3 min. lettura

#459 – La nebbia milanese è come la maschera che portano le persone.

Milano ha finalmente indossato il suo miglior vestito invernale. Tornando dal sushi l’aria fredda disegnava il contorno del viso, coi muscoli contratti. Una leggera scighera distorceva il castello in lontananza, mentre dalla parte opposta la vista incontrava la piazza delle assicurazioni, ottocentesca, bellissima e illuminata a puntino.

Sulla via di casa un discreto cantante, con la chitarra in mano, intratteneva qualche centinaio di valorosi turisti con una canzone di Ed Sheeran. Dietro di loro il Duomo, che dà il meglio di sé quando la luce è inusuale. È la luce della “prima della Scala”.

Sono a casa, mentre finisco di preparare la sfoglia per domani, guardo dalla finestra la strada che divide il Duomo dal contorno, oggi appena visibile, della torre Velasca. Vedo le luci accese nelle case, le persone. M’immagino le discussioni, le vite che scorrono.

(#451) Spesso mi piace ascoltare le conversazioni senza avere una parte attiva. Sedere, ascoltare le parole, misurare le voci, annotare le sfumature, osservare i corpi. Giocare a immaginare cosa le persone stiano realmente pensando.

Due amici l’altro giorno parlavano. Erano seduti di fianco a me. Ho contato diciotto domande in meno di dieci minuti. Non ne avrei fatta nemmeno una.

(#374) Mi chiedo se sia io come al solito, o se siano loro.

Pur essendo una persona empatica, ci sono dettagli che non servono o che sono desumibili senza esplicita richiesta. Allora perché farla?

Di una vacanza a Sharm el-Sheikh le cose importanti da chiedere erano, l’orario della sveglia, l’orario della palestra al mattino, quello del pomeriggio, la dieta, il programma del giorno, se prevedeva il mare e perfino qual era l’outfit adatto per non sudare troppo.

A seguire sono entrati due pseudo influencer, fisicati, alti. Loro erano diversi. Tutto quello che è stato dato al fisico gli è stato tolto dal cervello. Anche qui 10 domande inutili e 40 grugniti. Mancava perfino quell’intesa caratteristica degli idioti e dei ragazzini di 14 anni.

Mi sono annoiato.

(#446, #427) Le persone si sono alternate e le discussioni sono annegate nella mediocrità dei luoghi comuni, di cui ho già parlato in passato.

Ripensavo a molte conversazioni che ho avuto con sconosciuti, molto diverse. Quando le persone si trasformano?

Le persone non cambiano mai, ma se non sai come sono, ogni volta sembreranno diverse.

Ma come diceva un vecchio adagio sui fruttivendoli. Se paghi un chilo avrai 900 grammi, se sei un amico 950.

Nessuno avrà mai il chilo. Ci si potrà avvicinare, ma nessuno potrà mai conoscere veramente una persona. Mai.

(#239) Quando sono in pubblico le persone hanno la maschera.

Per farle cambiare non resta che affrontarle in privato, dove i segreti saranno comunque protetti da una maschera, ma dove il resto potrà apparire a uno sguardo sagace. La conversazione si farà finalmente interessante.

Ma senza il coraggio, la sfrontatezza e l’intuizione nel fare le giuste domande e le giuste deduzioni, le persone resteranno misteriose e multiformi. Come la torre Velasca avvolta nella scighera milanese.

“Now you’re just somebody that I used to know”.

Correva l’anno 2011

Gotye – Somebody that I used to know