#461 – Gli oggetti sono un mezzo, non uno scopo della vita.
Sugli oggetti.
Sono sdraiato sul divano rosso, lungo due me. Osservo una candela che brucia. È rossa. Emana un piacevole profumo di ribes e scoppietta come un caminetto. L’occhio si allunga sulla tele, troppo grande per non vederla.
Guardo una delle mie serie britbox, ambientazioni bellissime, ma forse è la tele che le rende straordinarie. Ascolto da un hi-fi vintage di grande classe, raccolto anch’esso zoppo e rimesso a nuovo. Una copertina leopardata mi accompagna fedele, ma non fa per nulla freddo.
Luci e lucine dipingono l’ultimo tocco ad un’atmosfera che potrebbe essere riconosciuta ovunque. La mia.
XXX ne fa sempre una questione di soldi. Quando guarda una cosa, il suo primo pensiero è capire quanto costa. Sono diverso. Io voglio capire quello che un oggetto può dare alla mia idea di esperienza.
Sono nativo digitale, ma attribuisco un grande valore agli oggetti e ai materiali. Sentire il legno vero sotto i piedi scalzi, avere in mano un libro, un vinile, un computer di metallo (e non di plastica), tappeti di lana, una fotografia. Per me le cose virtuali non esistono: gli mp3, gli ebook, le call e nemmeno il cam-sex. Per il sex bisogna sentire la pelle.
Ma il valore lo misuro in maniera molto diversa da come si fa comunemente. Le persone attribuiscono un prezzo agli oggetti. Una macchina da settantamila euro, un orologio da dodicimila e via così.
Per me, il valore di un oggetto corrisponde alla quantità di energia emotiva persa a causa della sua mancanza. Un oggetto è sempre parte di un’esperienza, altrimenti è inutile.
Conservare cose che non contribuiscono a migliorare l’esperienza della vita è totalmente inutile. Penso a certi armadi pieni di vestiti inutilizzati, alle cassette con gli orologi, ai garage con le auto, ma anche a grandi quantità di oggetti di poco conto, accumulati, che tolgono spazio alle esperienze che contano veramente.
(#394) Non mi affeziono agli oggetti, ma alle esperienze.
Anche i luoghi sono esperienze. Sono l’atmosfera che ti trasmettono, la posizione, l’architettura naturale, quella degli esterni ma anche quella degli interni e quindi anche gli oggetti. Ma un luogo non è altro che l’emanazione della persona che l’ha creato. Accedervi è l’esperienza di entrare in contatto con lui. Pensate alla vostra cameretta.
(#417) Gli oggetti possono essere parte di un’esperienza e non di un fine. Inventarlo è complesso. Nelle categorie di fini disponibili, e più scelti, c’è sicuramente quello di possedere un oggetto, anche denaro. In forma più evoluta, anche raggiungere un certo livello di accumulo.
L’illusione di un fine di questo tipo è come il canto delle sirene. Siate lucidi. Cercate l’esperienza e non l’accumulo.
Guardavo un giovane che possiede un ristorante di successo, sposato con tre figli sotto i dieci anni. Nonostante il milione sul conto vorrebbe solo scappare, e non può farlo. I fatti della vita non possono essere pagati. “Money can’t buy my love” (The Beatles)
Allora gli oggetti sono un mezzo, mai un fine. Sono inutili?
Assolutamente no. Dire che i soldi non servono sarebbe da stolti, allo stesso modo gli oggetti. Rifuggo l’estremismo del minimalismo zen.
Ma non sono un fine. Una volta inventato, è sulla quantità e sull’utilità degli oggetti che si basa l’esperienza della vita.
Immagina di sentire la tua canzone preferita, di entrare nel mood, di iniziare a canticchiarla, quando qualcuno leva una nota. Ti sentirai levare la terra sotto i piedi. Allo stesso modo quando nel mezzo della tua esperienza di vita, la melodia, vieni privato di un oggetto, la nota. Fino ad arrivare alla privazione dell’intera melodia, quando è la persona ad andarsene.
È la privazione che definisce l’importanza di un oggetto, “mama knows best”.
Prima fa sparire un oggetto. Poi aspetta. Se nessuno in famiglia lo reclama, lo butta. Era inutile.
“You can’t always get what you want,
but if you try sometimes, well, you might find,
you get what you need,
ah, yeah”
Materializziamo la nostra esperienza di vita desiderata e poi scegliamo gli oggetti adatti. Non si può avere tutto, ma se ci proviamo, forse, potremo avere quello che ci serve.
Dalla collezione di vinili di mia nonna, un classico essenziale, corredato da un video che mi ha sorpreso. Gli Stones avrebbero potuto girarlo nel mio salotto, colori e candele sarebbero matchati al loro outfit.
Correva l’anno 1968
Rolling Stones – You can’t always get what you want