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#493 – Il passato diventa un rifugio dal presente e unica alternativa al futuro.

Sul passato.

(#29, #57, #319, #325, #469) Delle volte si fatica a vivere il presente e s’inizia a vagabondare tra passato e futuro, crogiolandosi nel primo e smettendo di credere nel secondo.

Oggi è il mio turno e nel mio continuo rivangare il passato ho fatto questa riflessione tanto banale quanto folgorante. 

Sono consapevole che per natura tendiamo a idealizzare il passato, rimuovendo le emozioni e gli eventi più negativi e rafforzando quelli positivi. Si tratta di un potente sistema di autopreservazione.

Ma c’è dell’altro. Se ci guardiamo indietro vediamo un tempo infinito, ma una discontinuità separa ciò che ci ricordiamo da quello che ci hanno raccontato. Mentre rivivo le mie esperienze personali, non posso esimermi dal ricordare le persone con cui le ho condivise: le facce dei bambini, poi diventati ragazzi e che ora vedo come adulti. Allo stesso modo faccio per me stesso, bambino coi bambini e ragazzo coi ragazzi. 

(#463) A seconda del momento della vita in cui siamo, questo introduce nel ricordo un nuovo livello emotivo, la nostalgia di essere più giovani. I ragazzi lo fanno rientrando nella scuola che hanno appena lasciato, gli adulti rivedendo un passato innocente e senza responsabilità e immagino succeda in tutte le età della vita, accentuandosi durante la vecchiaia.

La rappresentazione che ci creiamo nella mente è falsata, diventando incomparabile col resto del passato, che guardiamo con occhi sterili. 

Non che per il passato raccontato le cose vadano meglio. Spesso si dice che sono i vincitori a scrivere la storia e in una certa parte è vero. Il passato spesso non è fattuale, ma solo il frutto della narrativa dell’etica vigente.

Allora ricordare è come navigare in un mare pieno di secche dove ci sono i rottami del nostro passato, a volte sono navi luccicanti appena giunte, altre invece sono vecchi catorci in via di consunzione. Spesso non conosciamo nemmeno la loro provenienza…

Ma come se questo non bastasse, con la nostra barchetta potremmo imbatterci nei traumi che compaiono sotto forma di Maelström, inspiegabili in un mare calmo e poco profondo. Sono ben segnalati sulle carte di navigazione, ma per sfiorare certi ricordi a cui siamo particolarmente affezionati potremmo avvicinarci troppo, facendoci trascinare di nuovo nel profondo disagio che generano, risvegliando la PTSD sopita, che mai ci abbandonerà.  

Mi domando quindi se il passato sia nostro amico.

Per quanto mi riguarda dipende dal momento e dalla situazione. Per oggi mi accontento di rifugiarmici per scappare dal presente, avendo perso ogni speranza nel futuro. È una scelta di ripiego, quando sto bene e voglio evadere dal presente lo faccio nel futuro. 

Un mondo fantastico, completamente plasmato dalla mia immaginazione dove, al contrario del passato statico e immutabile, tutto può succedere. Un mondo imprevedibile che cambia in continuazione. 

Ma è in questa qualità che risiede la sua più grande insidia. Rifugiarsi nel futuro può portarci in un mondo fatato, pieno di colori e personaggi magnifici, tanto quanto in un mondo distopico, cupo, grigio e pieno di mostri il cui solo obiettivo è divorarci vivi.

Questo è il motivo per cui in momenti come questo, anche il passato è meglio che rischiare di vedere il futuro.

“Sometimes everything is wrong,
now it’s time to sing along,
when your day is night alone (hold on, hold on),
if you feel like letting go (hold on),
if you think you’ve had too much,
of this life, well hang on.”

Correva l’anno 1992

R.E.M. – Everybody hurts

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