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#505 – Sull’informazione: anatomia dello stufato mediatico

È vero che dovremmo leggere il giornale tutti i giorni?

L’unica scelta vincente rispetto alla necessità di informarsi è di non informarsi.

(#361, #384, #476) D’altro canto qualunque etica impone by design l’obbligo d’informazione. Ne segue che rifiutare di informarsi si trasforma in una guerra che non si può vincere e allora bisogna andare alla ricerca dell’equilibrio:

“(#411) …nella vita, determinare la miglior strategia prevede il contrario, è come tagliare un vestito. Se è troppo piccolo rischia di strapparsi e lasciarci in mutande e camicia, se è troppo grande ci trasforma in Pulcinella, una maschera. ”

Purtroppo è particolarmente complesso trovare un equilibrio nel caso dei media italiani.

Il motivo della complessità è da ricercarsi nella definizione stessa di “informazione” che, anche in questo caso, come per giustizia e libertà, non esiste. Nel corso degli ultimi tre secoli, da quando è nata, l’informazione pubblica ha ricoperto almeno sei diverse finalità.

Nel diciottesimo secolo non esistevano scuole pubbliche e le parole informazione e formazione si sovrapponevano dal punto di vista del concetto; informare implicava di fornire l’educazione di base, ovvero i mezzi necessari al popolo per formarsi una coscienza critica e per analizzare quelle che oggi si definirebbero informazioni.

“Lo scopo di un’enciclopedia è raccogliere le conoscenze disperse sulla superficie della terra e mostrarne il sistema generale agli uomini tra i quali viviamo.” (D. Diderot)

“L’Illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. […] L’uso pubblico della propria ragione deve essere sempre libero.” (I. Kant)

Ma si palesò subito l’altra faccia della medaglia.

“È pericoloso avere ragione in questioni in cui uomini accreditati hanno torto.” (Voltaire)

All’inizio del secolo successivo si formarono le democrazie moderne e sia la definizione di informazione, sia la sua finalità subirono una profonda rivisitazione.

“La conoscenza è la vera anima di una repubblica.” (T. Paine)

“La stampa è, per eccellenza, lo strumento democratico della libertà.” (A. de Tocqueville)

L’informazione fu trasformata in uno strumento che, secondo i liberali dell’epoca, doveva asservire la democrazia coinvolgendo l’intera popolazione nella vita politica.
Emerse di nuovo il problema sottolineato da Voltaire, ma in maniera diversa. Fu una tra le menti più geniali degli ultimi trecento anni a sottolinearla con la sua usuale eleganza:

“Le idee dominanti sono quelle della classe dominante.” (K. Marx)

E fu questo aspetto ad essere meglio analizzato a partire dalla metà dell’ottocento, fino ad arrivare al primo ventennio degli anni 2000:

“Il suddito ideale del dominio totalitario non è il nazista o il comunista convinto, ma colui per il quale la distinzione tra fatto e finzione non esiste più.” (H. Arendt)

“L’informazione non produce più senso, ma neutralizza il senso.” ( J. Baudrillard)

“L’opinione pubblica non nasce più dalla discussione pubblica, ma viene prodotta dagli apparati di potere della politica e dell’economia. […] Lo spazio pubblico diventa manipolativo quando non funziona più come mezzo di comprensione reciproca, ma come strumento di dominio.” (J. Habermas)

“Il modo più intelligente per mantenere le persone passive e obbedienti è limitare rigidamente lo spettro delle opinioni accettabili.” (N. Chomsky)

Tornando agli attuali media italiani bisogna considerare un ultimo aspetto:

“Ci stiamo divertendo fino alla morte.” (N. Postman)

L’informazione di oggi non è altro che un contenitore dove la notizia è solo una minima parte del contenuto, come una spezia nello stufato, mentre la carne e il sugo non sono che puro intrattenimento.

Allora quando si legge un giornale bisogna farsi almeno tutte queste domande:

Qual è l’etica a cui afferisce? (chi è il proprietario? Chi sono gli sponsor principali? Chomsky docet)

Nell’articolo che sto leggendo quali righe fanno riferimento alla notizia? Quali all’intrattenimento?

La notizia che sto leggendo è vera?

Se la notizia deriva dai dati, questi dati sono veri o sono stati manipolati? (“How to lie with statistics”, D. Huff)

Se ci sono opinioni di grandi personaggi alla base del ragionamento sono vere? A quale etica afferiscono questi grandi personaggi?

Qual è il vero fine per cui è stato scritto questo articolo (che non è informare)?

Sulla base di questi presupposti posso riportarvi la notizia che mi ha colpito leggendo un giornale di oggi.

La Federazione Elvetica ha annullato una serie di eventi gastronomici e musicali legati alle olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Questa sarebbe una notizia poco interessante di per sé, ma i vari giornalisti che dovevano riempire il contenitore hanno saputo trasformarla in intrattenimento.

Hanno aggiunto altre informazioni assolutamente inutili. La Svizzera avrebbe cancellato gli eventi perché una famosa trasmissione di Rete Quattro pare abbia messo in discussione l’intero sistema giudiziario e giuridico svizzero. Allora gli Svizzeri avrebbero risposto che gli italiani che parlano sono quelli che hanno fatto crollare il ponte Morandi.

L’articolo è stato trasformato in intrattenimento, un talk show scritto in cui la controparte svizzera, però, non era presente. Così una notizia neutra ha potuto, con qualche espediente, attirare i click degli italiani che adorano il gossip, la polemica, la gente che litiga, ma soprattutto il poter giudicare (male); Piersilvio che grande errore hai fatto con la Barbarella.

Attirata la mia attenzione non ho potuto esimermi dal fare una piccola verifica sulla stampa internazionale. Il risultato è che la stampa italiana è l’unica che ancora si occupa della notizia di Crans Montana.

Ma se l’evento è successo il trentuno dicembre e la notizia data il primo gennaio, mi domando di cosa sappia lo stufato diciotto giorni dopo…

Per tutti voi che vi informate, solo perché non potete esimervi, quando leggete un articolo o peggio quando guardate il telegiornale, tenete presente quanto vi ho scritto oggi, perché altrimenti rischiate di finire all’ospedale con una bella gastroenterite; e come sicuramente saprete, di gastroenterite si muore.

“You walk into the room with your pencil in your hand,
you see somebody naked and you say, “Who is that man?”,
you try so hard but you don’t understand,
just what you will say when you get home,
because something is happening here but you don’t know what it is,
do you, Mr. Jones?”

Ma quindi qual è l’equilibrio che ci eviterà l’ospedale?

(#437) Considerata la mia metafisica dell’etica, la scelta migliore è sempre quella di non informarti. Nel caso tu non riesca ad evitare di farlo, non posso che consigliarti di evitare i telegiornali e i talk show, concentrati sulla carta stampata, isola le notizie e ricordarti che l’educazione, ambito in cui rientra l’informazione, è la più raffinata forma di manipolazione.

In breve, se non ti piace il sapore e l’odore di quello che mangi, sputa, non inghiottire solo per compiacere il cuoco. Ma se riesci ad evitare di mangiarlo è sempre meglio…

Correva l’anno 1965

Bob Dylan – Ballad of a thin man

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