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#504 – Vivere nel branco o morire da soli?

Si può avere successo conformandosi agli altri?

Per la serie “Saturday night dance”.

“Cantami, o diva, dell’insana urgenza
del poco comune uomo a volare,
della guerra feroce per uscire dal branco
e dei continui crolli sull’impervia salita
che porta alla radura sulla montagna.

Diviso tra il sollievo di essere invisibile
e la fame di esporsi, solo,
mirando dall’alto, il destino si compiva.
A quel punto solo il fato
poteva ancora fermare la perizia.”

Guardati intorno, la sera è scesa, la città è fredda e le moderne luci creano effetti cinematografici, che incastonano i viandanti in scene iconiche. Branchi di ragazzi eccitati invadono le strade e le piazze, indossando vestiti che assomigliano a divise e sfoggiando tagli di capelli così simili da ricordare i Beatles, diretti verso i locali che infuocheranno la loro serata.

Tu cammini fra loro, accetti le regole, dopo aver passato il pomeriggio a vestirti, pensando a cosa dire e fare stasera: a volte per essere qualcuno, a volte per cercare di non sembrare nessuno.

(#424) Passi la vita cercando di non restare solo, ma non ti è chiaro il movente, perché la vita è movimento continuo, che richiede di essere maestri dell’equilibrio.

E allora mentre ti incammini verso quella discoteca, ti domandi se sopravviverai alla serata e a quanto dovrai bere per trovare la forza di fare quello di cui hai paura. Perché il banco protegge, ma annienta. Stare nel branco è una soluzione sicura, adesso ragazzi, poi adulti e infine anziani, il branco ci protegge, ma ha le sue regole.

Ma finché ne sarai parte, non sarai mai nessuno. Tu vuoi sperimentare, imparare, riprovare e riprovare ancora. Ma questo il branco non te lo lascia fare. Allora vedi quella ragazza, ti piace, ma ci son troppe persone perché ti possa notare. Capisci che ti sarà dato solo quello che il capobranco ha deciso.

La strada è segnata, ma ti domandi cosa puoi fare.

L’unica soluzione è uscire, andarsene, sparire. Ma la strada è tortuosa e lo spazio è poco, corpi ammassati ti rallentano; poi gli amici si allarmano, ti chiamano, tu non rispondi. Raggiungi l’uscita, la calca diminuisce, t’incammini in cerca di un tram notturno. Il tuo telefono continua a suonare, ma tu non vuoi parlare, lo spegni.

E adesso?

Entrare in un branco è sempre molto più facile che uscirne. Arrivi a casa, dormi. I giorni a venire sono difficili. Ti trovi a parlare con persone che ti rendi conto essere solo inutili conoscenti, che cercano in ogni modo di tenerti con i piedi per terra. Ma tu vuoi volare, librarti lassù, nel cielo, per essere sicuro che lei ti veda, solo te, e s’innamori del tuo essere speciale.

Allora cominci la scalata della montagna, impervia, difficile e piena di difficoltà, in cui dovrai sviluppare la tua perizia. Le crisi, i ritorni, il mostro della solitudine, ma resisti e si fa chiaro, man mano che sali, l’orizzonte.

Affronti la scalata da solo, imparando in pochi giorni quello che non hai imparato in anni. Vedi le persone alle pendici, il tuo branco, nulla è cambiato, a parte te. Ti accorgi della pochezza di coloro che reputavi amici, da tutti i punti di vista. Il processo di affrancamento inizia quando, superate da solo le prime esperienze, di colpo ti rendi conto della differenza tra te e loro e termina quando per nessun motivo al mondo vorresti rientrarci.

Arrivato alla radura ti metti un paio di ali e con coraggio ti lanci nel cielo, ma ormai sei pronto, nessuno ti può fermare. E mentre svolazzi leggiadro la vedi, lei ti vede e chiede chi sei alle sue amiche.

Qualche giorno dopo uscite, lei è in balia di te, non sei più uno dei tanti, ma sei semplicemente tu.

Camminando sulle stesse strade di quella sera, circondato dal branco, capisci che essere sociali non vuol dire essere come loro. Sfilando mano nella mano con lei in disco, attiri gli sguardi come se stessi esibendo la Coppa dei Campioni. La serata vola, e tornato a casa prepari lo zaino per la nuova montagna che dovrai scalare, un nuovo viaggio, una nuova avventura.

Nessuno ti tratterà, né invocherà il tuo fallimento questa volta. È la vita di un uomo poco comune, che non si accontenta di quello che decide il capobranco. Non è per tutti, ma i predestinati non devono mai smettere di crederci.

È sabato e prima di partire per una nuova scalata, godiamoci la serata. Mettete il vostro vestito migliore, ritoccate i capelli e non dimenticate la skin care. Let’s dance

Correva l’anno 2013

Train – Drive by

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