#491 – Rituali milanesi di fine anno.
Pensieri sparsi di una giornata qualunque di Dicembre.
Finalmente una grigia e uggiosa giornata degna del periodo. Milano è sotto una pioggia che sfoca la vista della sua skyline dal terrazzo. L’aria ha smesso di puzzare dopo quasi dieci giorni, sono contento, così passeggio più volentieri.
Prima di uscire mi giro e guardo l’angolo dei regali, i pacchi sono ancora troppo pochi, mi devo dare da fare. Quest’anno ho avuto delle idee carine, non sempre mi vengono e mi chiedo cosa le determini. In particolare ci sono due regali che spero vengano apprezzati e a cui tengo particolarmente.
Sono giorni così pieni che si fa fatica a goderseli. Guardando il mio calendario vedo che non sono previste sere libere fino al primo e mancano ancora quattordici giorni. Anche le giornate non sono da meno. La scelta dei regali occupa decisamente più tempo del loro reperimento. Allo stesso modo la scelta dei menu delle varie cene è quasi più onerosa della loro preparazione.
Domani la penultima cena coi bro prima di Natale sarà a tema messicano. Uno di loro ha trovato la Maseca in Sarpi e contiamo di farci delle belle cose. Per il dolce invece preparerò l’infusione prima di dormire. Vi aggiornerò.
Tra i vari riti dicembrini c’è quello delle cene. Compagni di scuola, lavoro, palestra, amici, parenti si incontrano per scambiarsi gli auguri per proseguire un rito che si trascina più o meno stancamente. Quello che è certo è che nei ristoranti della città, senza prenotazione, non c’è spazio nemmeno per mangiare una pizza da soli.
La palestra si sta svuotando progressivamente. Gli obblighi del periodo sottraggono tempo alle attività fisiche, già precarie e in discussione durante l’anno, ma saranno le cene e l’abbuffata delle feste a dare il colpo di grazia agli addominali. I propositi per il nuovo anno compenseranno questo periodo decadente, dando un nuovo slancio all’attività fisica e alla dieta a base di riso bollito e pollo scondito.
Milano è una città di immigrati: studenti, lavoratori, stranieri. Questa è la settimana in cui i più fortunati tornano a casa. Chi può permettersi un costosissimo biglietto per il sud sta preparando le valigie. Spesso dovrà affrontare un interminabile viaggio sullo spostapoveri stracolmo e puzzolente. Per una volta non è il pacco mandato al nord, ma quello che torna al sud.
I milanesi invece si preparano per la partenza. Dopo il tradizionale pranzo di Natale, che si terrà come di consuetudine in città, i guinzagli verranno slacciati e per capodanno non ci sarà più un autoctono nella City. Inizia il periodo della montagna e allora da Milano si trasferiscono a Cortina nelle iconiche due ore, cinquantaquattro minuti e ventisette secondi. Gli après-ski locali si riempiranno di ladri di orologi in trasferta, solo che loro giungeranno con lo spostapoveri.
Ma tornando a oggi, le strade sono ancora straripanti e credo che lo resteranno fino al termine di febbraio. Le Olimpiadi invernali prolungheranno il boom natalizio per due mesi abbondanti e il mito di Milano-Cortina verrà alimentato da un nuovo capitolo iconico.
Non resta che rimboccarsi le maniche. Natale sta arrivando, a me piace, perciò a mio modo cerco di mantenere viva la tradizione. Agghindiamo gli alberi, scegliamo i regali, impacchettiamoli e mettiamoli sotto l’albero. Scriviamo biglietti d’auguri e compriamo lo champagne. Leviamo i maglioncini dalla naftalina e prepariamoci per le foto di gruppo, ringraziando se ritraggono ancora tutte le persone dell’anno prima.
“It’s the most wonderful time of the year,
with the kids jingle belling,
and everyone telling you be of good cheer,
it’s the most wonderful time of the year,
it’s the hap-happiest season of all,
with those holiday greetings and gay happy meetings,
when friends come to call,
it’s the hap-happiest season of all”.
Correva l’anno 1963
Andy Williams – It’s the Most Wonderful Time of the Year