3 min. lettura

#469 – La musica riporta in vita il passato: Surf, America e Black Keys.

Oggi è mercoledì e mercoledì vuol dire cena coi bro.

Ecco il menu di oggi:

Antipasti misti con aggiunta salumi umbri.
Piatto unico: hamburger con cheddar, bacon, salsa agrodolce al pomodoro, salsa crispy, guacamole e cipolle caramellate e homemade brioche buns.
Dolce: Brownies al caramello salato con panna montata.

Cena molto ben riuscita, soprattutto la rivisitazione della famigerata salsa crispy del McDonalds.

Dopocena ci siamo piano piano radunati nel salottino con una bottiglia di Mirto.

(#237, #238, #325) Al centro del salottino c’è l’oggetto che genera più desiderio, ma anche più interesse. Come un enorme magnete, attrae tutte le povere particelle di ferro disperse nell’etere prossimale. Suadente come un incantatore di serpenti o martellante come gli operai che ristrutturano l’appartamento di sopra, il vecchio hi-fi emoziona e sorprende.

(#172) Solo i sensi possono strappare dall’oblio un ricordo sbiadito, tratteggiandone i contorni per riportarlo in vita.

Allora ci siamo seduti, insieme e abbiamo scelto un anno, distante abbastanza perché i nostri ricordi fossero quasi del tutto sbiaditi, il 2009.

Il volume è alto, tanto da sovrastare facilmente le nostre voci, ma non ci arrendiamo. Una canzone, un’altra e poi un’altra ancora. Gli occhi iniziano a perdersi, a vagare nel vuoto, nella memoria. Emozioni e sensazioni si alternano. Le storie dei ricordi, condivise, si perdono sotterrate dalla musica.

Dov’ero nel 2009?

(#23, #72, #173, #342) La scelta delle canzoni mi riporta all’estate. Ero negli stati uniti. A San Diego.

Passa Surf in the USA dei Beach Boys, che mi riporta ai pomeriggi con la tavola, quelli da bambino alto che si mimetizzava con gli adolescenti, senza avere la più pallida idea di come salirci sopra.

Passa Smooth Criminal di Michael Jackson. Ero sulla spiaggia quando la nostra vicina di ombrellone quarantenne ha iniziato a piangere disperatamente. Una ragazzina del nostro gruppetto si è preoccupata, è andata a consolarla, poi ha spiegato ai bro. Edotti, sono caduti per molto tempo in un silenzio deprimente. Io sono italiano, non sapevo chi fosse. Nei due mesi successivi mi hanno fatto ascoltare tutto di lui. Ora sono un suo grande fan.

21 Guns dei Green Day. Quando sono arrivato negli States non conoscevo nessuno dei loro cantanti. Era musica aliena che mi rendeva difficile socializzare. All’epoca tutti gli americani, anche bambini avevano di fianco al letto un fucile e la chitarra acustica. Come nei film. Io mi difendevo con la palla da basket, ma con la musica facevo schifo. Questa canzone mi ricorda gli sleep over, dove quelli più grandi limonavano le ragazze e noi ci chiedevamo perché.

Howling for you dei Black Keys è stata la canzone simbolo di quell’estate. La waves machine. Gli zaini fighi che portavano le due tavole. Il campus della scuola, talmente grande che al cambio dell’ora dovevamo fare le corse con lo skate per arrivare dall’altra parte. La discesa alla Spiaggia del Sale, che con il mare grosso risaliva 10 metri, riflettendo il sole sulla palestra della scuola. I serpenti a sonagli che non avremmo dovuto disturbare, condizionale. Le corse sulla spiaggia, dove incontra l’acqua, per allenarci a stare in piedi sulla tavola. La cera viola sulla faccia, come gli indiani, per evitare le scottature.

Potrei continuare, ma potrei diventare nostalgico, mentre invece sto vivendo il mio sogno lucido.

La scelta stasera è facile. Ascoltiamo loro. Una delle mie band del cuore. Ladies and gentlemen, welcome back the Black Keys.

Correva l’anno 2009

The Black Keys – Howlin’ for you

non ci sono ancora commenti per questa riflessione

Scrivi un commento

Your email address will not be published. I campi obbligatori sono contrassegnati *