#448 – Sulle indicazioni stradali: perdersi nella vita e tra i suoi scopi.
Per la serie “Saturday night dance”
Sulle indicazioni stradali.
(#410) In una piazza vicina a casa ci sono dei vigili a fare la guardia. Nel mezzo del cammin per la palestra li vedo sempre indaffarati nei compiti di più alto valore. Al primo posto tra questi c’è l’arte di dare le giuste indicazioni stradali.
Uomini e donne, turisti e locali, giovani e vecchi, tutti si fermano a chiedere indicazioni ai vigili. Nel 2025.
Avendo bisogno di una risposta, senza nemmeno comprendere la domanda, ho deciso di osservare più attentamente.
Tutti coloro che chiedono indicazioni sono a piedi, hanno un telefono connesso a internet e un indirizzo preciso da raggiungere. TUTTI.
E allora perché chiedere indicazioni ai vigili? Perché?
Perché l’incapacità di leggere le indicazioni del navigatore unita alla paura di perdersi, crea un mix esplosivo.
Seguire il navigatore è tanto semplice in macchina quanto difficile a piedi. In macchina la direzione di marcia è forzata e la strada vincola, eventualmente si può decidere di cambiarla, ma le alternative sono molto limitate.
A piedi tutto cambia, ci sono 365 gradi disponibili e infinite alternative. Perciò il nostro avventuriero è obbligato a leggere la cartina e questo mi ricorda una frase ricorrente di mia nonna: “il nostro matrimonio è stato salvato dal navigatore”.
A quanto sembra prima dei navigatori i viaggi in auto fuori dai percorsi abituali erano un incubo, dove le persone litigavano in continuazione. Nonna doveva dirigere il nonno alla guida, ma nonna non sapeva leggere la cartina. Si narra di viaggi di un’ora, durati cinque. Le orecchie di nonno fumavano come ciminiere ed era costretto a continue pause a lato strada, per permettergli di consultare la cartina. Meno male che, almeno lui, la cartina la sapeva leggere.
La paura di perdersi invece è atavica. Per i nostri antenati, perdersi significava morire. La sopravvivenza dipendeva dalla capacità di orientarsi nello spazio e mantenere legami sociali. Il cervello ha sviluppato una risposta emotiva fortissima al disorientamento, l’ansia da smarrimento. Questa affligge i genZ più dei boomer, ma solo perché sono meno avvezzi ad uscire dalla loro cameretta.
Le persone vagano nella vita come vagano per la strada. La differenza è che non hanno un indirizzo preciso da raggiungere, (#417) che corrisponde al fine che dovrebbero, ma non saprebbero, inventare. Per questo preferisco i sistemi sociali impositivi, dove le persone conoscono alla nascita il loro scopo nella vita.
Per i geni sarebbe forse limitante, ma come la storia ha dimostrato, alla fine, ce la fanno sempre. Galileo docet.
Resta un’ultima considerazione indispensabile. Spesso il nostro avventuriero prende la mia direzione dopo aver ricevuto le indicazioni. Mai una volta che sia giunto a destinazione.
Per quale motivo un vigile, intitolato da un concorso pubblico di livello elementare, dovrebbe saper leggere una cartina meglio dei nostri avventurieri?
Nessuno, e infatti non lo sa fare. Molto meglio quando in soccorso arrivano gli scout della vicina sezione locale. Anche un bambino scout di 8 anni riesce a portare le persone a destinazione, almeno nel centro di Milano.
Speriamo che le persone che ci danno tutti i giorni utili consigli sulla vita siano scout…Ma quanti sono gli scout in Italia? Pochissimi.
Oggi è sabato sera. Non so se troverò la strada per la disco, ma ci proverò. Voglio una canzone dal sapore agrodolce dove l’estate lascia entrare l’autunno, dove il mood strida col testo, ma che ci faccia comunque ballare. Oggi mi sento così. So, let’s dance!
Correva l’anno 2014
Lilly Wood & The Prick and Robin Schulz – Prayer In C (Robin Schulz Remix)