#502 – Tutto ciò che inizia prima o poi finisce, resta solo da capire come.
Tutto ciò che inizia, a un certo punto, finisce; resta solo da stabilire come.
Solo qualche mese prima avevo scoperto come utilizzare dall’Italia il mio vecchio account americano di Netflix, non lo usavo mai, ma una mattina fui folgorato da questa immagine moderna, ma che puzzava vagamente di vecchio. Era sepolta nell’ultima pagina dei suggerimenti. Lessi la trama dello show.
Ero in montagna, sembra passata un’era geologica. Sdraiato su un divano blu, un po’ malconcio, dalla finestra guardavo le stelle sopra il bosco. Era una stanza di fortuna, in quel momento eravamo tanti ed ero stato sfrattato dalla mia camera.
Fortunatamente la stanza era grande e potevo disporne a piacimento, così mi ero portato qualche strumento musicale, parecchi dei miei aggeggi elettronici e, ovviamente, il mio portatile. Decisi di recuperarlo dallo zaino e di sfruttare i cinque giga bonus che la Tim mi aveva gentilmente messo a disposizione durante l’estate per integrare il mio misero abbonamento internet.
Ovviamente la saponetta andava messa all’esterno, perché gli spessi muri di pietra interferivano con il segnale; la posizionai sul davanzale della finestra, fuori dalla zanzariera.
La serata era tersa, arieggiata e nonostante non ci fosse alcuna luce esterna, era rischiarata da una Luna pressoché piena, che in quel periodo dell’anno ti disegna l’ombra quando cammini; la finestra guardava le cime delle montagne, le stelle stavano in alto, sopra i boschi misti di faggi e querce e non c’era una nuvola.
Fu a quel punto che misi lo show che mi aveva incuriosito la mattina. Dopo esattamente otto minuti e quaranta secondi, partì la sigla, mi fermai e uscii a riflettere. Al netto della storia, che ancora doveva venire, mi fu chiaro fin da subito che mi ero imbattuto in qualcosa che avrebbe ridefinito gli standard a venire. Mentre pensavo guardavo le stelle sopra i boschi di querce, come la telecamera le aveva guardate poc’anzi sopra gli abeti.
Il tempo è passato, nove anni e mezzo, la data esatta l’ho trovata su Netflix: era il 16 luglio 2016, sabato. Dopo questo inizio e innumerevoli altre vicissitudini, siamo arrivati alla fine il primo gennaio 2026.
Ho atteso la sera perché ci fosse la giusta atmosfera. Ero più terrorizzato di sapere come sarebbe finita, che dalle scene di guerra. Non sempre le persone hanno la forza di scrivere quello che va scritto, soprattutto gli sceneggiatori che non hanno un colpo di scena per il finale. Ma un buon finale (scontato) è meglio di un finale spettacolare che diventa una farsa (come successe per Lost o Game of Thrones). Aspettative rispettate, buon finale divisivo.
Col passare del tempo, però, il finale sarà dimenticato, e anche i dettagli su cui si discute passeranno in secondo piano, lasciando spazio all’unica cosa che conta, il valore dell’opera nell’immaginario collettivo.
Ci sarà spazio anche per un’altra cosa: l’accettazione della fine. Dopo quasi 10 anni Stranger Things è terminato, poco importa come e perché, si chiude un’epoca. Per tanti ragazzi suppergiù dell’età dei protagonisti è giunto il momento di fare i conti con il tempo che scorre.
Del resto si tratta di uno show che gli americani chiamano “coming-of-age” e gli italiani più didascalicamente “romanzo (o spettacolo) di formazione”. Riguarda il passaggio dall’infanzia all’età adulta. Proprio questo mi ha fatto riflettere.
Come farà Nancy a scrivere articoli di cucina dopo essersi identificata per anni in Rambo e aver abbrustolito creature che a confronto Sigourney Weaver parrebbe una comportamentista di pappagalli?
Come farà Jim Hopper a tornare a sedare le liti tra vicini 90enni dopo essere diventato più esperto di Jason Bourne?
Come farà Dustin a progettare termostati per le lavatrici dopo aver creato congegni che permettevano di parlarsi tra mondi e distrutto un ammasso di materia esotica?
È forse il caso di chi si è bruciato tutto all’inizio? Appetite for destruction?
(#417, #490) Spero per tutti, personaggi, attori e fan che siano in grado di superare questa crisi e di riuscire a crearsi un nuovo scopo nella vita che non gli faccia rimpiangere tutti i giorni quelli precedenti. Tutto inizia e tutto finisce, l’importante è che ogni fine corrisponda sempre ad un nuovo inizio e non alla nostalgia di quello che è stato.
“So, gather up your jackets, move it to the exits
I hope you have found a friend
Closing time, every new beginning
Comes from some other beginning’s end, yeah” (Closing time – Semisonic)
Prendiamo esempio da David Harbour che ha chiuso con un supereroe americano per diventare una super-guardia rossa.
La canzone di stasera non poteva non essere a tema e se la vita è una collina, running up that hill, un grande classico dalla collezione di vinili di mia zia. Godiamoci la fine.
Correva l’anno 1985
Kate Bush – Running up that hill