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#471 – Quanto conta l’estetica nella scelta di un partner?

Quanto conta una parte nel tutto?

Possiamo forse dire che una mano conti più di un piede? Che il cuore valga più del fegato? Che la vista conti più dell’udito?

Sicuramente avremo delle preferenze personali. Magari dettate da un cartone visto da bambini, da qualche amico influente o dalla nostra fantasia.

Allo stesso modo la vita. Solo che non è così rigidamente definita come il corpo. Lo scorrere delle stagioni definisce il tutto, di cui le parti. E allora il ragazzo, guardandola, avrà i suoi gusti e l’entusiasmo giovanile porterà a esaltarle, trascurandone altre non meno importanti.

La musica è una parte della mia, nonché perfetta analogia.

Se la mia vita è un Do maggiore settima con l’undicesima aumentata, quella di un’altra persona potrebbe essere un Do maggiore, o un Do minore. Ognuno costruirà il suo accordo, il suo tutto, la sua vita.

Quando si sceglie una persona si ascolta l’intero accordo, a volte suonato, a volte arpeggiato. Ma è l’atmosfera che lo definisce, non la nota suonata in quel momento. Un Sol che segue un Do non avrà mai lo stesso sapore se segue un Si.

L’estetica diventa una parte del tutto.

Quando camminerai col tuo lui sul red carpet della prima del film della tua vita, sarà questa a incantare gli occhi degli spettatori, e il suo abito. Ma quando le luci scemeranno sulla porta di casa vostra, saranno ben altre note a essere suonate.

Allora l’estetica ritornerà a nascondersi nell’accordo per lasciare spazio alla capacità, alla protezione, alla simpatia.

Qualcuno potrebbe obiettare che nell’avventura di una notte, tutto questo potrebbe risultare insignificante, ma non mi troverebbe d’accordo.

Anche di un incontro fugace l’estetica non è che una parte, forse nemmeno una delle più rilevanti. Perché nel buio della notte, il giudizio sociale è cieco. Riacquista dignità solo se l’obiettivo non è godere, ma vantarsene con gli amici. Fioritura di insicurezze.

(#196) Come disse un mio allenatore quando avevo 14 anni: “Se avessi fatto sesso solo con le donne che mi piacevano avrei scopato poco… ho preso quello che c’era, mi sono accontentato e ho scopato tantissimo.”

Per fare sesso, non conta l’età e non contano nemmeno i canoni estetici, ma conta la chimica, l’occasione, la complicità del momento e soprattutto la bravura. Di bonazzi frigidi (e bonazze) è pieno il mondo. Parole di gelo, gesti inconsulti, totale egocentrismo e narcisismo sono le parti di chi ha un’estetica molto sviluppata. L’accordo diventa sgradevole, dissonante. Anche per una sola ora di passione.

Domandati che accordo sei veramente, non le note che gli altri vorrebbero che tu suonassi.

E poi cosa vuoi? La vuoi veramente quest’ora di sesso? O vorresti di più ma non riesci ad averlo.

Comunque aspettare un bonazzo quando si potrebbero avere molti ragazzi carini, è sempre una pessima idea.

(#357, #381) “Le cose vanno fatte non appena si possono fare.”, altrimenti le asticelle non si alzeranno mai.

Perché solo facendo esperienza si svilupperanno le capacità per valutare l’esperienza. Non puoi sognare una relazione senza mai averne avuta una. Così anche i tre giorni con quella compagna delle medie, acquistano un grande valore.

(#239, #293, #329, #349, #425, #431, #438, #446, #451, #457) Il tutto conta tutto. Ma la natura ci permette di trovare dei dettagli di cui innamorarci. Alla fine, restiamo delle menti semplici. Con un’insidia. Meglio menti semplici, che succubi dell’internet, pronte ad autodistruggersi sotto la malattia della fake authenticity sociale.

“I must fight this sickness,
find a cure,
I must fight this sickness…”

Correva l’anno 1982

The Cure – Pornography

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