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#454 – Sul disagio: la dipendenza come conseguenza dell’esistenzialismo.

Sui sintomi del disagio.

Ogni volta che nasce un bambino penso che prima o poi potrebbe finire al boschetto di Rogoredo.

Nel 1839 la Cina era devastata dalla dipendenza dall’oppio inglese. La romantica compagnia delle indie orientali, che nell’immaginario collettivo trasportava tea, era in realtà una terribile macchina di morte. Affamava gli indiani e devastava i cinesi.

A partire da Canton, la Cina si era trasformata in un paese di Zombie. I racconti dell’epoca sono tragici. L’imperatore incaricò Lin Zexu di risolvere il problema. Questi si rese immediatamente conto che una tale dipendenza da eroina si poteva risolvere solo bloccando gli approvvigionamenti. Ci provò, ma dopo tre guerre perse con gli Inglesi, dovette arrendersi.

La dipendenza terminò quando l’India divenne uno stato sovrano e riconvertì i propri territori all’agricoltura di sussistenza, smettendo di produrre l’oppio necessario a obnubilare i cinesi.

Da dove nasce una dipendenza?

(#417) Dalla mancanza di un fine.

Spesso le persone non sono in grado di inventarlo autonomamente e si perdono nell’esistenzialismo, finendo dritti nelle braccia della dipendenza. Per questo motivo, tra le società totalmente liberali e quelle che impongono i “fini standard”, preferisco di gran lunga le ultime. Chi è forte abbastanza da inventarsi il suo scopo e perseguirlo emergerà in entrambi i contesti, quindi, salviamo la massa.

Nella sovrapposizione tra esistenzialismo e romanticismo un ruolo fondamentale viene giocato dall’energia emotiva.

Ognuno di noi ne possiede una certa dose giornaliera e l’uso che ne fa è totalmente a sua discrezione.

Si può riconoscere la manifestazione dell’esistenzialismo quando una persona impiega l’energia emotiva per analizzarsi e per lamentarsi di tutti gli aspetti che non gradisce, di se stesso e della vita. Quando invece una persona stabilisce il suo fine, questa viene usata per perseguirlo, costi quel che costi. Nessun lamento. Nessuna analisi. Solo azioni, a volte anche sgradevoli, ma svolte rapidamente e con efficacia, senza soffermarsi sui dettagli negativi, in funzione del raggiungimento di un bene superiore.

La noia non è altro che la domestica delle persone oziose, che serve loro le dipendenze su vassoi d’argento.

Ragazzi che non vogliono studiare, uomini di mezz’età con risultati lavorativi mediocri, sportivi falliti, donne con matrimoni insoddisfacenti. La maggioranza, a ogni età, vive grazie alla propria domestica.

Negli ultimi duecento anni non si è trovata una soluzione alternativa a quella di bloccare le importazioni di dipendenze. Il risultato, però, è che i trafficanti hanno sempre vinto tutte le guerre. Troppo grande è l’interesse da un lato e la necessità dall’altro.

Sembra che il lavoro necessario per creare le condizioni per evitare le dipendenze sia spropositatamente più elevato di quello necessario ad alimentarle.

La sovrapposizione spiega bene il motivo. L’esistenzialismo non muore mai, semplicemente ricompare quando viene misurato, casualmente, nella risacca delle tempeste che ci riserva ciclicamente la vita.

Allora ogni bambino potrebbe, come Ivan, trovarsi a un certo punto della vita nel boschetto di Rogoredo, finire agonizzante sotto il cavalcavia di piazzale Corvetto, morire al Policlinico e rimanere cinque mesi in attesa di riconoscimento all’obitorio, dopo che sua madre si è suicidata.

Da bambino pensavo che questa vita disagiata fosse la causa della dipendenza, in realtà ne è la conseguenza. Della causa ho già detto tutto. Della soluzione anche.

Mi auguro di non dovermi recare mai nel boschetto di Rogoredo.

“If you want to hang out, you’ve gotta take her out, cocaine,
if you want to get down, down on the ground, cocaine,
she don’t lie, she don’t lie, she don’t lie,
Cocaine”

La canzone di oggi viene dalla collezione di vinili di mia nonna. Parliamo di un classico che dagli anni ’70 che affonda le sue radici nel fantastico decennio precedente. Perché anche le superstar hanno una domestica, specialmente loro.

Correva l’anno 1977

Eric Clapton – Cocaine

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