#473 – O tempora, o mores: sulla cultura dello scarto e del riciclo.
Ecco una riflessione su questa traccia assegnata agli studenti di una quinta superiore del liceo scientifico.
—-—-—-—-—-—-—-—-—-—-—-—-—TRACCIA —-—-—-—-—-—-—-—-—-—-—-—-—
La cultura del consumo e dello scarto
L’accumulo di rifiuti di tutti i tipi (commerciali, domestici, industriali) ha pesanti effetti nocivi sulla salute delle persone e sull’integrità dell’ambiente. La negligenza nei confronti della corretta gestione dei rifiuti e fortemente correlata a quella che viene definita “cultura dello scarto”, tipica dell’odierna società consumistica e basata sul concetto dell’usa e getta”, per cui ogni bene materiale è esclusivamente finalizzato al consumo, mentre si trascura la possibilità di un suo recupero e riutilizzo. È una cultura che non scarta soltanto rifiuti oggetti, ma anche esseri umani, se non sono funzionali al sistema.
Commenta il passo proposto sotto, riflettendo sulla problematica in sé e sui risvolti, di ordine psicologico-comportamentale e di ordine socio-economico, che essa comporta sia sul piano individuale sia su quello collettivo,
“Questa “cultura dello scarto” tende a diventare mentalità comune, che contagia tutti. La vita umana, la persona non sono più sentite come valore primario da rispettare e tutelare, specie se è povera o disabile, se non serve ancora – come il nascituro -, o non serve più – come l’anziano. Questa cultura dello scarto ci ha resi insensibili anche agli sprechi e agli scarti alimentari, che sono ancora più deprecabili quando in ogni parte del mondo, purtroppo, molte persone e famiglie soffrono fame e malnutrizione. Una volta i nostri nonni erano molto attenti a non gettare nulla del cibo avanzato. Il consumismo ci ha indotti ad abituarci al superfluo e allo spreco quotidiano di cibo, al quale talvolta non siamo più in grado di dare il giusto valore, che va ben al di là dei meri parametri economici.”(Papa Francesco, «No alla cultura dello scarto», in Avvenire.it, 5 giugno 2013)
—-—-—-—-—-—-—-—-—-—-—-—-——-—-—-—-—-—-—-—-—-—-—-——-—-———
O tempora, o mores! (Cicerone)
Il 7 novembre del 63 a.c., il giorno prima di esaltare la folla romana, il grande Marco Tullio recita la sua prima orazione in senato contro Catilina, colpevole di stare tramando una congiura contro la città di Roma. Nella sua orazione, diventata leggendaria, cita la corruzione dei costumi dell’epoca rispetto al mos maiorum del passato.
Il 5 giugno 2013, con un discorso rabberciato e privo sia di sostanza che di retorica, Papa Francesco si dissocia dalla cultura occidentale dei consumi, citando nonna papera e attribuendole la taccagneria di zio Paperone.
Il risultato è ben diverso perché Papa Francesco non ha il talento di Cicerone, ma l’artifizio retorico che utilizza vorrebbe essere lo stesso.
“But you’re older,
shorter of breath,
and one day closer to death.” (Time, Pink Floyd)
Ricordare alle persone che il passato era meglio dell’oggi, è un metodo sempre vincente. Perché ieri eravamo tutti un giorno più giovani.
“Una volta i nostri nonni erano molto attenti a non gettare nulla del cibo avanzato.”
Mi domando se i nonni ricchi facessero la stessa cosa, o se forse stiamo dando per scontato che gli italiani sessant’anni fa fossero tutti poveri. Questo maldestro tentativo di fare breccia sull’ipocrisia cattolica delle famiglie italiane mi fa sorridere.
Nel corso della storia i disabili sono sempre stati carne da macello, a cominciare dalla famosa rupe da cui venivano gettati. Mi sembra che le loro condizioni non siano che migliorate e quindi il loro numero drasticamente aumentato.
Parlando degli anziani, sono considerati da sempre una vera piaga sociale. Sfortunatamente per i governi di ogni paese, Fleming è inciampato sulla pillola magica e ora sono la maggioranza. Rispetto a tutte le epoche storiche precedenti, però, la loro condizione è enormemente migliorata. Spendiamo un fiume di denaro per curarli, per farli arrivare nelle migliori condizioni all’ultimo viaggio e li viziamo nelle RSA, che solo 100 anni fa sarebbero state considerate residenze di lusso per ricchi.
(#472) Per i nascituri poi c’è sempre il solito problema del conflitto di interesse tra i diritti della madre e quelli del feto. Visto che quando la natura si mette di traverso, i diritti non si possono regalare a tutti in egual misura, non possiamo che difendere la donna. Nel 2025 non si può fare altrimenti. Non mi esprimo in merito.
(#468) Per quanto riguarda il cibo vale quanto scritto sopra. Se dobbiamo regalare il diritto di vivere agli anziani, se dobbiamo regalare a tutti il diritto di curarsi, se dobbiamo regalare ai nascituri il diritto di venire al mondo, diventiamo troppi su questo pianeta per essere sfamati alle condizioni tecnologiche attuali. È la natura che pone un altro limite insormontabile, fino all’arrivo (forse) di un altro Fleming.
Quindi caro Papa Francesco, cosa dovremmo fare esattamente?
(#384, #420) Invocare l’impegno civile in merito a materie che non sono di competenza del popolo è un’altra azione terribilmente ipocrita. Se il cambiamenti dei costumi non è imposto e non viene dall’alto, quelli esistenti non moriranno mai. Specialmente se si richiede alle persone qualcosa che va contro il proprio ES.
(#472) Possiamo prendercela con il capitalismo, ma nel corso della storia è stato l’unico sistema sociale che ha superato indenne qualunque rivoluzione. Questo perché tra tutti, è quello più simile alla natura dell’uomo. Il capitalismo è lo specchio dell’ES.
Durante i duemilacinquecento anni di storia moderna dell’umanità, ogni essere umano ha seguito il proprio ES, Papi inclusi. Vi ricordate di Stefano VI, Giovanni XII e Alessandro VI vissuti tra omicidi, amanti, figli illegittimi, vendita di indulgenze e altri atroci delitti. Sono questi i nonni a cui ti riferisci caro Francesco?
Non sarebbe il caso di affrontare il problema della malnutrizione in maniera meno manipolatoria?
Si tratta di un argomento complesso che tratta il numero di abitanti del pianeta e le possibili politiche di contenimento, la tecnologia applicata alla produzione alimentare di massa, la creazione di energia sostenibile (evitiamo la demagogia delle rinnovabili) e infine la responsabilità politica che dovrebbe guidare i leader mondiali.
Possiamo liquidarlo così malamente come ha fatto il Papa?
Ma ancora peggio di Francesco ha fatto la professoressa, che diventa figura incarnata dell’insegnante moderno. In questo caso reazionaria cattolica fino al midollo, ha manipolato una classe di ragazzi del liceo per portarla a scrivere una quantità di fesserie; abusando del suo potere e della sua (presunta) superiorità intellettuale, come un maschio adulto che picchia dei bambini, scrive senza distinguere chiaramente il suo pensiero da quello del Papa:
“È una cultura che non scarta soltanto rifiuti oggetti, ma anche esseri umani, se non sono funzionali al sistema.”
Questa frase merita tutto il disgusto che il grande Marco Tullio avrebbe provato leggendola. Disgusto verso la classe degli insegnanti, mediocre oggi come in passato, al netto delle sue (rare) eccellenze.
Quo usque tandem abutere, Papa Franciscus et ignota magistra, patientia nostra?
Nel frattempo ragazzi, teniamo duro.
“Most people think great God will come from the sky,
take away everything, and make everybody feel high,
but if you know what life is worth,
you would look for yours on earth,
and now you see the light,
you stand up for your right, yeah,
get up, stand up (yeah, yeah),
stand up for your right (oh-ooh),
get up, stand up (get up, stand up),
don’t give up the fight (life is your right).”
Correva l’anno 1973
Bob Marley – Get up, stand up