#501 – Sull’amare i figli: etica, manipolazione e autonomia
Sull’amare i figli.
In tre occasioni diverse nel giro di pochi giorni mi sono trovato a fare la stessa discussione.
I genitori devono amare i propri figli?
La risposta al giorno d’oggi è scontata, si devono amare i propri figli. Ma non mi accontento delle risposte ovvie, men che meno delle domande ovvie. Per questo mi sono interrogato prima su quest’ultima.
(#494) Le parole incriminate sono tre “devono”, “amare” e “propri”. La prima implica l’obbligo morale o imposto dall’etica, la seconda esprime implicitamente un concetto senza definirlo e la terza esprime il fatto che i figli sono una proprietà dei genitori.
(#437) L’educazione è la più raffinata forma di manipolazione e nella società attuale viene obbligata ai giovani dalle due etiche vigenti: la scuola e i genitori. Ma ricordiamoci che, a loro volta, i genitori sono stati giovani e hanno subito lo stesso trattamento. È la più potente etica vigente che controlla direttamente la pedagogia, favorendo o ostacolando la diffusione di un certo trattato piuttosto che di un altro.
(#384) Manipolare le mamme facendo leva sul loro senso di colpa potentissimo, quello di non essere una buona madre, è una delle cose più semplici. In questo modo si possono convincere facilmente a fare quello che i libri di pedagogia più in voga propongono. Nell’interesse di chi?
Ascoltando gli anziani, la GenZ è una delle generazioni più deboli che l’umanità abbia mai avuto. Tralasciando per un attimo gli assoluti e il risentimento, bisognerebbe considerare anche il fatto che potrebbero avere ragione. Ovviamente non c’è differenza nativamente tra una generazione e l’altra, i tempi per un mutamento biologico sono lunghissimi rispetto alle poche decine di anni che le separano. La differenza sta tutta nelle ragioni ambientali, che sono largamente determinate dall’etica vigente.
Ma questa generazione è veramente più debole delle precedenti. Non ho l’età per fare un paragone sulla mia esperienza e forse questo è un bene, perché così mi devo affidare a dati oggettivi e non sensazioni personali.
Questi raccontano una storia che sembra dare ragione agli anziani. La GenZ tra i suoi tratti distintivi ha la pochissima autonomia in tutti i campi, la quasi totale incapacità di risolvere un problema, l’inesperienza nella gestione degli attriti e delle relazioni di persona e la forte dissociazione che la porta a isolarsi in mondi che non esistono. Quasi un GenZ su due non lavora e non cerca lavoro (ISTAT, 42%), probabilmente per scelta vista la grande domanda.
Ma cosa c’entra questo con l’amore?
Tutto. Ne è la causa!
In primis un figlio non è un’appendice della madre (o del padre), ma un’entità autonoma e diversa da loro, non è “proprio” nel senso di proprietà. Segue la confusione relativa alla parola amore, la cui definizione può variare a seconda dell’etica vigente. E per concludere non si “deve” necessariamente amare.
Considerando la definizione corrente di amore, posso dire provocatoriamente che un figlio non va amato ma va aiutato.
(#460) Il problema è che l’amore, per com’è definito oggi, porta la madre a prolungare l’aiuto: oltre il necessario, oltre il richiesto e oltre il sano.
I figli sono geolocalizzati, accompagnati, intermediati nei loro rapporti con gli altri adulti come insegnanti ed educatori e sollevati da ogni responsabilità e attività pratica che potrebbe accompagnarli all’autonomia.
L’amore diventa la moneta emotiva che mantiene la madre disponibile ad aiutare il figlio e che diventa sempre più costosa per lui man mano che questi, per comodità, richiede più aiuto, sacrificando la propria autonomia. Il figlio paga con la colpa (se si separa), con la paura (se sceglie), con la dipendenza (se resta), con il blocco (se cresce).
Questo è il meccanismo che sta devastando un’intera generazione, alimentato dal senso di colpa delle madri e promulgato dall’etica vigente. Cui prodest? Ma non cadiamo nell’errore di dare tutta la colpa alle madri che sono semplici sicari nelle mani del loro mandante.
(#387) Il mio consiglio alla nostra GenZ è quello di emanciparsi, costi quello che costi. Se i boomer ancora governano il mondo è perché negli anni ’60 e ’70 hanno fatto la guerra ai vecchi dell’epoca, e hanno vinto. Mantengono il potere perché nessuno, fino ad oggi, ha avuto il coraggio di sfidarli.
Ma ce la faremo? Riusciremo a staccarci dalle console, dal telefono e a uscire di casa?
Guardando le piazze deserte dei paesi non ne sono sicuro. Potremmo cercare di hackerare il mondo dalla cameretta, potremmo avere qualche possibilità in più visto che i boomer sono dei boomer.
“Hush now, baby, baby, don’t you cry,
mamma’s gonna make all of your nightmares come true,
mamma’s gonna put all of her fears into you,
mamma’s gonna keep you right here, under her wing,
she won’t let you fly, but she might let you sing,
Mamma’s gonna keep baby cozy and warm,
hush now, baby, baby, don’t you cry,
mamma’s gonna check out all your girlfriends for you,
mamma won’t let anyone dirty get through,
mamma’s gonna wait up until you get in,
mamma will always find out where you’ve been,
mamma’s gonna keep baby healthy and clean,
ooh, babe, ooh, babe, ooh, babe,
of course Mamma’s gonna help build the wall,
ooh, babe, ooh, babe, ooh, babe,
you’ll always be “baby” to me,
mother, did it need to be so high?”
Correva l’anno 1979
Pink Floyd – Mother