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#472 – Femminicidi: il rischio di allontanare la normativa dalla natura dell’uomo

Oggi è mercoledì e mercoledì vuol dire cena coi bro.

Ecco il menu di oggi:

Antipasti: misti con salumi
Primo: Farinata di ceci
Secondo: Goulash con polenta.
Dolce: Panna cotta con caramello all’arancia, gel di lamponi o salsa di cioccolato.

Farinata piatto del cuore. Vini rossi notevoli. Ottimo lavoro dei bro.

Una cena per soli uomini con vino a fiumi è un crescendo rossiniano. Poi la conversazione esplode come una Coca Cola quando incontra le Mentos. Oggi fiumi di Coca Cola. Surfati con esperienza anche nelle rapide, cedendo solo alle cascate finali. Perché quando bisogna decidere tra l’interesse di pochi singoli e quello della collettività, io scelgo sempre quest’ultima. Veniamo all’oggetto del contendere.

Cinquantanove femminicidi all’anno in Italia sono circa la metà degli omicidi della sola Londra nello stesso periodo.

Vale la pena di interessarsene esistendo problematiche di rilevanza numerica enormemente superiore?

Possiamo limitare quattro miliardi di rapporti sessuali per 59 femminicidi?

A quanto sembra l’umanità si è dimenticata di essere tale. Animali destinati alla riproduzione, predatori dominanti, guidati dall’istinto che nei grandi numeri dominerà sempre la ragione.

Fino a quando i dati ufficiali dei femminicidi continueranno a essere così modesti e per quanto tragico possa essere seppellire un morto; ricordandoci di chi siamo dovremmo chiederci: perché prendere provvedimenti?

“Il rischio zero è un’illusione, e il costo per cercare di raggiungerlo è illimitato. Oltre certi livelli, la riduzione del rischio comporta costi non proporzionati ai benefici.” (P. Slovic)

Ma non mi limito a questa (banale) considerazione.

Quello che segue non vuole dare un giudizio morale, perché la morale non esiste, e nemmeno una constatazione scientifica, perché la scienza non è che un’altra etica (e si ritornerebbe al giudizio morale). Secondo il mio parere, l’idea di introdurre il concetto di “libero consenso” nel nostro sistema giuridico creerà enormi problemi alle donne. Mi limito al più importante.

“L’eteropessimismo consiste in disaffiliazioni performative dall’eterosessualità, solitamente espresse sotto forma di rimpianto, imbarazzo o disperazione riguardo all’esperienza eterosessuale.” (A. Seresin)

Infatti, tra le stranezze della nostra specie c’è l’urgenza riproduttiva. Una spinta riproduttiva che molte donne sperimentano come urgente, che s’intensifica man mano che la vita utile per farlo si riduce. In contraddizione con la normativa più recente.

Tanto più la normativa diventa penalizzante per gli uomini, tanto meno vorranno riprodursi. Questo processo in atto da tempo si sta intensificando e quest’ultimo provvedimento potrebbe essere la proverbiale goccia che fa traboccare il vaso, con enorme penalizzazione delle donne stesse.

“Tanto più il sistema sociale si allontana dalla natura dell’uomo, tanto più lavoro sarà necessario per tenerlo in equilibrio.”

Visto che secondo i dati dell’INVALSI gli italiani non sono in grado di comprendere un ragionamento come questo, sarebbe auspicabile che quantomeno lo facessero i loro rappresentanti.

Ma non è così e il rischio più che concreto è quello di mettere in ginocchio la natalità di un paese per proteggere 59 donne (numero che non riduce la tragedia individuale, ma pone un problema di proporzionalità nelle politiche pubbliche), o forse, per guadagnare il voto di 26 milioni, che sarebbe anche peggio.

Per fortuna che la natura rimette le cose a posto e gli uomini sono programmati per voler disperatamente fare sesso con le donne, altrimenti ci estingueremmo… O forse è proprio questo il problema?

“Soft lips are open,
them knuckles are pale,
feels like you’re dyin’,
you’re dyin’,
hot as a fever,
rattlin’ bones,
I could just taste it,
taste it,
you,
your sex is on fire,
Consumed,
with what’s to transpire.”

Nel frattempo e nel dubbio facciamo sesso

Correva l’anno 2008

Kings of leon – Sex on fire

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