#451 – Storie di chi ha cercato di inventarsi un fine e di chi non ce l’ha fatta.
Sono affascinato dalle storie.
In un’epoca in cui la pressione sociale valorizza le storie delle persone di successo, io preferisco quelle della strada.
Sono fioriti talmente tanti podcast, che come un campo d’erba e margherite a Pasqua, è venuto il tempo di falciarli. Intervistati da conduttori diversi, gli stessi personaggi si ripetono come un disco rotto. Il pubblico assiste estasiato, cercando di distillare il segreto che cambierà la loro vita. Come non succedeva quando intervistavano Ponzi, non succederà nemmeno adesso.
Allora il successo diventa noioso. Soprattutto perché il finale è noto. Allora cerco altrove.
(#392) Ho la fortuna di avere una sfrontatezza che supera la già buona parlantina e vivo in uno dei posti più densamente popolati d’Italia. Il risultato è che mi diverto tutti i giorni a parlare con sconosciuti. A sentire le loro storie.
Le persone adorano raccontare la propria vita, specialmente quelle della strada. Io mi siedo e faccio le domande, li ascolto. Al termine non sapranno nemmeno il mio nome, ma mi avranno confidato la maggior parte dei loro segreti.
(#239) L’essere sconosciuti è come una maschera wildiana. E se tutti cercano l’autenticità, ma trovano la fake authenticity, io invece la trovo nei posti più impensati: al supermercato, al bar, in palestra, in spa, alla fermata dello spostapoveri.
Trovo le loro storie interessanti e ognuna diventa come il pezzo del puzzle che rappresenta il quadro della natura dell’uomo. Un quadro non così scontato come il successo. Un quadro che solo i più fini filosofi possono dipingere su una tela bianca.
Se questa per me è un’attività ricreativa, ho preso delle precauzioni per salvaguardare il mio divertimento. Le donne vanno trattate con cura. Millenni di dissimulazione da parte dell’uomo del suo unico reale interesse, il loro sesso, le ha rese diffidenti. L’approccio è più complesso e dato il contenuto, spesso non ha senso spendere energie.
Nel caso in cui si decida di farlo, state attenti, ricordatevi che una volta superata la sospettosità iniziale, se la donna capisce che non mirate direttamente a godere delle sue intimità, vi riverserà addosso un fiume di parole che potrebbe farvi affogare.
State attenti anche quando vi rivolgete a persone con più di quarant’anni. Le loro storie potrebbero trasformarsi in un elenco di rimpianti, scuse e lamenti, intervallati da racconti di visite e ospedali, che potrebbero farvi sanguinare le orecchie. (#417, #435, #437, #443, #445, #447, #448) Aver fallito nella vita è dura da digerire ma non avere più un fine è peggio. Loro guardano i podcast.
I ragazzi dai venti fino ai quaranta sono quelli che danno più soddisfazione, sospesi tra la voglia di arrivare e la paura di non farcela. Pochi saranno intervistati e molti guarderanno.
Ogni giorno il puzzle si completa e il soggetto diventa più chiaro e allora anche le storie delle persone della strada, a volte, cominciano ad annoiare. Ma c’è qualcosa; un’emozione, un sentimento, un dettaglio che rende questi momenti piacevoli, o spiacevoli.
Ci siamo dimenticati che dietro ogni storia c’è una persona. Non online, ma in presenza. Questo rende ogni incontro affascinante.
“Chissà, chissà chi sei
Chissà che sarai
Chissà che sarà di noi
Lo scopriremo solo vivendo”
Il mood è quello di una vecchia canzone della collezione di vinili di mia nonna, specchio di un’uggiosa giornata di ottobre. Ogni incontro racconta una vita, poi forse ci sarà sesso, o non ci sarà niente, forse le sfumature intermedie scrivendo il copione dell’unica storia che conta, la nostra.
Correva l’anno 1980
Lucio Battisti – Con il nastro rosa