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#494 – Amor, Cupiditas, Affectio: l’anatomia dell’amore.

Sull’amore

Su questo argomento penso si sia già detto tutto, infatti ho aspettato finora per parlarne, sperando di poter aggiungere qualcosa d’intelligente.

Uno dei libri che più mi ha colpito di quest’anno è sicuramente “Matrimonio e Morale” di Bertrand Russell. Al suo interno ho trovato un (relativamente) breve excursus sulla storia dell’amore; un punto di vista per me inedito, abituato a Catullo, Ovidio, Boccaccio e Stendhal.

Ho iniziato a scavare nel passato, ripartendo dall’antica Grecia, proverbiale culla della civiltà occidentale. Ho trovato difficilissimo uscire dai preconcetti della nostra epoca per osservare la questione nella sua complessità. Di per sé questo è già un dato estremamente significativo.

Prima di tutto mi sono sforzato di distinguere l’amore in quanto pulsione umana dalle sovrastrutture etiche e sociali che gli sono state costruite sopra.

(#361, #384) Non ho ancora parlato in modo approfondito dei moventi, perché è un tema su cui sto riflettendo, ma sono una parte importante della morale. La maggior parte di questi, se non la totalità (motivo della riflessione), sono di tipo biologico. Per questo motivo ogni mattina il mondo si sveglia e le persone iniziano a muoversi, invece che stare stese sul divano o sul letto.

Diventa fondamentale per l’etica incanalare questi movimenti per mantenere il controllo. 

Non tutti i moventi hanno la stessa forza, la pulsione sessuale probabilmente è il movente più potente fra tutti. Limitarlo è uno sforzo enorme, ma nel corso del tempo tutti ci hanno provato con alterne fortune.

Il metodo più intelligente è stato trovato dai cristiani, che sfruttando il senso di colpa molto prima che Freud proponesse la sua teoria tripartita, sono riusciti a ridurre drasticamente l’attività coercitiva, legando a doppio filo la gestione della pulsione sessuale al core della loro dottrina. Questo la dice lunga su quanto sia importante controllare la pulsione sessuale per controllare le masse.

Descritto sommariamente del problema, trovo inutile riscrivere cose che si trovano facilmente in letteratura, ma ho deciso di parlare d’amore perché diversi miei amici hanno voluto dei consigli. Sapete che io odio dare consigli, perché ognuno deve decidere autonomamente e non seguire una strada percorsa da altri ma, declinando, mi sono fatto delle domande figlie delle loro situazioni particolari, in primis la seguente:

Come faccio a migliorare la mia vita e a viverla pienamente?

Trovo un partner e mi accaso. Un raro caso di risposta univoca nei tempi moderni.

(#417) L’amore oggi è una risposta, ma non è sempre stato così. Se riuscire a mettere al mondo un figlio può essere considerato a buon titolo il fine ultimo biologico, l’amore di sicuro non lo è, ma l’etica ha inventato lo status sociale di accoppiato. Allo stesso modo di oro e diamanti che non si possono mangiare, non scaldano, non creano un ricovero, non curano e sono sostanzialmente inutili, allo status di accoppiato è stato associato un valore sociale enorme. Le persone sono state manipolate per pensare che vivere con un partner sia meglio che vivere da sole e che farlo per tutta la vita sia un segno di grande virtù. Per concludere che chi riesce a mantenere questo comportamento merita onore e gloria. La morale viene sovrascritta grazie a questa manipolazione, che rafforza enormemente il potere del Super-IO. Il fine ultimo dell’etica è ridurre i movimenti, cercare la stabilità delle masse, per controllarle più facilmente.

Tenendo presente che nulla è cambiato dal punto di vista della natura dell’uomo dai tempi dei romani, prendo l’epoca storica pre-cristiana come esempio. A quei tempi era ben chiaro a tutti quello che Freud ha espresso lucidamente duemila anni dopo. L’innamoramento e la pulsione sessuale sono fenomeni passeggeri e impetuosi e come tali vanno considerati. Non vanno confusi con l’amore romantico che non esiste, se non nella raffigurazione moderna codificata da Chrétien de Troyes nel dodicesimo secolo.

Lo descrivevano con tre parole: affectio, amor et cupiditas

Queste sono sicuramente molto utili per comprendere le relazioni con un’altra persona perché sono spogliate di ogni valore morale, al contrario di quelle odierne che sono intrise della dottrina cristiana.

Amor rappresenta la fase dell’innamoramento, delle passioni violente, della gelosia e del possesso. I romani lo temevano perché portava le persone a commettere azioni stupide, spesso contrarie al mos maiorum che invece andava perseguito razionalmente. In questa fase l’ES, a tratti, prende il controllo sovrastando l’IO.

Cupiditas rappresenta invece il desiderio sessuale, su cui non mi dilungo. Quando si presenta, l’ES prende il controllo totale e la parte animale si scatena. I romani non si spingevano a pensare che fosse giusta o sbagliata, ma si limitavano ad accertarne la presenza. In questo modo potevano concentrare l’attenzione dell’educazione su come governarla. 

Affectio rappresenta l’affetto stabile. Spesso si sente dire che le relazioni di coppia, dopo il primo periodo passionale, si spengono. Si tratta di una visione fuorviante di un concetto preclaro da milioni di anni. Una volta che la donna si è riprodotta la sua attenzione passa dalla ricerca del partner alla cura dei figli. Per questo vanno create le strutture sociali e non per giustificare ideali che non esistono, come l’amore romantico. L’affectio caratterizza la quasi totalità delle relazioni durature tra partner, escluso il periodo iniziale.

Guardando le cose da questo punto di vista, in maniera semplice si è chiarito immediatamente il concetto di amore e sono riuscito a guardare la sua codificazione nel corso della storia dei popoli: attività per me da sempre difficoltosa.

Questo naturalmente è un distillato introduttivo, ma servirà a riprendere il discorso in futuro, e servirà anche a tutti coloro che mi hanno chiesto consiglio per provare ad agire in maniera autonoma. 

A me resta comunque il dubbio: dobbiamo lasciare spazio alla cupiditas e all’amor, oppure affidarci all’affectio?

“Don’t you worry ‘bout what’s on your mind, oh my,
I’m in no hurry, I can take my time, oh my,
I’m going red and my tongue’s getting tied,
(tongue’s getting tied),
I’m off my head and my mouth’s getting dry,
I’m high, but I try, try, try, oh my,
let’s spend the night together,
now I need you more than ever,
let’s spend the night together now.”

Alla fine comanda sempre la #411, se non è il caso a guidarci è l’equilibrio. Nel frattempo prendiamo un vinile di peso dalla collezione di mia zia e riflettiamoci sopra.

Correva l’anno 1967

Rolling Stones – Let’s spend the night together

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