#506 – La teoria della canoa: La dignità di accettare quello che possiamo fare.
Perché in un'organizzazione c'è sempre chi rema contro?
Oggi è mercoledì e mercoledì vuol dire cena coi bro.
Ecco il menu di oggi:
Antipasti: misti con una nuova selezione di funghi.
Piatto unico: risotto alla milanese con ossobuco.
Dolce: strudel di mele.
Abbiamo affiancato un esperimento ad un nostro cavallo di battaglia, che è riuscito solo a metà. Non avevo mai fatto uno strudel prima e per quanto fosse molto buono di sapore, aveva alcuni difetti tecnici.
Come sempre con la pancia piena giunge il tempo delle storie; da circa un anno uno dei bro si è trasferito a Milano, emigrando dalla profonda provincia padana, vicino al grande fiume. Ha qualche anno in più e oggi ha colto l’occasione per raccontarci meglio della sua vita.
Nato e cresciuto in un piccolo paese, i primi problemi sono venuti con l’adolescenza, quando in un luogo rurale i giovani hanno iniziato a rifuggire il lavoro nei campi, generando un potente cortocircuito dai molteplici effetti.
I più evidenti, anche ai meno esperti, sono due. Viene infatti da domandarsi che possibilità di sostentamento ci siano in campagna per coloro che non vogliono fare gli agricoltori. Non molte, a parte qualche predestinato che grazie ad anni di studi riesce ad emergere e a prendersi quelle poche disponibili, agli altri non resta nulla.
(#492) Questo spiega in parte il motivo per cui la forza lavoro in Italia è così risicata, un concetto di cui ho già parlato in astratto, ma che stasera ha assunto contorni degni di un libro di Verga. Ma racconta anche del secondo effetto, la deriva che l’essere umano prende quando aumenta a dismisura il proprio tempo libero.
Nella lunghissima carrellata di persone e aneddoti della serata, ce ne sono alcuni che ho deciso di raccontare per riportare sulla terra un concetto astratto; mi sono limitato a quelli dei ragazzi che facevano parte della compagnia con cui il bro è cresciuto.
Lorenzo vive con i suoi genitori e dopo aver svolto qualche lavoretto saltuario al termine delle superiori, ha deciso che non faceva per lui e ha cercato di diventare un giocatore professionista di GTA. La fortuna non è stata dalla sua parte così ha scelto di dedicarsi alle droghe ricreative fino a che un giorno, in preda alle allucinazioni, si è lanciato dal balcone del secondo piano. Ha avuto la (s)fortuna di cadere su un furgoncino parcheggiato, che stava rifornendo di temperini l’edicola sotto casa. Non si è mai ripreso, però è passato legalmente dalle droghe ricreative a quelle terapeutiche.
Andrea, non avendo la fortuna di avere ereditato la casa dal nonno come i genitori di Lorenzo, deve guadagnare i soldi per pagarsi i vizi; così due settimane fa è finito sui giornali nazionali, dopo essere stato pizzicato nel centro di un paesino dal nome raccapricciante a trasportare trecento pastiglie di MD. È da mesi in custodia in carcere, per la disperazione di tutti gli avventori della locale discoteca, il cui nome è forse anche più raccapricciante di quello del paese.
Marco è ricoverato da quattro mesi e agli amici ha parlato di long covid. Ma le persone più care sanno che si tratta di altro, dopo due anni passati ad inalare cocaina a digiuno, il suo fisico è crollato e non si riprenderà. Il lato positivo è che la famiglia sta rifiatando, dopo essere finita sul lastrico per mantenere il vizio del figlio; in ospedale è a carico dei contribuenti.
Alessia ha tre figli, avuti da tre diversi uomini. Senza casa, senza lavoro, senza padre, vive con la pensione della madre malata. Ha preparato una petizione pubblica per promuovere una legge che stabilisca la reversibilità della pensione dal genitore al figlio.
Martino e Francesca hanno un bambino di tre anni, vivono a casa dei nonni materni e percepiscono entrambi la Naspi, dopo essersi presi un anno sabbatico per cercare un lavoro che valorizzasse davvero la loro carriera scolastica di diplomati all’istituto tecnico con il minimo dei voti.
Per non dilungarmi mi fermo qui, ma il nostro bro è riuscito a rendere divertente il racconto, inserendo dettagli che mi rifiuto di raccontare, ma che gli hanno permesso di snocciolare almeno una trentina di aneddoti significativi.
Magari sono storie che non ti colpiranno, perché meriterebbero ognuna un lungo racconto per farlo, ma umanizzano quei numeri che per natura sono freddi e impersonali. Ne sono colpito perché sono storie vere.
Verga scrisse di queste vite disastrose già molto tempo fa, non si tratta di una novità, ma è la dimensione del problema ad essere interessante. È difficile non pensare che quel quaranta percento di italiani inoccupati, probabilmente, racconti solo storie di vita di questo tenore.
Ma come impatta questo sull’organizzazione sociale?
Possiamo immaginare un’organizzazione come una canoa che trasporta tutte le persone che ne fanno parte e ognuna di esse ha un remo in mano. Ben presto le persone si dividono in tre gruppi.
Il primo, detto degli Abbagnale e composto da coloro che remano instancabilmente, giorno e notte; sono fisicamente atletici e psicologicamente saldi. Il secondo è quello dei Passeggeri, composto da coloro che non remano; persone non molto in forma, che appesantiscono la canoa senza dare alcun contributo. Infine ci sono i Piombi; persone molto pesanti e molto fuori forma che, nei limiti delle loro scarse possibilità, provano a remare in senso contrario.
Quello dei Piombi è il gruppo più numeroso e conta circa sei persone su dieci, i passeggeri, invece, sono tre su dieci. Chiude il gruppo degli Abbagnale, lottatori di altri tempi che, sfortunatamente, annoverano solo una persona su dieci.
Per far avanzare la canoa, l’interesse dell’etica vigente sarebbe quello di obbligare i Passeggeri a remare un poco e i Piombi a non remare contro. (#492) Sappiamo però che nelle moderne democrazie a suffragio universale ogni persona vale uno. Desumiamo che l’etica vigente non possa fare l’interesse di una minoranza, gli Abbagnale. Questo però rallenta la canoa, mettendo comunque in difficoltà l’etica.
Mi domando cosa succederà a quel quaranta percento di inoccupati tra vent’anni, quando i soldi delle vecchie generazioni, che in qualche modo li mantengono, saranno esauriti. Non ho una risposta, ma un presagio che non porta nulla di buono.
(#432, #439) Allora m’interrogo sul motivo per cui non vogliano fare gli agricoltori, che sarebbe la scelta più ovvia e risolverebbe tutti i problemi.
L’accoppiata lavoro e matrimonio non è più lo scopo della vita delle persone, che sono state educate dalla manipolazione a pensare che lusso e tempo libero siano la nuova Chimera da inseguire.
Nel vecchio paradigma la propria vita era nelle mani di un’organizzazione sociale rigida nelle cose da fare e nei tempi. Se non lavoravi, non avevi soldi, quindi non ti potevi sposare. Se ti sposavi dovevi avere dei figli, quindi eri obbligato a mantenerli e a far fede ai tuoi obblighi di padre. Vivevi in uno schema rigido non pensato da te, ma da persone intelligenti e da cui non potevi sottrarti.
Oggi le persone sono lasciate libere, ma solo una piccola percentuale, gli Abbagnale, che sono svegli e risoluti, può prendersi con successo la responsabilità di decidere della propria vita.
Per cui il finale mi sembra evidente, non ci si può mettere gli stivaloni ed entrare nella vasca dello stallatico. Per capire il motivo basta farsi una semplice domanda: cosa succederebbe se qualcuno facesse una foto immortalando il momento e la pubblicasse su IG?
Correva l’anno 2009
Muse – uprising
bella riflessione complementi!
Grazie mille