#492 – PIL e pregiudizi: ecco perché gli stipendi sono bloccati.
Oggi è mercoledì e mercoledì vuol dire cena coi bro.
Ecco il menu di oggi:
Antipasti: misti con salumi.
Primo: tortillas con gamberi, capricciosa, pomodorini e guacamole.
Secondo: fajitas con guacamole e verdure alla messicana.
Dolce: flan alla vaniglia.
Cena accompagnata da Margarita e Mojito.
Ci sono certe cene che scorrono via senza che succeda nulla: qualche gossip, qualche discussione di attualità di scarsa importanza, qualche considerazione su show ed eventi televisivi. Oggi non è andata così. È stata una discussione economica a monopolizzare la gran parte della serata.
Ci sono alcuni argomenti, tra cui quelli economici, di cui non ho mai parlato e, pensandoci, non me ne spiego la ragione. Visto che la cena mi offre lo spunto giusto, mi sembra un’ottima occasione per cominciare a farlo.
La domanda che sta saldando i nostri animi è:
“Ma è possibile che gli stipendi in Italia siano così bassi?”
Per farla breve, la risposta canonica data da un italiano medio è che i ricchi capitalisti sono estremamente cattivi e affamano il popolo composto da poveri e santi proletari, che si spaccano la schiena quotidianamente svolgendo lavori al limite dell’inumano.
(#428, #459, #487) Questo è innegabilmente un luogo comune, la cui accuratezza si è fortemente indebolita col passare del tempo. È un classico esempio in cui Hume comanda, quello che era vero in un certo momento storico, non lo è più oggi. Ma un’etica ancora dominante nel paese, la sinistra, non è stata ancora in grado di aggiornare la propria narrativa manipolatoria con qualcosa di più potente (e attuale).
(#296) Qualcuno potrebbe chiedersi come può ancora funzionare, visto che non corrisponde più ai fatti. È una domanda lecita con una spiegazione semplice. Le persone non comprendono i fenomeni astratti e men che meno i nessi, risultando dissociate.
(#462) Decidono quindi di fare un atto di fede e di schierarsi scegliendo un simbolo e la sua liturgia. Crediamo al paradiso, perché non dovremmo credere alla favoletta dei capitalisti e dei proletari nel 2025?
Se si riesce a passare oltre a queste e altre, che si riducono a chiacchiere da bar, allora si può cercare di indagare i fatti e rispondere alla precedente domanda sugli stipendi.
Il mio personale punto di partenza per affrontare la questione è il PIL (o prodotto interno lordo). Questa è una parolina economica astratta, come spread, che ricorre sui giornali quando è necessario manipolare la popolazione per orientare un voto o una decisione, ma di cui quasi nessuno conosce il significato. Come dicevo, proprio questa mancanza di comprensione dei concetti associati alle parole vizia la discussione di partenza.
La mia risposta breve alla domanda è che gli stipendi medi in Italia non possono aumentare, perché il PIL non aumenta. L’Italia è uno dei pochi paesi in Europa in cui il PIL è rimasto pressoché invariato negli ultimi quindici anni.
(#488) Questa tristissima constatazione sposta la colpa degli stipendi bassi dagli sporchi capitalisti ai poveri proletari.
Non sei d’accordo ovviamente, non ne dubito, ma prima quantomeno fai la fatica di continuare a leggere e di superare i luoghi comuni, inaccurati, più diffusi.
Il PIL, in breve, viene calcolato come somma di tutte le fatture delle imprese italiane e della pubblica amministrazione (fittizie), poi rielaborate per non contare la stessa più volte. Ma queste fatture altro non sono che il contributo che ogni lavoratore dà alla produzione di un servizio o prodotto italiano.
Invece che calcolare il PIL pro capite medio come fatturato totale del paese diviso per il numero di abitanti, che altro non è un esercizio di stile, sarebbe molto più interessante (ma complicato) calcolare il PIL come somma di tutti i PIL pro capite, che a quel punto non sarebbero più tutti uguali fra loro.
Si otterrebbe lo stesso PIL ovviamente, ma sarebbe molto più chiaro per chi lo legge, come mai questo non aumenta. Diventerebbe evidente che le ragioni riguardano il fatto che nel paese lavora una quantità ridicola di persone, che lavora poco (in termini di ore) e male rispetto a buona parte del resto del mondo.
Questa è la mera descrizione del problema in termini fattuali.
Dal punto di vista dell’etica questo è un enorme problema. Visto che i lavoratori sono pochi, e ogni voto vale uno, quelli delle persone inoccupate pesano molto di più. Per essere eletto, il politico di turno può solo proporre, in modi diversi, di lavorare di meno, andando ad erodere ulteriormente il PIL.
A questo punto della discussione iniziano i peggiori deliri che tendenzialmente propongono sistemi economici differenti, tra cui la regressione felice. Si tratta di una discussione sterile e meramente retorica, perché altri sistemi economici porteranno a problematiche diverse, che non possono essere trascurate per addurre il solo vantaggio locale come miglioramento alla situazione attuale.
Ma riuscire a spiegare la differenza di calcolo del PIL che ho esposto sopra a una persona del popolo, è già un’impresa quasi impossibile da portare a termine. Questo rende ogni discussione più avanzata nel merito ad appannaggio di pochissime persone. I più attenti coglieranno le implicazioni di quest’ultima affermazione.
Di questo abbiamo discusso stasera coi bro, che di sicuro non sono uomini del popolo, ma che una volta superati i luoghi comuni e le definizioni di base, cominciano comunque a parlare come capitani delle navi alla deriva nei mari del sud.
Mentre tutti urlano, li guardo e santifico i simboli, i partiti e la fede che evita che la maggior parte delle persone si umili nel dire cose che fanno solo sanguinare le orecchie di un ascoltatore preparato.
Per fortuna lo zio Paul è venuto in mio aiuto, a fine serata la playlist ha passato una canzone di Natale e il discorso si è spostato sui regali e sui consigli per tutti quei poveri bro che non hanno ancora iniziato la ricerca.
Correva il Natale 1979
Paul McCartney – Wonderful Christmastime
parole sagge
Sono d’accordo
rimani umile però, la verità non esiste (parole tue)
Non ho detto che è vero, solo che sono d’accordo