#468 – Definizione di essere umano, sovrappopolazione e problema climatico.
Sull’ambiente.
Oggi Bill Gates ha dichiarato che l’umanità non si avvia verso l’estinzione e che il mondo non è sull’orlo dell’apocalisse climatica. Una rivelazione.
Il sensazionalismo attecchisce nell’ignoranza e per questo è nata una foresta.
Il mondo è apparentemente complesso, ma in realtà è solo l’armonizzazione di un numero infinito di cose semplici. Anche la spiegazione del cambiamento climatico è estremamente semplice. Come quando cercate di chiudere una valigia prima di partire per un lungo viaggio in cui ci sono troppi vestiti, ci sono troppi esseri umani in questo pianeta.
“Essere umano = 2.800 kcalorie + 2 kg anidride carbonica + 200 grammi di feci.”
Ogni essere umano consuma risorse, ma la natura è stata così abile da creare un sistema che si mantiene in equilibrio, rotto soltanto dall’enorme crescita demografica che ha caratterizzato l’ultimo secolo, mai vista prima e figlia di un genio, o quanto meno un uomo molto fortunato: Sir Alexander Fleming.
Con una pillola magica abbiamo eliminato la morte dall’equazione della vita. Il resto l’ha fatto la morale. Ogni essere umano dovrebbe godere dei diritti minimi: il cibo, un tetto, il riscaldamento, la possibilità di riprodursi, di essere curato. Come dargli torto.
E allora non diventa un problema di sistema economico. Chi vorrebbe vivere come un sudanese invece che come un italiano?
L’iniqua distribuzione delle ricchezze non affligge il ragionamento, anzi lo mitiga. Se tutta la popolazione mondiale potesse raggiungere un buon tenore di vita, l’ambiente sarebbe ancora più devastato.
Frotte di persone, con enormi mancanze psicologiche ed intellettuali fanno parte della foresta e contestano tutto e il contrario di tutto: il nucleare, il carbone, le macchine, il petrolio, le big farma, le corps, i vegani, i vegetariani, i paleo e anche gli alieni e le scie chimiche, che ci stanno sempre.
Ma in questo modo ci si focalizza sul particolare e non sulla causa prima del problema.
Possiamo avere 8,3 miliardi di persone al mondo e farle morire di fame?
Non sembra accettabile. E allora?
Bisogna accettare dei compromessi, perché l’uomo ha sviluppato le tecnologie per la longevità e ora ne paga le conseguenze.
Bisogna decidere se prendere provvedimenti per ridurre drasticamente la popolazione mondiale o per fare un balzo tecnologico che ci permetta di sostenerla senza cambiare il clima. Alla fine è una domanda semplice.
(#420) La risposta a questa domanda deve venire dalla politica, che rappresenta tutta la popolazione del mondo e non da Greta Thunberg.
Non è responsabilità degli uomini di chiudere l’acqua mentre si lava i denti, ma dei politici di garantirgliela e del sistema economico che da loro dipende di incentivarne o disincentivarne l’uso. Se non fosse possibile è loro dovere investire per offrire alla popolazione una tecnologia sostenibile.
Anche se di moda, la decrescita felice, il veganesimo e il ricongiungimento con la natura non sono strade percorribili con questo numero di persone sul pianeta. Finirebbero solo per far morire di fame chi non può permettersele.
(#347, #348, #349) Invece di dare opinioni bisognerebbe cercare soluzioni tecnologiche e la politica dovrebbe prendersi le sue responsabilità.
Siamo fallaci quando analizziamo un problema dirompente basandoci le serie storiche. Chi avrebbe mai pensato ad una crescita demografica di questo tipo prima di Fleming?
Nessuno.
(#467) Bisogna cercare una soluzione che ribalti completamente il modo in cui siamo abituati a vedere le cose. Bisogna astrarre. Solo in questo modo si risolverà il problema del climate change. Un genio che inventa e la politica che lo segue. Sperando che poi non finisca come tra Oppenheimer e Truman.
“I see skies of blue,
and clouds of white,
the bright blessed day,
the dark sacred night,
and I think to myself,
what a wonderful world”
Correva l’anno 1967
Louis Armstrong – What a wonderful world