#485 – Devo pubblicare i miei scritti?
Oggi è mercoledì e mercoledì vuol dire cena coi bro.
Ecco il menu di oggi:
Antipasti: misti con salumi.
Primo: elicoidali con polipo, pesto e pomodorini semiconfit.
Secondo: orata al sale con patate arrosto.
Dolce: caprese con gelato alla vaniglia.
Al terzo tentativo la pasta è venuta un vero capolavoro. La caprese, finalmente nel formato giusto, nella sua semplicità è una torta eccezionale e una pallina di gelato ci sta sempre bene.
Uno dei bro stasera ci lascia, se ne va, inizia una nuova vita. Dopo tanto tempo mi dispiace non vederlo più, tornerà a trovarci di tanto in tanto ma non sarà più la stessa cosa. Si occupava degli approvvigionamenti; ora dovremo riorganizzarci.
Questo mi ricorda che nulla è per sempre.
Vorrei che cambiassero solo le cose che non mi piacciono. Spesso invece sono proprio le cose che mi piacciono a venire a mancare.
Un anno e mezzo fa sono entrato in un gruppo, un solo gruppo e ci sono rimasto fino ad oggi. L’ho fatto per ragioni terapeutiche e ancora adesso scrivo per le stesse ragioni. Qualche tempo dopo Peppe mi chiese un contributo e io iniziai una rubrica, più o meno quotidiana, di musica. Nel corso del tempo questa rubrica è diventata il mio diario, poi si è evoluta in qualcosa di più letterario e filosofico, ora ci sono anche le poesie, ma resta sempre la raccolta dei miei pensieri.
Prima o poi dovrò decidere cosa voglio fare di queste song, che nel frattempo sono diventate 485 per un totale di 176.183 parole, ma intanto mi chiedo se da oggi non sia il caso di pubblicarle qui. Non so se ha senso lasciare le 484 precedenti dove sono, ma provo del dolore nel pensare che tutto questo lavoro fatto per il vecchio gruppo vada buttato. Fortunatamente, dall’inizio ho organizzato quello che scrivo in modo da averne diverse copie.
Qualche tempo fa mi ha contattato un editore, che si è imbattuto nei miei scritti e vorrebbe pubblicarli. Non mi sono ancora deciso. Scrivo cose complesse, non le leggerebbero in molti e non so se lo sforzo, e i compromessi, varrebbero la pena. O forse sono tutte scuse. So che il gruppo è piccolo, pochi leggono, le mie cose sono al sicuro dal giudizio mantenendo viva l’illusione di averle diffuse. La mia intimità è protetta anche se in pubblico. Odio mettere le mie cose in piazza e pubblicare vorrebbe dire farlo.
In ogni caso mi sto auto-producendo una raccolta, sempre in formato libro. Con tutto il rispetto delle cose virtuali, dopo essermi innamorato dei vinili, mi sono reso conto che gli oggetti fisici sono tutt’altra cosa. Li posso toccare, li posso vedere, sono presenti nella mia vita anche quando me li dimentico.
Quante volte ho visto una cosa online, sui social, o anche su qualche sito e poi me ne sono completamente dimenticato?
Infinite. Allora un libro stampato contenente i miei pensieri, o una collana viste le dimensioni, sarebbe sempre nella libreria, lo vedrei tutti i giorni e non potrei dimenticarmene. I miei pensieri finalmente diventerebbero una cosa reale, come se Silente li avesse appena estratti dalla mia mente con una bacchetta.
E allora le cose cambiano, il gruppo cambia, le persone cambiano, forse dovrei cambiare idea e decidere di farmi pubblicare. Non lo so. Alla fine odio i cambiamenti. Come tutti d’altronde.
Mi rassicuro allineandomi al pensiero del Gattopardo:
“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi.” (G. Tomasi di Lampedusa)
E spero che tutti questi cambiamenti mi riportino esattamente dov’ero prima: le solite cene, il solito gruppo. Posso solo sperare che sia meglio. Perché alla fine sperare non costa niente.
“Il futuro ha molti nomi. Per i deboli è l’impossibile, per i timidi è l’ignoto, per i coraggiosi è l’opportunità.” (V. Hugo)
Cerco di essere coraggioso con questi piccoli cambiamenti, allenandomi per i cambiamenti più importanti, anche se forse una delle sfide più importante della mia vita l’ho già affrontata. Qualcuno dice con coraggio, io non lo so, ma posso dirti, Chiara, che l’album è pronto sul mio comodino, sarà forse giunto il momento di affiancarvi un libro?
“Ch-ch-ch-ch-changes (Turn and face the strange),
oh-ch-changes, don’t want to be a richer man,
oh-ch-ch-ch-changes (Turn and face the strange),
oh-ch-changes, just gonna have to be a different man,
time may change me,
but I can’t trace time.”
Correva l’anno 1971
David Bowie – Changes