#483 – Epitteto: siamo attori del dramma della vita.
Cercavo una definizione della mia vita. L’ho trovata seduto su una poltroncina d’inizio secolo scorso, in velluto verde, posizionata in una zona defilata di una delle mie librerie preferite.
“Ricordati che sei attore di un dramma, e di quale dramma lo decide l’autore: di un dramma breve se lo vuole breve; di uno lungo, se lo vuole lungo. Se vuole che tu faccia il
mendicante, bada di recitare bene anche questa parte, e lo stesso per la parte dello zoppo, del magistrato, del privato cittadino: questo infatti è il tuo compito, recitare bene il ruolo che ti è stato assegnato; sceglierlo invece spetta a un altro.” (Epitteto)
Un dramma fatto di tanti giorni, come l’ultima settimana passata a letto con quaranta di febbre o come questo sabato milanese di inizio dicembre, stracolmo di persone e di lucine.
Domani si festeggia Sant’Ambrogio ma cade anche una ricorrenza personale importante, oltre alla prima della Scala: Una lady Macbeth del distretto di Mcensk di Dmitrij Šostakovič.
Sono stato svegliato tardi, da XXX, che ha deciso di presentarsi per pranzo. Non avendo alcuna voglia di uscire a mangiare, ho preparato un paio di prelibatezze per evitare che si lamentasse. Dopo pranzo ci siamo spiaggiati sul divano, avevo un album nuovo da sentire, sono rimasto sorpreso. L’album, pur non avendo un singolo degno di tale nome, ha un mood estremamente piacevole ed è a tratti vagamente non scontato. Farà da colonna sonora alla giornata.
Dopo essere scesi e aver comprato le ultime due tette della monaca rimaste sul banco di una bancarella saccheggiata, ci siamo divisi. Si è fatta sera, l’albero principale è finalmente acceso. Non c’è spazio per camminare perché il centro della piazza è stato occupato dal villaggio olimpico della stampa. Provo ad attraversare verso piazza Diaz e finisco con lo sbattere sulla lunga coda che proviene dallo stand di Massari. Una cinquantina di coraggiosi stanno aspettando il loro turno per uno degli ultimi panettoni disponibili.
Passo oltre ma la situazione non migliora, mi ricordo che al castello c’è la fiera degli Oh Bej! Oh Bej!. Piazzale Cordusio è impraticabile. Cambio piano e torno verso casa, mi fermo in profumeria, poi costeggio la Statale quando l’occhio mi cade sulla libreria che c’è di fronte. Non ci entro spesso ma mi piace. Decido di farlo. Nelle orecchie ho sempre Olivia Dean.
Mi sorprende una porta senza sensore, tiro, è pesante. All’interno la luce è molto interessante, l’ambiente è illuminato senza essere freddo, odio i neon. C’è silenzio e solo un paio di persone. Alle pareti librerie moderne fanno molto più casa che negozio, l’ambiente è caldo e confortevole, inizio a girare, ho una lista di libri da comprare, ma vorrei prenderli usati.
Entrato in una saletta piccola ma super d’effetto, la mia attenzione viene attirata da un volume di poemetti di Baudelaire, che cercavo da un po’ di tempo tra l’usato senza successo. Guardo il prezzo, è in forte sconto, come tutte le cose che non compra nessuno, ne prendo una copia.
Proseguo nel mio giro e la mia attenzione viene di nuovo attirata da un manualetto, anch’esso nella lista da tempo. Anche questo viene via a due soldi. Lo prendo e continuo il mio giro. La libreria è più grande di quello che sembra. Al piano inferiore, ben areato e rischiarato dalle luci della strada, ci sono i libri più tecnici e quelli scolastici.
Vedo la poltroncina. Mi siedo. Sul tavolino di fronte a me c’è il nuovo libro di Paul McCartney sui Wings, mi siedo e lo sfoglio. Molto bello. A un appassionato dell’epoca potrebbe piacere.
Mi concentro sul manuale, mi rimetto le cuffie e inizio a leggerlo. Aveva attirato la mia attenzione perché compariva in una nota critica dello Zibaldone, al Leopardi piaceva e l’aveva anche tradotto.
Mi aspetto il solito libricino stoico, sullo stile romano imperiale di Seneca. Non ci sono novità, ma un paio di osservazioni sono doverose. Uno stile così pragmatico, didascalico, prescrittivo e organizzato in cinquantuno punti, è abbastanza inusuale per l’epoca. Ricorda un più moderno rottame intitolato: i tredici segreti per vivere felici. Penso che questo sia il segreto del suo successo, nonostante dietro a questo opuscolo riassuntivo ci fossero concetti estremamente articolati e proposti in un percorso di studi lungo. Non bisogna farsi ingannare però, lo spessore qui c’è, nonostante l’eliminazione dal contesto abbia permesso ad altre etiche di appropriarsene, mutandone il significato intrinseco.
Leggo, sono veloce, non mi servirà molto. Mi colpisce come gli esempi vecchi di duemila anni siano super attuali. Esempi di vita vissuta, di tutti i giorni, consigli pratici come: sopravvivere alla morte dei propri cari, alla malattia, alla povertà, all’invidia, alla gelosia, agli istinti. Olivia Dean canta in sottofondo. La commessa al tavolo della sala mi osserva. La poltroncina, a dispetto dell’età, è comoda.
Le pagine si susseguono senza sussulti fino al diciassettesimo punto, dove, come una folgorazione ritrovo la definizione della vita. Tra tutte quelle possibili la trovo perfetta. Me l’annoto e rifletto.
Continuo, sempre senza sussulti, ma con un altro paio di spunti interessanti che vi proporrò in futuro. Finisco. La traduzione del Leopardi la leggerò un’altra volta. Oggi forse è un giorno del dramma non così drammatico. Guardo la signora, lei mi guarda per vedere se prenderò i libri o se sono il solito scroccone. Prendo tempo e rifletto sul valore di questo libro. Pur essendo molto lontano dalla mia filosofia, devo riconoscergli una grande dignità e forza prescrittiva, che ne fanno un capolavoro sopravvissuto a migliaia di anni di peripezie.
Per i tempi moderni rientra certamente nella categoria di libri per “stupidi che vogliono sembrare intelligenti”, come i pensieri di Marco Aurelio, che infatti lo cita a piene mani; mi domando come mai non sia ancora diventato virale su TikTok.
Raccolgo Baudelaire e vado a pagare. Esco.
Milano è bellissima, la Statale è tutta illuminata. Prendo la via di casa mentre rifletto sul dramma della vita e sulla brillante distinzione morale tra cose che possiamo controllare e cose che non possiamo controllare.
L’album di Olivia Dean giunge al termine mentre io apro il portone. Mi piace. In ascensore faccio un’ultima riflessione: visto che dobbiamo mettere in scena un dramma, cerchiamo almeno di deciderne la colonna sonora.
Correva l’anno 2025
Olivia Dean – I’ve seen it