#445 – L’unicità non esiste e l’imperfezione diventa ribellione all’etica.
“Non c’e un solo tipo di uomo. Ci sono tante perfezioni quanti sono gli uomini imperfetti. Anche se costretto a chiedere la carità un uomo può essere e rimanere libero, nessuno può mai essere libero se costretto a essere simile agli altri” (O. Wilde)
(#404) Sono una persona del tutto imperfetta e per questo non posso essere rappresentato. Spazio tra tutti gli schieramenti, da destra a sinistra, nella politica pubblica e in quella privata, ingannando il mio agio e fomentando il mio disagio.
(#412) Non dovendo rendere conto a nessuno, nemmeno alla mia reputazione, perché non la ho, sono libero di essere quello che sono. Non sono unico, ma sono raro. Sono raro perché sono diverso. Sono diverso e quindi sono imperfetto. La perfezione è il volere dell’etica e quindi sono un ribelle.
Forse lo sono davvero.
Qualche tempo fa un mio amico mi ha detto che sono “troppo poco italiano” per avere successo nella vita. Mi ha colpito. Di solito mi accusano di essere “troppo…” e basta.
Supponiamo pure che sia vero. Cosa me ne faccio della libertà?
Mi obbliga a prendere delle decisioni. Ma diciamocelo, chi vuole veramente prendere delle decisioni?
Perfino i padroni si fanno tirare dai cani.
(#417) Si viveva meglio quando lo scopo della vita era imposto a priori della società, così non era necessario deciderlo.
Invece per Oscar Wilde essere libero era un valore. Avrebbe preferito essere povero in canna, costretto a chiedere la carità, ma conformato mai. Per coerenza così è morto. Avrebbe detto Churchill: “poteva scegliere tra disonore e libertà, ha scelto la libertà e ha avuto il disonore”. Perché non è stato comunque libero di essere froxxo, ma invece è stato disonorato.
Anche in questo caso è la misura che conta. Tra un Balilla e Oscar Wilde esiste una via di mezzo, dove l’etica è controvoglia obbligata ad andare per soddisfare i capricci delle distribuzioni di probabilità. O forse perché costa meno.
È proprio in quel mezzo che vive il genio. All’abbisogna pronto a spostarsi di giorno verso l’etica e di notte verso la libertà. Per poi consegnarla al giorno infiocchettata nella forma che il momento storico può accettare.
Per le persone perfette tutto questo non importa. Un bel salone tortora, con una cucina bianca laccata e qualche striscia led incassata in un controsoffitto di cartongesso vi faranno felici. Siate contenti e godetevela, nonostante la casa sia identica a quella di tutti i vostri amici. È perfetta.
Cammino tra i dedali di viuzze che costellano la parte orientale del centro di Milano. Anche una certa uniformità dello stile liberty qui sparisce, lasciando spazio alla creatività di architetti che volevano stupire. E ci sono riusciti. Il risultato è un unicum coerente solo nella sua incoerenza, dove a ogni passaggio emerge un particolare diverso, un mood diverso.
Una sensazione che non ritroviamo di certo al Gratosoglio, non per la modestia dei suoi alloggi, ma per la monotonia. Sono arrivato alla conclusione che il “minimal” uccide tutte le differenze e perciò va usato con cura.
Che siate imperfetti o no, come in un quadro di Van Gogh, l’importante è che lo siate sempre. Sarebbero accettabili quattro pennellate di Monet sui girasoli?
“Down and out, it can’t be helped but there’s a lot of it about.
with, without. And who’ll deny it’s what the fighting’s all about?”
Correva l’anno 1972
Pink Floyd – Us and Them