgia: incontri per chi non ha reinventato il proprio scopo.
Sono andato a letto in estate e mi sono svegliato in inverno.
Delle morte stagioni cosa resta?
I ricordi sono come l’acqua in una pentola, quando li scaldi tornano in superficie come bolle, si liberano nell’aria come vapore e ci colpiscono in faccia mentre li osserviamo. Ci scaldano, ma hanno cambiato forma rispetto all’originale.
Il tempo ci difende dal dolore proteggendo la pelle dal caldo eccessivo, trasformando le ustioni in solfumigi.
Certi ricordi emergono più frequentemente nel caos del vapore, sono quelli che ci hanno marchiato per primi.
Come su un telo bianco, sono le prime percezioni che lasciano il segno più profondo. Questi disegni sono caratteristici di ogni generazione e creano una comunanza fra anime. Una serata “Pokemon platino” radunerà trentenni, mentre un concerto revival di canzoni dei cartoni animati, cinquantenni. La maggior parte di noi vuole rivivere per tutta la vita i suoi disegni caratteristici e condividerli con chi li capisce.
E allora anche la musica è generazionale. Vedo vecchi per strada vestiti da metallari che ascoltano Ozzy Osbourne, meno vecchi con orecchini cadenti che ascoltano i Ramones, diversamente giovani che si esaltano per Kurt Cobain e giovani tordi che ascoltano Anna e Sfera.
Porteremo sempre con noi musica, profumi, parole, ma anche oggetti come i regalini nei Sofficini o nelle patatine conosciuti nel nostro prime. E allora io nel pensiero mi fingo, perché amiamo vivere le vite degli altri e quando non è possibile, ci accontentiamo del ricordo edulcorato del prime della nostra.
La vita è come un fiume che scorre verso una cascata. Viviamo il prime quando le cascate non s’intravvedono ancora. Ma è possibile prolungare il proprio prime anche quando le cascate sono in vista?
Osservando le cinquantenni per strada probabilmente sì, ma poi parlano. La loro attenzione si è spostata dall’entusiasmo di voler fare, alla preoccupazione di difendere quello che hanno fatto. Il prime è sfiorito.
Possono degli studenti universitari ritrovarsi per ricordare con nostalgia le medie?
Non fa per me. Quantomeno limitiamo il ricordo a un momento, che mai deve confondersi col presente e che mai deve allargare il suo spazio nell’oggi. Altrimenti il cor si spaura.
(#319, #325) Preferisco cercare il piacere nel presente. Ma la soluzione non è allungare il prime. La soluzione sta nel fare. Anche oggi, anche se siamo in vista delle cascate. Fino alla fine.
Ma qui sorge il problema, la motivazione.
(#417) Qual è il fine?
Perché se il fine stabilito viene raggiunto, per esempio, riproducendosi, allora i successivi anni della vita saranno inutili. Un lento trascinarsi verso l’inevitabile, che logorerà l’esistenza del poveraccio e dei suoi cari.
E allora condividere per cinquant’anni i ricordi del prime che fu diventa una tortura. Odio le serate nostalgia.
Ma ho la soluzione.
Solo inventando dei buoni fini “il naufragar sarà dolce in questo mare”.
“Glory days,
well, they’ll pass you by, glory days,
in the wink of a young girl’s eye, glory days,
glory days (Alright)”
Correva l’anno 1984
Bruce Springsteen – Glory days