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#486 – Come ricchi e poveri devono inventarsi il loro fine della vita.

Ho la fortuna di frequentare una palestra dove non ci sono minorenni. Per allenarsi è una manna dal cielo, ma il fatto che non ci siano è un vantaggio anche per le altre attività, da tutti i punti di vista. Per un paio d’ore durante il pomeriggio, i bambini possono partecipare alla scuola di nuoto, ma si cambiano nello spogliatoio delle donne e quindi fanno macello altrove. L’unica seccatura è che occupano qualche corsia della piscina, che viene sottratta al nuoto libero.

Da qualche tempo, però, è comparso un ragazzino improbabile dall’età indefinibile tra i 12 e i 15 anni. Per accedere alla palestra, alla sala pesi e agli spogliatoi deve essere accompagnato. Visto che i genitori non hanno alcuna voglia di farlo, l’hanno scaricato a un personal trainer; il più sfigato tra tutti i PT della palestra, un ragazzo sui venticinque anni, basso, senza alcuna personalità, trapiantato al nord per raggiungere le sue ambizioni e con un fisico che: si fa prima a saltarlo che a girarci intorno. È l’unico fra tutti ad aver accettato un lavoro odioso pur di prendere i soldi che gli servono per sopravvivere.

Mi sono trovato ad osservarli diverse volte in situazione di condivisione di macchine o di spazi ristretti. Il povero ragazzino, che probabilmente è più grande di quello che sembra, sfrutta la sua ora più per avere un amico, il PT, che per fare palestra. Amico che conta di più anche del suo potenziale glow up.

Il che è interessante, considerato che il costo mensile di questo scherzetto si aggirerà sul migliaio di euro, a carico del papà, che probabilmente preferisce pagare che non occuparsi del figlio.

La cosa non è sorprendente, perché all’uscita delle scuole dei dintorni non c’è nemmeno una mamma a prendere i pargoli, ma solo tate, preferibilmente straniere, con un curriculum esemplare e sette lingue parlate. Il pargolo dovrà impararle tutte prima dei 10 anni.

Allora provo una certa compassione per entrambi. Per il povero PT, che sa di essere falso come Giuda e che recita la sua parte, evidentemente contro voglia, fino a tirare un sospiro di sollievo al termine del calvario. Per quanto sfigato, è un bravo ragazzo e sa che sta illudendo un ragazzino. Dall’altro provo compassione anche per il ragazzino che, in cerca di attenzioni, non ne ha trovate altre se non a pagamento.

In fondo, la vita dei ricchi è tanto diversa da quella dei poveri?

Sicuramente sì, se consideriamo l’accumulo dei beni materiali e delle comodità di cui possono godere e anche della disponibilità del bello, sapendolo apprezzare. Ma ci sono dei contro.

(#399) La gestione dei soldi e della fama è difficile. Sono una prigione dorata in cui non c’è più spazio per se stessi e per la propria privacy. Essere ignorati è il miglior modo per garantire la qualità della propria vita. Difficile esserlo non solo se si è famosi, ma anche se si è ricchi. Gli oggetti attirano le persone. I ladri di orologi lavorano tra via Montenapoleone e via della Spiga.

(#384) Ma la natura dell’uomo rimane la stessa, solo si dimostra in forme diverse, perché i soldi e la fama isolano le persone, rendendole sempre più sole.

Conoscevo un’anziana signora, che viveva in una villa del Palladio. Un giorno, parlando in mia presenza ma rivolgendosi a sua sorella, sempre benestante ma non ricca come lei, le disse che rimpiangeva quand’erano povere entrambe, perché erano libere. Mentre adesso era rinchiusa in una reggia e circondata dalla sicurezza privata.

Suo nipote a diciott’anni guida una Ferrari, ma è sempre seguito da una macchina di scorta e se vuole fare sesso ha sempre due ospiti che lo controllano, discretamente, ma lo controllano.

Guardiamo sempre quello che ci manca. I poveri guardano i soldi, come se fossero la panacea di ogni male, mentre i ricchi guardano i poveri, la libertà di cui godono e la maggiore genuinità delle relazioni che li legano.

(#417) Mi domando cosa sarà del nostro ragazzino tra dieci anni, sarà felice? O continuerà a usare soldi che non possiede per pagare la sua ora di felicità?

La risposta dipende dalla sua capacità di inventarsi il proprio fine della vita. Per farlo bisogna avere i mezzi e tra questi una persona che ci supporta genuinamente potrebbe valere più di molti beni materiali, a partire dai soldi.

Infine, è estremamente più difficile inventarsi il proprio fine della vita se si ha già tutto.

“I don’t know what, they want from me,
It’s like the more money we come across,
the more problems we see”

Correva l’anno 1997

The Notorious B.I.G. – Mo Money Mo Problems

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