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#456 – Federico Faggin: un esempio di come ci si inventa lo scopo della vita.

Perché Federico Faggin, a ottantatré anni, non vive in una mega villa su un’isola caraibica, godendosi i suoi soldi?

(Federico Faggin è colui che ha inventato il microprocessore. Ma oltre che un fisico, è stato un ingegnere, un imprenditore e infine un divulgatore).

(#417, #454) Dopo tutte le riflessioni fatte finora, la risposta diventa banale. Fin da ragazzo ha inventato il suo fine e ha saputo adattarlo alle stagioni della vita.

Le persone di successo individuano il proprio fine, vi si dedicano anima e corpo e lo cambiano quand’è raggiunto.

L’etica moderna impone come scopo la ricerca del tempo libero e il minimo impegno lavorativo. Questo non è conciliabile con il successo.

(#437) Il tempo libero è un mezzo, come il denaro, non è un fine.

Faggin ne è la dimostrazione pratica.

“That was a godsend for me so I could work 12 to 15 hours a day. And, you know… And every day, and just get a lot of work done”.

Lui lavorava notte e giorno e ha inventato il microprocessore. L’avrebbe inventato lo stesso lavorando 6 ore e cercando di fare il meno possibile?

Ma dopo esserci riuscito come si sentiva? Spento e svuotato come in una lenta domenica senza senso?

Non lo sappiamo. Però sappiamo che decise di mettersi in proprio e progettò e realizzò il processore più venduto di tutti i tempi, lo z80. Un record pazzesco per una società indipendente che competeva contro Intel.

Proprio spento e svuotato non doveva essere…

E poi? Mentre sarebbe potuto essere ai Caraibi a spendere i suoi soldi tra aperitivi e nuove mogli ventenni, ha deciso di far interagire l’uomo e la macchina. Allora ha prima inventato il touch pad. Quello dei Mac per intendersi.

Poi, per non farsi mancare nulla, nel 1994 ha inventato il touch screen.

Ogni telefono che avete in mano oggi funziona grazie a questo signore, ma anche ogni autovettura e addirittura ogni frigorifero.

Raggiunta l’età della pensione, eccolo intento a inventare un altro fine, apre una fondazione per divulgare il suo credo scientifico e di vita.

Questo l’ha portato, in una assolata mattina di ottobre, a raccontare la sua vita a un gruppo di liceali milanesi di belle speranze.

Raccontare, condividere, motivare e ispirare. Questo è il suo fine oggi. Questa è la motivazione che lo fa alzare tutti i giorni, non un mojito.

Quando vi racconteranno che la mediocrità è bella, che dovete guardarvi dentro, che dovete bilanciare la vostra vita, ricordatevi che vi stanno ammazzando lentamente. Giorno dopo giorno. Ma attenzione, non cadete all’opposto nella trappola della produttività. Ogni sforzo che non va nella direzione del fine è vano…

“Don’t lose your grip on the dreams of the past,
You must fight just to keep them alive,
It’s the eye of the tiger, it’s the thrill of the fight,
Risin’ up to the challenge of our rival,
And the last known survivor stalks his prey in the night,
And he’s watching us all with the eye of the tiger.”

Correva l’anno 1982

Survivor – “Eye of the Tiger”

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