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#452 – Sulla pubblicità occulta. La casalinga di vogherà può difendersi?

Per la serie “Saturday night dance”.

Oggi in palestra ho incrociato un noto influencer del fit, 650mila seguaci.

È bassettino, molto più vecchio di quello che sembra e ha già fatto almeno un trapianto ma sta perdendo inesorabilmente i capelli. Rispetto agli altri gym rat non brilla particolarmente dal punto di vista del fisico, tanto che, inaspettatamente, solleva meno di me sulle macchine su cui l’ho visto allenarsi. Lui rappresenta la magia dei filtri. Non è nemmeno particolarmente simpatico.

(#421) Perché abbia tale seguito non è un mistero. Le persone amano il successo della normalità. La maggior parte della popolazione è grassa, fuori forma e trasandata, vedere degli addominali sarebbe già un enorme risultato.

Tornando a casa mi domandavo quale sia il suo successo.

Ha senso santificare un’intera vita per raggiungere un risultato sportivo molto mediocre?

Me lo domando pensando a chi prepara l’iron man, l’hyrox o la maratona, giusto per citare quelli più di moda.

Certo si sfrutta la forte debolezza personale di una generazione per creare dei contenuti, ma ne vale la pena?

Fin dal primo post, spinto dal sacro fuoco della passione, ogni influencer si dedica anima e corpo a raggiungere il traguardo minimo di seguaci, tale da poter essere “sostenuto” nel dare ai malcapitati poveracci consigli salvifici per diventare come lui.

Sorprendentemente le varie passioni, non molte in realtà, coincidono con le categorie merceologiche più trendy… Casualmente le ho ritrovate identiche nella lista di Google Ads: gym, fashion, beauty, lifestyle, sport…

Ma torniamo al nostro eroe. Tre storie al giorno sul cibo, che farebbero lamentare anche i nonni in RSA. Tre storie con foto ritoccate di parti anatomiche carine sul suo corpo, per l’autostima. Tre storie di vlogging della lussuosa vita di un disadattato che cerca di sopravvivere a Milano. Per il resto si copia il trend del momento. Poi come sapete gli influencer decenti stanno in centro. Questo vive in estrema periferia…

In un paese dove arrangiarsi è un’arte, non mi sorprende vedere cotale improvvisazione.

La miseria risultante da quest’improvvisazione genera contenuti identici, sparsi per tutto l’internet. Mi ricorda quand’ero piccolo e mio padre trovava per l’ennesima volta lo stesso spot dello Chef Tony. Però lo Chef Tony era un professionista e lo dichiarava a chi lo intervistava. Fare pubblicità era il suo lavoro.

Vedendo dal vivo il bro di oggi, mi domando se lui sia veramente consapevole di qual è il suo lavoro.

Ho avuto la sensazione che inseguire la sua mediocrità fosse l’unico modo di mantenere quel briciolo di santità mentale, necessaria a giustificare a se stesso di essere un poco professionale venditore di cianfrusaglie.

(#417) Per questo accomunato a tutti coloro che cercano il riscatto del loro fallimento nella partecipazione ad un evento sportivo costruito per questo. Perché qui non stiamo parlando di influencer, ma di persone che non hanno ancora inventato il loro nuovo senso della vita.

Probabilmente il nostro eroe, avendo fallito scolasticamente e non essendo molto brillante, se non facesse video inutili, starebbe facendo “la cassiera”. Il suo sguardo sarebbe ancora più triste. Per cui ha di che essere felice. Un monolocale di 20 metri quadri, un telefono e nessun amico (lo cito).

Ma resta un’ultima questione, per me che scrivo. Essere consapevole del problema non mi fornisce la soluzione, né mi eleva dal resto del mondo.

La ricetta per farlo è tanto breve quanto complessa: sii diverso, sii personale, sii colto e sii intelligente. Dipende tutto da quest’ultimo punto. Speriamo che mamma e papà si siano impegnati.

Dimenticavo, serve anche un po’ di supporto delle persone che ti stanno intorno. Are you with me?

Mentre riflettevo si è fatto sabato sera. Let’s dance.

Correva l’anno 2014

Lost Frequencies – Are You With Me

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