#507 – Sull’illusione dei grandi ideali.
I grandi ideali salvano gli uomini o li incatenano?
Fervono i preparativi per le olimpiadi invernali di Milano-Cortina, che prolungheranno un intenso periodo natalizio fino alla fine del mese prossimo. Le piazze del centro, cominciando da quella del Duomo, sono state riempite con orribili prefabbricati adibiti alla promozione, mi auguro che spariscano velocemente.
Fiumi di gente riempiono le vie (ormai) dal sette dicembre, il giorno di Sant’Ambrogio, che ha sancito l’inizio del periodo di festa: comincio a essere un po’ stufo. A questo si aggiunge che le persone non fanno altro che lamentarsi di queste olimpiadi in cui l’organizzazione di certo non ha brillato, di certo non sarà stata puntuale, ma di cui non possiamo ancora dire che abbia fallito completamente. Rimandiamo ogni commento al termine dell’evento.
E allora rimpiango il Natale con la sua atmosfera, la sua liturgia, le sue lucine e i suoi regali; almeno i disagi e la confusione erano ripagati. Poi c’era lui, il re, Babbo Natale: mi piacerebbe credere ancora in Babbo Natale. Non ricordo quando ho scoperto la verità su di lui, ma ricordo che ho pianto. Dopo il triste giorno non è stata più la stessa cosa, per quanto mi sforzi che lo sia e che comunque lo adori.
(#417) Alla fine si tratta di una festa che abbiamo inventato per rendere più lieto un certo periodo dell’anno, per alleggerire la vita che a volte è pervasa dall’esistenzialismo. Pensandoci bene, il Natale non è altro che uno slancio di romanticismo. Nonostante qualche scettico e qualche Grinch, quest’idea partorita dall’etica vigente funziona e lo fa egregiamente.
Non si tratta infatti della prima invenzione di questo tipo. Io osservo. Lungo le strade, nei negozi, al lavoro, nei luoghi di ritrovo, nelle scuole, all’università vedo solo persone che, per sacrificarsi, hanno bisogno di qualcosa in cui credere.
(#182) Il sacrificio è fare qualcosa che non si vorrebbe.
(#361, #384) Questo l’etica vigente lo sa bene, così il suo flauto d’argento non solo educa, ma diffonde i grandi ideali in cui le persone possono credere.
(#503) Giustizia, (#484) libertà, (#480) verità, (#453) uguaglianza sono i 4 punti cardinali della bussola degli ideali.
I grandi ideali servono a illuderci di poter fare quello che vogliamo.
In nome di essi milioni di persone sono morte, numerosi stati sono state distrutti e intere culture cancellate: liberté, égalité e fraternité.
(#478) Ma si tratta solo di grandi illusioni, di trucchi: un Natale permanente.
L’etica vigente vuole che le persone facciano la sua volontà. Così ha costruito un’enorme illusione di ideali, che le spinge a fare dei sacrifici in nome di questi (per l’etica), e funziona… finché qualcuno non se ne accorge.
Come ogni illusione, sono le crepe nella fake authenticity il pericolo più grande, spiragli che lasciano intravvedere cosa c’è dietro il sottile velo, come il sussurro di un fratello più grande che lascia intendere che Babbo Natale non esista.
Così chi ha avuto a che fare col sistema giudiziario sa che è ingiusto, e non ci crede più; e questo vale per ogni ideale, chiedete a Enzo Tortora.
Ma la distruzione degli ideali non dovrebbe essere un problema per i popoli, perché quello che conta per l’essere umano è la possibilità di fare quello che vuole. Una persona saggia, una volta vista la crepa dovrebbe andare oltre e osservare con attenzione. La guerra è necessaria solo se l’etica vigente ha ridotto questa possibilità oltremisura.
Ma Es è imprevedibile e tante teste sono state tagliate per molto meno, facendo beffardamente cadere dalla padella alla brace intere popolazioni; la rivoluzione francese e quella russa ne sono un esempio.
Perché è l’illusione degli ideali che permette di rendere l’uomo suddito, poi ci pensa Étienne de La Boétie.
“The power to dream, to rule,
to wrestle the world from fools,
it’s decreed the people rule,
it’s decreed the people rule,
we have the power,
people have the power,
we have the power…”
Correva l’anno 1988
Patty Smith – People have the power