#488 – Il turbamento provocato dal giudizio: lezioni di stoicismo moderno.
Per la serie “Saturday night dance”.
Entriamo in un vecchio portone, attorno a noi i muri della casa che convergono in una volta interamente tappezzata di lucine pendenti, che variano tutte le sfumature del giallo. Il corridoio prosegue per una decina di metri per poi sfociare in un cortile comune. Alcuni alberi di Natale fanno capolino dietro al muro al nostro fianco, proseguiamo, un altro corridoio si staglia in fronte a noi. Le luci sono bellissime, creano un’atmosfera cinematografica. Sbuchiamo in un cortile enorme, il chiostro di un vecchio convento contenente una composizione di alberi di natale illuminati.
XXX si perde nell’atmosfera e se ne va a zonzo fino a incappare in una pista di pattinaggio completamente integrata nel finto ambiente boschivo.
La mia mente si perde, come sempre in questi casi i pensieri passano veloci come lampi e devo riuscire a intrappolarli il tempo sufficiente a formulare un ragionamento razionale e ad appuntarmelo; è una questione di pochi minuti, a volte secondi.
Stamattina, discutendo con una persona ho cercato di fornirgli una regoletta pratica da usare, che possa aiutarla quando si trova in difficoltà ad affrontare alcune situazioni di attrito:
“Quando una cosa ti dà fastidio, stai giudicando”.
Per indole trovo sgradevole indirizzare le persone, per cui solitamente mi astengo dal farlo. Ritengo che questa regoletta sia utile perché non indica una direzione da seguire, ma aiuta a comprendere cosa stiamo realmente facendo (o abbiamo fatto).
(#384) Perché l’uomo è un animale solo marginalmente razionale e ogni tanto dobbiamo dare una mano al nostro IO nella guerra contro ES.
(#233, #292, #347, #348, #349, #372, #386, #393, #416, #438) Il mio interlocutore, spostato a vedere la natura da un punto di vista per lui inusuale, ha rifiutato la regoletta e ha addotto una sua opinione. Da manuale.
Eppure questa volta mi sono limitato a rendere più pratico un concetto che non è di mia elaborazione, così a sostegno della mia regoletta riporto le seguenti citazioni:
“Non sono le cose che turbano gli uomini, ma le opinioni che essi hanno delle cose.” (Epitteto)
“Se ti irriti per qualcosa di esterno, non è questa cosa a turbarti, ma il tuo giudizio su di essa.” (Marco Aurelio)
L’ira non nasce se non là dove si è creduto di subire un torto. (Seneca)
Non sono le cose che ci tormentano, ma l’opinione che ne abbiamo. (M. de Montaigne)
Potrei proseguire ancora a lungo perché questo è un argomento su cui letterati e filosofi si sono trovati relativamente d’accordo nel corso della storia, dai greci antichi ai tedeschi, Nietzsche incluso.
Empiricamente, è sufficiente fare dei tentativi di tanto in tanto per capire che la regoletta funziona discretamente bene.
Mi sono seduto su una panchina in pietra ricoperta da un lussuoso materassino offerto ai facoltosi passanti. Mi giro e mi trovo a distanza ravvicinata con uno dei pini che, dopo una prima impressione completamente errata, mi sono reso conto essere veri. Il profumo è inconfondibile. XXX ha trovato alcuni temporary shop dall’altra parte del cortile all’interno di capanni in ferro battuto, stile liberty. Ha puntato dei Lindor mentre in sottofondo suona Silent Night. Ne avrà ancora per un po’.
Torno ai miei pensieri. Resta il problema di cosa fare dopo, una volta che si è preso coscienza della ragione del turbamento. A questo punto la questione si fa dibattuta.
Gli stoici rispondono così:
“§1 – Di tutte le cose, alcune dipendono da noi, altre non dipendono da noi. Dipendono da noi l’opinione, l’impulso, il desiderio, l’avversione; in una parola, tutto ciò che è opera nostra. §6 – Di fronte a ogni rappresentazione che si presenta, abbi cura di dire subito: “Tu sei una rappresentazione e non affatto la cosa rappresentata. §8 – Non cercare che le cose accadano come vuoi tu, ma vogli che accadano come accadono, e sarai sereno. §20 – Ricòrdati che non è chi ti insulta o ti percuote a offenderti, ma l’opinione che tu hai che costoro ti offendano. §30 – Di ogni evento spiacevole, ricòrdati di rivolgerti a te stesso e di cercare quale facoltà tu abbia per trarne vantaggio.”
(#411, #487) Personalmente ritengo che sia una strategia condivisibile, ma con alcuni accorgimenti. Sicuramente ad ogni azione segue un risultato e a parità di contesto, alla stessa azione segue lo stesso risultato. Questo luogo comune è valido al netto delle prescrizioni di Hume e degli eventi esterni. Portare all’estremo la visione per cui la nostra vita dipende solo dalle nostre azioni diventa potenzialmente fallace, come tutte le posizioni estreme.
Bisogna tener presente che gli eventi esterni quantomeno riducono (o ampliano) le alternative a nostra disposizione, talvolta lasciandoci senza speranza. Da qui si genera una certa interdipendenza tra le due cose, che non ci permette in nessun modo di agire in maniera isolata.
Se la filosofia stoica dal punto di vista dell’approccio psicologico consigliato ha la sua validità, dal punto di vista strategico è assai lacunosa. Il problema merita comunque ulteriori approfondimenti.
(#476) C’è un’ultima postilla, per mantenere un approccio psicologico di tipo stoico il nostro IO deve essere veramente potente, il nostro ES domato e un po’ spento, il Super-IO particolarmente accondiscendente e non ci deve essere iridescenza.
XXX è tornat*. Ha rinunciato sia al suo drink poche, che ai suoi Lindor. Credo che sia uno dei rari casi in cui è riuscit* a mettere in pratica i principi stoici, come d’altronde capita a tutti noi. Perché l’allineamento tra i pianeti si verifica una tantum.
Allora accontentiamoci di qualcosa, che è sempre meglio di niente: avere una buona disposizione d’animo verso la vita, per come ognuno di noi possa definirla.
“Sweet disposition, never too soon,
oh, reckless abandon, like no one’s watching you,
a moment, a love, a dream, aloud,
a kiss, a cry, our rights, our wrongs,
just stay there, ‘cause I’ll be coming over,
and while our blood’s still young,
it’s so young, it runs, and won’t stop ‘til it’s over,
won’t stop to surrender.”
Oggi è sabato sera, cerchiamo di spingere al massimo questa sweet disposition, magari ci regalerà una serata d’amore. XXX andiamo, let’s dance.
Correva l’anno 2008
The temper trap – Sweet disposition